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La mutualità nella sanità

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Trento, 12 ottobre 2017. - di Marco Tonini

La salute, diceva Oscar Wilde, è il primo dovere della vita. La realtà, purtroppo, è diversa. In Italia i dati forniti dal rapporto Censis 2017 (così anche la relazione della Corte dei Conti) forniscono un quadro non rassicurante della sanità pubblica nazionale.

La sanità non è più per tutti. Ciò che emerge infatti, a fronte dell'aumento del fabbisogno sanitario, è una contrazione della spesa sanitaria pubblica, circa 112 miliardi ( pari al 6,8% del PIL, contro un 8,6% in Francia e un 9,4 % in Germania), con tagli dell'1,1% all'anno in termini reali dal 2009 al 2015 (contro un aumento dello 0,8% all'anno in Francia e del 2% in Germania nello stesso periodo).

La "sanità negata" si scarica sulle fasce più dedoli e meno abbienti della popolazione. Più di un italiano su quattro ha difficoltà a far fronte alle spese necessarie per curarsi. Più di 12,2 milioni di italiani (con un incremento di 1,2 milioni rispetto al 2016) hanno dovuto rinunciare a curarsi.

Al contempo è aumentata la spesa sanitaria privata, ammontante a circa 35 miliardi (pari a quasi 600 euro pro capite). In particolare gli over 65 ( che costituiscono il 30% della popolazione) spendono una volta e mezzo in più rispetto ai baby boomer (35-64 anni), mentre i non autosufficienti spendono più del doppio rispetto alla media. Quasi 2/3 delle persone a basso reddito hanno dovuto affrontare spese sanitarie private, così come 3/4 dei malati cronici. 13 milioni hanno avuto difficoltà. 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi o si sono indebitati. 1,8 milioni sono entrati nell'area della nuova povertà.

I tagli alla sanità pubblica, il progressivo invecchiamento della popolazione, l'aumento del fabbisogno sanitario, ed i maggiori costi che ne derivano, implicano una minore disponibilità di posti letto nelle strutture ospedaliere pubbliche, di ambulatori specialistici, di sale operatorie e l'impossibilità di provvedere alla sostituzione e ammodernamento delle attrezzature per la diagnostica, l'allungamento delle liste di attesa, l'aumento dei ticket, con una offerta sanitaria complessiva non adeguata in termini quantitativi e qualitativi.

La "medicina" suggerita dal Censis per evitare il default del sistema sanitario pubblico, è il modello mutualistico. Nell'Unione Europea le Mutue offrono servizi sociali e sanitari a 230 milioni di cittadini, con 180 miliardi di euro di quote associative, venendo così a costituire il secondo pilastro del welfare sanitario ed in prospettiva il futuro del sistema pubblico/privato.

In questa direzione si muove anche la mutualità nazionale per rispondere alle attuali problematiche sanitarie e per offrire a tutti la possibilità di accedere all'assistenza sanitaria in un sistema mutualistico no profit ("di più a tutti a meno costo per tutti") con l'estensione delle tutele a tutti i membri della famiglia, comprese le coppie di fatto e le unioni civili, e con i benefici fiscali previsti dalla legge per persone, famiglie e società.

* promotore mutualistico

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