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L’accordo di Parigi sul clima

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Lettera Numero: 701

Trento, 5 dicembre 2017. - di Giorgio Maria Cambié

Lo aveva detto anche il nostro professor Zichichi, che se ne intende, che l'accordo sul clima di Parigi è una bufala. Adesso anche le Nazioni Unite hanno confermato ufficialmente che tale accordo non è che una perdita di tempo e denaro.

Il dipartimento dell'ambiente dell'Onu ammette, nell'ultimo rapporto sulle emissioni, che anche qualora si realizzassero tutti gli impegni sottoscritti circa il contenimento delle emissioni di anidride carbonica (CO2) presi dai Paesi sottoscrittori, ne risulterebbe soltanto un terzo di quanto si pensa necessario per fermare il riscaldamento mondiale per più di 2 °C di qui alla fine di questo secolo.

Un ambientalista scettico, Bjorn Lomborg, ha calcolato che se tutti i Paesi firmatari del patto di Parigi prestassero fede alle promesse, potrebbe verificarsi nel caso più ottimistico una riduzione di temperatura per la fine del secolo di 0,170 gradi Celsius, ma più realisticamente di soli 0,048 gradi. C'è da tener conto che il margine di errore in entrambi i calcoli è maggiore di quanto non sia la variazione calcolata.

Come noto, Trump ha deciso di ritirarsi dall'accordo di Parigi che peraltro gli USA non avevano mai sottoscritto. Questo perché gli accordi ponevano a carico degli Stati Uniti una serie di vincoli onerosi mentre esentavano altri Paesi come Russia e India da tutta una serie di misure. Così facendo, la produzione USA sarebbe stata penalizzata rispetto ad altre nazioni che godevano di situazioni competitive rispetto alla produzione americana. Nell'opinione dell'attuale governo americano si ritiene che la storia del riscaldamento globale sia solo un pretesto per impadronirsi dell'economia da parte della sinistra globalistica. La decisione di Trump tende a liberare i produttori americani dal genere di "tirannia burocratica, tecnocratica, comunitaria che oggi imperversa nell'Unione Europea."

E il nostro Paese? Come si sa, siccome non conta niente, accetta servilmente ed acriticamente il dettato della Ue e degli accordi di Parigi.

Inoltre le storie degli ambientalisti sono consone al modo di pensare degli attuali governanti che recepiscono qualsiasi favola venga loro propinata da personaggi che nominalmente tendono al bene della società, ma in pratica perseguono solo il loro tornaconto personale. I problemi esistono (inquinamento da plastica, sversamenti nei corsi d'acqua, fumi non filtrati, ecc.) ed abbisognano dell' indicazione di rimedi seri e non di leggende metropolitane alla Al Gore. Ma tant'è: noi continuiamo a perseguire "lavori sussidiati (dal contribuente) come quelli costosi ed inaffidabili dell'energia eolica e solare."

L’accordo di Parigi sul clima