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«Mentre le trasformazioni del mondo globale hanno accelerato, studiosi ed esperti ci spiegheranno...

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......quanto è avvenuto, ma dovrebbero anche spiegarci perché molte previsioni della globalizzazione non si sono avverate o verificati effetti collaterali non previsti»

Il lavoro di verifica a consuntivo, come spesso è avvenuto, non sarà oggetto di dibattito, mentre nuove previsioni e scenari saranno assunti come nuove verità, nella speranza che il distacco fra il popolo e le élite non continui ad aumentare. ma dovrebbero anche spiegarci perché molte previsioni della globalizzazione non si sono avverate o verificati effetti collaterali non previsti.

Il lavoro di verifica a consuntivo, come spesso è avvenuto, non sarà oggetto di dibattito, mentre nuove previsioni e scenari saranno assunti come nuove verità, nella speranza che il distacco fra il popolo e le élite non continui ad aumentare.

Trento, 31 maggio 2019. - di Giorgio Garbellini*

Globalizzazione, populismo e crisi della rappresentanza, è il titolo, certamente indovinato, dei temi che sono posti al centro del quattordicesimo festival dell'economia di Trento, dal 30 maggio al 2 giugno, inaugurato ieri alle 14.00 al Palazzo della Provincia di Trento.

I relatori intervenuti sono stati quasi tutti gli stessi partecipanti di sempre, Alessandro Andreatta, Paolo Collini, Innocenzo Cipolletta, Gregorio De Felice, Giuseppe Laterza, Tito Boeri, curatore del festival, e Maurizio Fugatti.

Come già in un precedente articolo, un operatore del credito con attenzione al sociale come me è interessato a partecipare in quanto nel sostenere le piccole e micro attività economiche che creano lavoro ha interesse a capire anche l'idea di società, di partecipazione dei cittadini all'economia ed alla democrazia che hanno i cosiddetti "political economics", ovvero gli esperti di quel ramo di economia che si occupa delle scelte politiche che in certe fasi della storia determinano la direzione dell'economia nazionale o globale, esperti posti al centro di questa edizione del festival.

Tito Boeri ha dato il via al Festival, che si preannuncia ricco di interventi di esperti di sicuro valore, dandone la chiave di lettura.
La globalizzazione ha generato in tutti i Paesi un popolo di perdenti, di persone che sono state spiazzate dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico, tema trattato lo scorso anno.
Queste persone, sempre in aumento in Europa occidentale, sono in stato di difficoltà non temporaneo ma permanente ed hanno forti difficoltà a ricollocarsi sul mercato del lavoro.
Questo popolo di perdenti trova rappresentanza in movimenti che contrappongono il popolo alle élite che è sempre più internazionalizzata e descritta come dominata dall'interesse lobbistico, monolitica e disinteressata al bene comune.
Questi movimenti chiedono oggi a gran voce un rafforzamento delle sovranità nazionali, anche in Europa e negli Usa di Trump, evitando in alcuni casi di collocarsi sul tradizionale asse destra-sinistra.

Innocenzo Cipolletta ha ricordato che l'america di Trump ha mandato all'aria tutto il sistema dei rapporti multilaterali con lo slogan "america first", mettendo protezioni ai prodotti ed ai lavoratori americani.
Ha fatto presente che dopo la seconda guerra mondiale i politici hanno abbracciato le teorie di Keynes che hanno prodotto una forte crescita ecnomica ma limitata ai paesi industrializzati, poi andato a sbattere con la crisi petrolifera, con la rivolta dei paesi produttori di questa materia prima.
Dal 1990 al 2010 e la nuova globalizzazione c'è stata invece la crescita dei Paesi poveri, mentre i Paesi ricchi sono rimasti sostanzialmente a crescita minima.
Da qui la ribellione dei cittadini e l'america di Trump. Oggi assistiamo ad un ofrte rallentamento dell'economia in europa che speriamo non si traduca in crisi militari.

Fra i vari interventi, oggi riportati da tutti i quotidiani, le due voci forse più disposte a mettere in discussione il modello di sviluppo fino ad oggi dominante sono stati Gregorio De Felice, CEO di Intesa San Paolo e Maurizio Fugatti, Presidente della nostra Provincia.

Gregorio De Felice ha ricordato quali sono i rischi per l'Italia. L'Italia è oggi integrata in un sistema più ampio. In questa fase storica la globalizzazione viene messa indiscussione e messa al centro la nazione.
La globalizzazione ha generato investimenti, crescita globale, aumentato la domanda nei paesi emergenti. Gli effetti collaterali sono stati l'incapacità delle istituzioni nazionali di saper limitare gli extraprofitti e la redistribuzione delle ricchezze e le esternalità negative come l'ambiente e la continua e progressiva perdita di posizioni delle classi sociali escluse dalle élite.
In pratica un modello che produce ricchezze solo per alcuni ed impoverisce tutti gli altri, ndr
La classe media in pratica si è bloccata e si è generato un malcontento e movimenti di popolo che si sono affermati portando al centro gli interessi nazionali. Trump in america ha fatto il resto.
Quale dunque il modello di sviluppo per l'Europa?
Tre elementi: il mercato unico, la tutela della concorrenza, l'integrazione economico-finanziaria.
Sul mercato unico basti dire che si stima che l'uscita della Gran Bretagna produrrà per la sua economia una perdita del 10% nei prossimi anni. Quanto alla tutela della concorrenza in Europa non si tutelano le piccole e m imprese italiane, ma solo l'Europa dai paesi esteri, per quello che si può; non c'è obbligo di solidarismo fra imprese europee, e si è visto.
Infine quanto all'integrazione economico finanziaria si sono semplicemente ignorate le differenti condizioni di partenza dei Paesi membri, generando differenze che si sono accentuate.
In pratica errori di fondo nelle strategie europee di sviluppo delle quali anche l'Italia sta pagando le conseguenze n.d.r.
Nelle politiche del welfare, che potrebbero compensare i disequilibri macro, l'Europa è poco attiva.
L'Europa del futuro può quindi prevedere una crescita contenuta, ma c'è il rischio del protezionismo. La guerra dei dazi è probabilmente il primo capitolo per nuovi equilibri geo politici fra USA e Cina, nuova potenza mondiale emergente in Africa (e che sta sbarcando in Europa n.d.r.)
Quindi in Europa non vi sono neppure i correttivi di un paese occidentale "normale" che sostiene con azioni mirate masse di popolazione emarginata o sotto occupata n.d.r.

Maurizio Fugatti, ultimo ad intervenire, ha ricordato i principali passaggi dell'economia globale degli ultimi decenni con alcuni titoli più significativi.
Dal crollo del muro di Berlino dell'89 e l'unione con l'europa dell Est, siamo rapidamente passati a Maastricht nel '92; poi nel '94 nasce l'organizzazione sul commercio mondiale WTO; nel '96 Clinton crea la finanza globale; nel 2001 la Cina entra, sottovalutata, nel WTO; nel 2008 c'è la crisi globale.
In quest'epoca complessa c'è l'Europa, ma gli enti territoriali hanno accentuato le distanze. Come conciliare l'autonomia ed il mondo globale?
La distanza fra i popoli e le élite è aumentata. Questa è una tematica non solo italiana.
Si è detto che la globalizzazione ci avrebbe arricchito, riducendo il costo di beni e servizi, ma poi i cittadini hanno scoperto che se un bicchiere costava meno perché prodotto in Cina, poi la sua fabbrica italiana che lo produceva in precedenza chiudeva.
Poi ci si stupisce se il popolo fa altre scelte.
E' forse questa accelerazione della globalizzazione che ha prodotto questa ostilità.
La gente non è che non vuole l'Europa, ma vuole un'Europa diversa.
In pochi anni abbiamo subito cambiamenti globali epocali, con effetti collaterali spesso non previsti o sottovalutati che hanno prodotto anche precarietà e sotto occupazione ndr.
Nei prossimi giorni, molti i dibattiti da seguire. Ve ne renderò conto su questo giornale.
E buon Festival.

*corrispondente per TrentinoLibero.it

*Per info:
Dr Giorgio Garbellini
Tutor Ente Nazionale Microcredito
Via Guido Donegani 12
38050 Calceranica al Lago (TN)
cell 347 9923491
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