Mer07242019

Last update03:02:18

Back Magazine Magazine Attualità Antitesi al contemporaneo

Antitesi al contemporaneo

  • PDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

Trento, 7 dicembre 2014. - di Massimo Sannelli

Che cosa è l'antitesi al contemporaneo? In primo luogo sputare su Mafia Capitale, ma questo si sa. Andiamo con ordine, mentre le ninfe e gli altri dèi preparano lo show per le nozze di Miranda. Sì, perché qui è pieno di ninfe. Pieno, proprio. E di donne, belle, che tornano e vanno. Dico la verità: siamo in una tempesta – t minuscola – e si cerca di viverla come la Tempesta – di Shakespeare, T maiuscola –,per questo vediamo le ninfe e gli altri dèi, e molti spiriti, che Prospero mette nella realtà. È chiaro che Prospero non sono io (io registro manualmente le situazioni).

Le ninfe (le attrici) si stanno preparando, spiritualmente e fisicamente, ma c'è anche altro: tra qualche giorno Ariel e uno spirito – cioè Daniela Lasagnini e io – vanno a parlare di Elisabetta d'Austria a Finale Ligure, grazie all'invito di Marco Pellifroni. Si parla di un argomento sublime, per Ariel e per lo spirito: l'Imperatrice Elisabetta d'Austria. Il tema non sarebbe potuto essere il gossip, troppo volgare (anche se a Genova l'Imperatrice ebbe un giornalista-stalker); e neanche Genova, perché non parleremo a Genova. Di lettera in lettera e di telefonata in telefonata, il titolo ha trovato una forma e un grido: "ANTITESI al contemporaneo". Come dire: OPPOSIZIONE.

L'opposizione al contemporaneo è un fatto estetico, non politico e non geopolitico. Per lo spirito – non posso permettermi di parlare anche a nome di Ariel – l'opposizione è la risposta di un escluso. L'opposizione è abbastanza nonviolenta, ma non senza sangue, perché non è senza memoria.

Ora mi spiego.

È vergognoso attaccare il nero, l'ebreo, il musulmano, lo zingaro, il povero, l'omosessuale, il malato. È sempre vergognoso. L'unica schifosa giustificazione è che il nero, l'ebreo, il musulmano, lo zingaro, il povero, l'omosessuale, il malato, hanno un segno che li marca: uno statuto fisico, un'appartenenza o un comportamento. È una giustificazione laida, comunque.
Io parlo del razzismo che punisce chi non è nero, ebreo, musulmano, zingaro, povero, omosessuale e malato. C'è chi ha un marchio invisibile e innominabile, che non è né etnico né comportamentale. Il marchio invisibile è una certa grazia naturale, come l'odio per il rumore e per la compagnia.

È una diversità impalpabile, ma la violenza che riceve non è leggera.

Guàrdati, ora. Non sei del tutto uno spirito, per fortuna. È un miracolo che tu non ti sia disincarnato del tutto, per omicidio o suicidio. La telefonata a casa diceva "ti distruggiamo tuo figlio". Di quel figlio è scritto, nella prima pagella, che "la prestazione intellettuale è nettamente superiore alla media". Non aveva nessun segno visibile di differenza: non giocava con gli altri, e cose del genere. E sapeva già chi era: un artista, o un mago, ma non come Prospero.

Era un mago che i libri se li doveva ancora scrivere (l'ha fatto).
Beh, Calibano morde e tu resisti, roccia. E ora Prospero, che è buono, e ha fatto il miracolo: ti riconoscono, di colpo, ti vedono virile e non frocio, saggio e non pazzo, bello e non brutto, sano e non drogato; molte donne ti cercano, e due ti chiedono anche di fare un figlio con loro (una terza donna lo propone come idea, ma lei non può avere figli); sì, avrai per sempre un osso incrinato, però dovresti godertela, no? Beh, roccia, stai diventando uno che ha un certo potere, uno dello showbiz.

Ora il problema è questo: faccio Prospero, perdòno i perdenti, e così la commedia finisce bene? O faccio Odisseo, grido ai cani e tendo l'arco (invisibilmente)? Meglio non pensarci. Ci vediamo domenica prossima a Finale Ligure, con Ariel e con me. Volevo solo dire: per me, non c'è estetica che non sia violenza e resistenza. Ma non per modo di dire, mai. REALMENTE. Capite? Non mi sono mai potuto permettere troppe metafore.

Antitesi al contemporaneo
Banner