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Case di cura riabilitative e inutili guerre territoriali

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Mentre il sindaco di Pergine fa «rumore», silenzio «assordante» dei sindaci della Busa

Trento, 24 settembre 2017. - di Claudio Civettini*

Fa bene il suo lavoro il Sindaco di Pergine il quale, a spada tratta, difende - con ragione - il ruolo di Villa Rosa, mentre è fragoroso il silenzio dei Sindaci dell'alto Garda, che fanno spallucce alla prospettiva di vedersi azzerato un patrimonio, quella della riabilitazione.

Una scelta ardita da una parte e politicamente sfuggente dall'altra, per dar corso ad una improvvida comparazione che non dovrebbe essere mai nata, poiché le peculiarità strutturali del Trentino, potrebbero - se ben guidato e senza prevalenze ideologiche di qualche funzionario, ancor prima che dell'assessore - diventare una grande opportunità, sulla capacità di erogare un servizio di livello verso i nostri concittadini e creare così le condizioni di competere a livello nazionale e internazionale nel settore del turismo sanitario.

Pergine, strutturata e recuperata per la cura delle gravi neuro lesioni, deve avere una specializzazione particolare e importante, riconosciuta a livello internazionale, potendo rispondere a esigenze riabilitative particolari tipiche di patologie gravi dove la specializzazione deve essere altissima. Per questo è nato il progetto Villa Rosa e su queste basi deve proseguire cercando di aumentare i propri posti letto sulla base di un aumento della domanda a livello nazionale in funzione della sua eccellenza nell'alta specializzazione e non attraverso dei provvedimenti d'ufficio per trasferire ad essa parte dell'attività riabilitativa già svolta egregiamente dalle strutture private accreditate con costi peraltro assai inferiori.

Dall'altra, quello che esiste nella "busa" del Garda, dove Eremo che fa riabilitazione e Villa Regina anche specializzata in lungo degenza, sanno ben rispondere ad una vasta platea necessitante percorsi riabilitativi cardiologici, ortopedici o affetti da postumi poliomielitici...

Invece, la componente ideologica, starebbe influenzando le scelte, aprendo di fatto un percorso pericoloso, mettendo in campo un inutile confronto con le Case di cura accreditate, ad oggi le più qualificate, accompagnato dalla volontà di penalizzare i naturali percorsi riabilitativi a favore di procedure chirurgiche che, seppur meno invasive, non possono prescindere da un controllo quotidiano in ambito ospedaliero soprattutto nei casi clinici più complessi o gravati da polipatologie associate.

Da qui, la scelta, da parte della burocrazia provinciale, di dar corso a protocolli limitati per i pazienti trentini, che con scelte politicamente scellerate, tendono ad azzerare il patrimonio della riabilitazione, per rincorrere tagli e risparmi, peraltro del tutto insignificanti rispetto ai valoro del bilancio sanitario, che ricadranno sulla salute dei trentini.

Allora, credo opportuno non sia conveniente accendere guerre di territorio perché ne uscirebbero tutti perdenti mentre, invece, è assolutamente indispensabile, pensare a come crescere, non in contrapposizione ma in un progetto che specializzi i sistemi e non punisca chi già opera per il solo fatto, politicamente irrilevante, di essere una casa di cura accreditata, dove costi e servizi sono costantemente monitorati con una attenzione particolare alla qualità erogata e, a tutti gli effetti, parte integrante di un unico Sistema Sanitario Trentino a disposizione gratuita di tutti i cittadini.

Dall'altra, attualizzare una proposta che venne alla fine della scorsa legislatura quando proprio l'allora dirigente dell'assessorato alla sanità, oggi dirigente generale, propose di quantificare attraverso l'assegnazione di "stelle", così come nel settore alberghiero, la qualità, la quantità e la professionalità organizzativa dei centri e dei servizi riabilitativi erogati, affinché la partecipazione pubblica della retta, possa essere diversificata in base alla qualità certificata e non parificata, come avviene oggi.

Questo per dire, che il Sindaco di Pergine ha ben ragione a far valere le sue ragioni, certamente per affermare il suo territorio, ma in una visione provinciale delle scelte, non basta il bacino territoriale, ma una visione d'insieme che, in questo caso, potrebbe far emergere che, ad esempio, le differenze ci sono e nel caso, vanno colmate, così come vanno comparati, ad esempio, i servizi erogati, da Eremo e Villa Regina con quanto erogato dall'Ospedale San Pancrazio di Arco.

* consigliere provinciale-regionale

Case di cura riabilitative e inutili guerre territoriali
 

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