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La lezione dei classici è sempre più attuale

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Trento, 17 gennaio 2019. - di Ezio Avvisati

Martedì sera alle 20.30 si è tenuto presso l'aula magna del Collegio Arcivescovile di Trento il primo appuntamento del ciclo di incontri sull'educazione dal titolo "Come arcieri al bersaglio", promosso in collaborazione con Fidae, Agesc e gli istituti cattolici della Diocesi.

Ospite della serata il professore Ivano Dionigi, latinista, docente presso l'università di Bologna (di cui è stato Rettore dal 2009 al 2015), presidente della Pontificia accademia della latinità, fondatore e direttore del Centro studi "La permanenza del classico".

Traendo spunto dalle suggestioni contenute nella sua ultima pubblicazione "Seneca e Lucrezio: il tempo, la parola, la politica", il professor Dionigi ha stimolato la platea a riflettere su quanto la classicità abbia ancora da insegnare. Tre gli ambiti tematici affrontati: il primato della parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica.

Nell'era del web, dei social, della comunicazione di massa, la comprensione della realtà è ridotta al minimo. Assistiamo inermi al divorzio tra le parole e le cose. Oggi usiamo vocaboli piuttosto che parole, di esse abbiamo smarrito il significato, o meglio lo abbiamo asservito, adulterato, truccato per fini politici e propagandistici. Alcuni esempi: flessibilità significa disoccupazione; "economia sommersa" lavoro nero; "guerra preventiva" aggressione militare. La parola competere ( cum, andare in compagnia verso una direzione comune) ha stravolto il suo significato originale, fino a indicare gara all'ultimo sangue per aver la meglio sugli altri. Nella società odierna i ministri (minus rispetto agli altri) vengono osannati, i maestri (magis = più rispetto agli altri) derisi e umiliati. Nella classicità era l'esatto contrario: il minister era il celebrante secondario, il magister il celebrante principale. Solo i classici, l'etimologia, la filologia ci restituiscono dunque il significato autentico delle parole. Del resto chi stacca la spina della storia e della memoria ha una sola alternativa: l'ignoranza e la negazione di sé.
È necessario comprendere che «la tradizione è salvaguardia del fuoco, non adorazione delle ceneri» (Mahler).

La dimensione temporale è così distante dal nostro oggi, schiacciato com'è dalla dittatura del presente, sempre di più privato della memoria e del futuro. Siamo sepolti sotto strati superficiali di cronaca, non andiamo più in profondità. L'uomo multitasking di oggi, sempre più preso dal negotium, ha perso di vista l'utilità e la centralità dell'otium, inteso come studio, analisi, approfondimento della realtà. Tutto è istantaneo e planetario. Come sostiene Chateaubriand siamo diventati "gli uomini del momento", o come afferma Nietzsche "servitori del giorno". Siamo appiattiti in un eterno presente: facciamo fatica a fare i conti con il passato e avere prospettive per il futuro. Dobbiamo tornare a percorrere l'intero arco deI tempo, a vivere il presente sapendo guardare contemporaneamente avanti e indietro. Notum e novum, tradizione e futuro devono tornare ad incontrarsi nel presente. Fondamentale è il ruolo della scuola nel formare la coscienza degli studenti, affinché attraverso i classici possano cogliere la necessità della coabitazione tra l'hic et nunc ("qui e ora") e l'ubique et semper ("ovunque e sempre").

Parlare di nobiltà della politica, di dignità e decoro nel gestire la res publica significa chiamare alla memoria Cicerone, Seneca, Aristotele e la loro capacità di calare la filosofia nel vissuto politico e sociale quotidiano. È ribadire che la gestione della cosa pubblica spetta ai migliori, a coloro che primeggiano in qualità e non certo in mediocrità.

È rimarcare la distinzione netta tra res pubblica e res privata, troppo spesso confuse nella recente prassi politica. È affermare che lo stare insieme e l'accoglienza dell'altro sono indispensabili, inevitabili se non per convinzione sicuramente per convenienza.

La lezione dei classici rimane dunque attualissima, perché ancora oggi "classico è ciò che ancora ha da essere".

La lezione dei classici è sempre più attuale
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