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Back Magazine Magazine Attualità "I maestri della rivoluzione"

"I maestri della rivoluzione"

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Monselice, 5 dicembre 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

...intendiamoci, non quella dell'ottobre del 1917 o altre che, immortalate nell'icona storiografica delle varie spinte sociali insurrezionali nel mondo, per me invece trovano la madre di tutte le rivoluzioni quella del 1789 con tanto di popolo inferocito perché era ridotto alla fame, mentre i nobili e lo stesso Re di Francia vivevano nel loro piccolo mondo chiuso, belli grassi e molto viziosi, che quasi finirono per essere bruciati come la Bastiglia.

I francesi quando si mettono di buzzo buono, ovvero, quando gli girano le palle scendono in strada, vanno e dilagano per piazze, sono violenti e se possono, spaccano tutto, per protesta contro il solito governo di turno che serrato, chiuso, nel castello dell'Eliseo, altro che " En Marche" ora deve dire! Macron rappresenta un altro fallimento politico di cui lui continua con quel suo faccino da "bocia" a fare la faccia da tola, il buon viso ad un gioco che non è un gioco! I jeunes gillet o come tradotto sono questi gillet gialli non si accontentano che le tasse debbano diminuire, tutte, partendo dal caro benzina: ora vogliono di nuovo, come un tempo i loro predecessori, antesignani dei principi "Égalité, Fraternité e Liberté, la testa del loro Presidente Emmanuel Macron.

Basta. Lo vogliono buttare fuori dall'Eliseo. Si sono stufati dell'alterigia, dell'aria da boriosetto che sa mostrare in ogni dove, soprattutto quando si parla anche di manovre finanziarie.... Se ne sono accorti, credo, anche nello Zimbabwe! Questi gillet gialli non si aspettano di certo che solo le tasse diminuiscano. Più di una volta nella storia il popolo francese ha dimostrato che quando si scende in piazza non esistono mezze vittorie: o si vince o si perde.

Punto. O tutto o niente, anche a costo di sacrificare quello che hanno conquistato. Pertanto le briciole di pane non servono a niente se non a farli imbestialire ancora di più. O gli viene data la baguette, bella lunga, intera, o altrimenti le misure annunciate dal governo non saranno sufficienti. Ecco: questi, a suon di urla, pugni levati in alto in segno di minacce, tafferugli, vetture incendiate, finestre di negozi divelti, cassonetti delle immondizie che bruciano, loro vogliono così il "cambiamento".

Quasi sembra ricordare un'altra frase di un'altra politica del "cambiamento" più vicina a noi. Molto vicina. Diciamo fuori dalla porta di casa nostra? Si.... intanto quella delle figuracce con un ministro Tria che, sottovoce, si fa scappare ciò che veramente pensa: recessione ed un altro, molto mitigante, accomodante, il Presidente del Consiglio Conte che ricorda Badoglio perché dovrà trattare una resa incondizionata con Bruxelles. Ma gli italiani "confidano" ancora nel duo Di Maio e Salvini; stanno a guardare, sono inerti. Non imparano dai francesi e d'altronde la paternità delle vere rivoluzioni europee sono e continuano ad essere opera loro. Per me insegnano! Perché? Fanno i fatti: ottengono.