Lun07222019

Last update04:25:23

Back Politica Politica e Società Politica Estera Nell’utopia cinese

Nell’utopia cinese

  • PDF
Valutazione attuale: / 9
ScarsoOttimo 

Trento, 6 aprile 2014. – di Massimo Sannelli

Non era la "posizione cinese" a "giustificare ogni speranza" – tutto, "anche noi; e anche i figli" –, ora si sa. Parlava uno come Sanguineti nel Purgatorio de l'Inferno. I chierici erano rossi, lavoravano e pubblicavano, erano sicuri, mai un dubbio, niente. Forse uno, forse uno sì: rubava la parola al clown, cioè: WHY? Perché? Questo è nella Sequenza V di Berio, metà anni Sessanta.

Ora ho fatto un'intervista e ho pensato: che le opere devono essere molte; che devono moltiplicarsi i progetti e gli abbozzi, almeno in mente, ma non solo in mente. Forse è l'effetto di un'eccitazione continua, perché no? L'eccitazione non si risolverà; e non si coagula mai, se non a tratti e per poco.

E torno all'utopia cinese. Anche i cinesi avevano un'utopia: l'utopia eravamo noi, qui, ci sono riusciti e questo è un dato di fatto, finale, ma è un segno o no? E poi: essere tradizionalisti ed europei – come Pio Filippani Ronconi, come Dominique Venner, ad esempio – è o non è una cosa per questo tempo? Forse erano gloriose "tigri di carta", nel lessico di Mao Zedong, retorico anche lui, ma all'interno di un mondo vincente. Erano fiere un po' retoriche, forse si può dire, oggi. Mao ha detto una cosa che ci riguarda, anche nella camera informale: "Voi intellettuali sedete ogni giorno nei vostri uffici governativi, mangiando bene, vestendo bene, e non muovendovi neanche per qualche passeggiata. Questo è il motivo per cui vi ammalate. Se non vi impegnate nella lotta di classe, che cosa è mai questa filosofia di cui vi occupate?". E poi: "La debolezza della filosofia consiste nel fatto che non ha mai prodotto filosofia pratica, ma solo filosofia libresca. Dovremmo mirare sempre a nuove cose. Altrimenti che ci stiamo a fare? Queste nuove cose le dobbiamo trovare nella realtà, dobbiamo saccheggiare la realtà". Sono frasi del 1964 e riemergono dal libro di un grande, Dario Paccino (L'ombra di Confucio. Uomo e natura in Cina, Einaudi 1976, pp. 280, 282). Mao ha ragione e la Cina continua a "saccheggiare la realtà" – cioè tutto –, con la coerenza e con il lavoro duro.

I mostri, i politici, i dittatori, gli ideologi (e i maghi) del Novecento parlano – e scrivono – bene: il Libretto Verde di Gheddafi, il Libretto Rosso di Mao, le Lezioni spirituali di Mishima, i libri di Evola, i discorsi militari di d'Annunzio, i pensieri di Guevara e di Castro. Sono gli estremi (che non ridono MAI), e sono la mente che diventa una questione politica, per tutti, tra l'accademia e la poesia (e non ridono MAI): e c'è pure "il contraccolpo" degli estremi "sopra l'operazione letteraria", come scrive Sanguineti. Figuriamoci. Jep Gambardella è arrivato al momento giusto, poi si vedrà, poi Fine del delirio poetico e politico. Intanto "est bibendum" e si può anche ridere, su, almeno ogni tanto: se no, la Comedìa non risorge mai.

Nell’utopia cinese
Banner

Chi è online

 190 visitatori e 1 utente online