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Piani di accumulo: rivoluzione nel campo dell’istruzione in Trentino Alto Adige

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Trento, 18 aprile 2017. - Redazione

Formazione e istruzione in Italia toccano note dolenti all'interno del sistema nazionale. È un dato di fatto che siano sempre meno gli studenti che decidono di iscriversi alle università. Che siano pubblici o privati, questi enti non forniscono le giuste garanzie, e, soprattutto, non fungono da collegamento tra i giovani e il mondo del lavoro.

Il focus 2016 del MIUR aveva stimato che oltre 471mila italiani si erano immatricolati nell'ultimo anni, con un aumento di 6000 studenti, ma il trend dell'anno accademico 2015/2016 non si è ripetuto in seguito, con un calo sempre più preoccupante.

La geografia universitaria "premia" le regioni del Nord-est, a scapito delle matricole provenienti dalle isole. Solo 75 studenti su 100, però, arrivano all'università subito dopo aver conseguito un diploma: gli altri preferiscono concedersi un anno sabbatico o fare esperienze differenti. Non stupisce neppure la predominanza femminile, e il dato relativo agli spostamenti, che riguardano essenzialmente gli studenti del centro e del sud Italia.

Ed è proprio il fattore traslochi a disincentivare le iscrizioni: le famiglie, infatti, sono costrette a sobbarcarsi costi sempre più onerosi per consentire ai propri figli di seguire la propria strada e di rincorrere un futuro ambizioso. Anche il "ricco" Nord soffre di questo problema, come ha sottolineato l'assessore all'università e ricerca del Trentino Alto Adige Sara Ferrari: «Seppur meno rispetto al resto d'Italia, anche in Trentino i dati dimostrano che il tasso di iscrizione alle università è è in calo. Diminuiscono quindi sia le famiglie che i ragazzi che valutano l'utilità di proseguire gli studi dopo un diploma».

Il dato relativo al corso di laurea è ancor più sintomatico, visto che nel 2016 gli iscritti al primo anno di una laurea triennale o a ciclo unico erano oltre 360mila, mentre gli studenti delle specialistiche erano poco più di 110mila. È palese, quindi, la sfiducia degli italiani nei confronti del sistema-università, e anche regioni virtuose come il Trentino Alto Adige hanno segnato il passo. Dal 2008 al 2014, la regione ha perso il 13% degli iscritti all'università, e solo un trentino su cinque si laurea entro i 25 anni, con dati assolutamente in linea con i trend nazionali. Appurate le difficoltà anche dello Stato a garantire misure all'altezza della situazione, gli enti locali si sono attrezzati in maniere differenti per migliorare il tasso di iscrizioni. In Trentino Alto Adige, a fianco delle "classiche" borse di studio e ai servizi di alloggio e ristorazione, a partire da quest'anno gli studenti potranno sbloccare i contributi per i Piani di accumulo, ovvero piani di investimento semplici e flessibili basati su importi minimi mensili, che si stanno rivelando estremamente utili per supportare le famiglie nel sostentamento dei propri figli durante gli studi. Le matricole di qualsiasi corso di studi universitari presenti sia su territorio nazionale che internazionale, potranno usufruire di un ulteriore contributo a sostegno delle spese di studio. A determinare le somme saranno i risparmi accumulati dalle famiglie durante il periodo di frequentazione degli istituti superiori. Costituiranno importanti fattori sia la base ISEE che la distanza dello studente da casa. Dal Trentino Alto Adige parte dunque un'iniziativa di pregevole importanza per gli studenti e le famiglie, nella speranza che presto il modello altoatesino possa essere un punto di riferimento anche per gli atenei e gli enti locali presenti nel resto d'Italia.

Piani di accumulo: rivoluzione nel campo dell’istruzione in Trentino Alto Adige