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Capolavoro e dopolavoro

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Trento, 15 luglio 2014. – di Massimo Sannelli

Bisogna mescolare, sconvolgere, scandalizzare; ma senza droghe. Qualche sigaro va bene, un goccio di brandy, ma basta. E niente eccessi personali: bastano le opere, e l'eccesso sta lì, per il solito discorso: pagina lasciva, vita proba, ecc. Dunque, in sette mesi: scrivere un articolo su Bousquet in francese e pubblicarlo in Belgio, un articolo su Rosselli e pubblicarlo in italiano in Italia, e poi una sceneggiatura, e poi l'adattamento teatrale di un film un po' spinto. E il libro su Filippo V e altre ricerche. E altri adattamenti, e altre poesie e copioni; compresi questi articoli, i testi o i testardi, tutto quanto.

Ora lo spettacolo continua.

Sì, ma la serranda abbassata del club romano, il 10 luglio, parlava chiaro. Era un simbolo. L'anima ferita parlava così: "Bene, bene. Molto bene, davvero. Qui finisce la tragedia del dopolavoro, l'amicizia del ciufolo, l'arricchimento culturale – e solo culturale – con i poeti. Hic desinit cantus e ora vattene via da qui, lavora con i lavoratori, scherza con i fanti-bimbi, hai capito? Va' via di qui: infila un biglietto ipocrita nella serranda e sparisci".

La bambola interiore è sempre dura e non ha finito: "Dai, non mischiarti più. Non mischiarmi. Comunque non ti divertivi. E poi non ci guadagnavi niente!". Sì, sì, ho capito, ho capito, anche troppo bene. E allora bisogna mescolare i talenti e sconvolgere i piani – non essere più un umanista PURO – e scandalizzare, ma non fare niente di brutto.

Morale: il capolavoro si cerca e si fa, il dopolavoro si perde e si evita. Disgrazia: quasi tutte le situazioni culturali sono dopolavoristiche. Corollario: chi le rinnega, gode e – rivelazione – non sarà più amato.

Una volta si vide un simbolo: Andrea Diprè e Achille Bonito Oliva litigarono su Rai3. Uno era giovane e veniva dal basso, l'altro era vecchio e notabile. Nessuno dei due è il mio modello: NIMBY! Anzi: BANANA! Sì, ma intanto Rosario Muniz si impone più di me. E Rosario Muniz è arte? Ma perché Diprè non è un critico accreditato? E perché Bonito Oliva lo è? È solo una differenza di contesto e di appartenenza. ABO appartiene all'Accademia – quindi ad un mondo oligarchico, annidato nella democrazia –, mentre Diprè lavora sul principio "Con l'arte non fai niente, le grandi potenze nascono sulla corruzione, con la guerra. La cultura non esiste, deve essere esclusivamente un fatto privato".

Bisogna lavorare tanto, per avere più risultati di Muniz. Bisogna far capire che esiste un solo lavoro, e niente scuse. Rosario Muniz è un uomo infelice e Bonito Oliva dice a Radio24 che Sgarbi è "una persona depressa". Sì, ma l'infelicità non è un valore. Ammetterlo è un principio di salute e ora la Bambola bambolina ride. È lei, l'anima saltante, e passa e chiude: "Ora sto bene, piena di dignità narcisistica. Per causa mia, non ti taglierai mai un orecchio: quindi non sarai un maledetto. Non sarai un MALEDETTO, ma non sarai mai NORMALE, per causa mia. A proposito: niente è facile. Grazie a me sei anomalo. Cerca il capolavoro e sta' calmo. Ci arriveremo, poco ma sicuro. Ma evitare il dopolavoro è già qualcosa".

Capolavoro e dopolavoro
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