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Un brillante esempio a Roma su come non fare la differenziata

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Roma, 30 dicembre 2013. - di Loris Modena 

Premetto che non ho mai concordato con il sistema adottato in Italia per la raccolta differenziata, troppo complesso e poco efficiente. Quando andavo alle medie ci veniva insegnata un po’ di educazione civica ed ambientale, si parlava molto di differenziata. La raccolta differenziata in Trentino è iniziata sui banchi delle scuole, poi timidamente sono comparsi i bidoni per raccogliere la carta e il vetro. Solo dopo una decina di anni partirono le prime sperimentazioni di raccolta porta a porta, eppure è successo anche a Trento che i cittadini all’inizio vedessero i camion della nettezza urbana “mischiare” quello che veniva differenziato. Sui giornali locali si leggeva di cittadini sanzionati perché non rispettavano le regole e per il primo periodo, malgrado la maggiore istruzione, vi era un controllo forse pure eccessivo.

Nel 2008 quando prendo la residenza a Roma per trovare un bidone dove gettare la carta o il vetro serviva la “bacchetta da rabdomante” tutto era gettabile come si voleva, anche i rifiuti ingombranti, ma tutto puntualmente veniva portato via dall’AMA, che non disdegnava di ripulire anche quello che gli zingari lasciavano dietro di sé dopo aver scavato nei rifiuti (una scena che un trentino non riesce nemmeno a immaginare). Come fulmine a ciel sereno, senza nessun preavviso, si comincia con la raccolta differenziata, nel periodo peggiore dell’anno, a Ottobre sono comparsi i primi “bidoni” in strada per l’umido, il secco, il vetro e metallo e per la carta. Poi a Novembre è passato un incaricato dell’AMA casa per casa a portare un po’ di sacchetti puzzolenti, un misero secchio per l’umido pieno di buchetti e un opuscoletto (solo in italiano) che spiegava come differenziare.

Il risultato? Semplice i bidoni del “non riciclabile” sono sommersi stile Napoli, dopo qualche giorno e il passaggio degli zingari e di qualche topone del Tevere o mandria di maiali come successo a Boccea. Mi chiedo quale genio italiano possa aver pensato che iniziare la differenziata sotto NATALE e CAPODANNO, in un quartiere popolare come il Trullo con forte presenza di extracomunitari semplicemente mandando un opuscoletto a casa dei cittadini e sperare che potesse funzionare? Certo che oltre all’assenza di formazione è complice anche la peggiore assenza di qualsiasi controllo.

Il primo passo, per il bene dell’ambiente, andrebbe fatto a monte riducendo i rifiuti inutili come imballaggi esagerati e ponendo per legge l’utilizzo, ove possibile, di materiali biodegradabili. Per esempio perché usare polistirolo e pellicola per una bistecchina da qualche grammo? Oppure perché che una Memory Card che misura mendo di 1x1cm abbia una confezione antitaccheggio 15 volte più grande?

Soprattutto si dovrebbe insegnare la raccolta differenziata ai cittadini, iniziando nelle scuole, sfruttare il TG3 regionale per spiegare come funziona e per incutere un po’ di timore se si butta tutto nello stesso sacchetto. Non c’è da stupirsi che l’AMA presa in contropiede sia stata pescata oggi ad utilizzare un unico mezzo per raccogliere indistintamente tutto, rimescolando quello che qualche raro romano ha differenziato armato di un’elevata educazione civica.

In una città grande come Roma, molto dovrebbe essere fatto in discarica, non trovo efficiente, ma nemmeno ecologico utilizzare 4 (quattro) diversi mezzi e spesso quattro destinazioni diverse per i diversi materiali. Per l’umido si potrebbe copiare dalle grandi città americane dove si usano le fognature, chi non ha visto un tritarifiuti in qualche serie americana? Semplice ed efficace, il resto del pranzo finisce nel lavandino, poi nelle fognature e infine nei centri di trattamento dove si ricava fertilizzante senza che in questa operazione serva un grosso e inquinante mezzo su ruote che trasporti il materiale organico.

Un brillante esempio a Roma su come non fare la differenziata

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