Trento, 17 gennaio 2012. ‑ Dopo il nostro articolo del 30 dicembre scorso Non son fatti di casa nostra, ma....?, l'interrogazione del consigliere provinciale Claudio Civettini, ha riportato all'attualità la nostra denuncia sullo scarso “senso dello Stato” di alcuni alti funzionari pubblici. L'attività della pubblica amministrazione anziché perseguire il bene comune, sembra più ispirata a scopi privati e non sempre leciti.
Ci siamo occupati, nelle scorse settimane, del “veleno” che da anni scorre all'Università di Siena, la “piccola Oxford” della Toscana. Un'indagine della procura della repubblica di quella città su presunte irregolarità nell'elezione del rettore dell'ateo si è conclusa con il rinvio a giudizio di dieci persone.
Le indagini si sono svolte ad ampio raggio con l'ausilio di numerose intercettazioni. Tra queste, una, in particolare, tra il rettore ed un dirigente generale del ministero dell'università e della ricerca, in sigla Miur, il cui tono ci sembra essere poco edificante!
Civettini, nell'atto ispettivo, si chiede se quel dirigente ministeriale sia lo stesso dirigente provinciale che si occupa dell'istruzione trentina assunto dalla Pat nella primavera dell'anno scorso). chiede La domanda del consigliere leghista è gustosamente “rettoricamente” perché sa benissimo che non si tratta di un caso di omonimia. Siamo stati noi a diffondere la notizia (lo ringraziamo per averci citato nell'interrogazione). Di quella telefonata abbiamo denunciato lo scarso senso civile: il rettore dell'ateneo senese e il dirigente generale del Miur non ci fanno una bella figura. Facemmo, come e nostro costume, nomi e cognomi e scrivemmo che quel dirigente ministeriale è il trentino dottor Marco Tomasi, oggi responsabile della istruzione provinciale.
La nostra denuncia è di costume, anzi di malcostume. Possibile che siamo stati solo noi a parlarne; eppure la notizia circolava negli ambienti giornalistici, ma è stata stata ignorata. Perché? Pensiamo, ma è un pensiero “gustoso” che sia un mistero!
Grazie allora al consigliere Civettini che, con la sua interrogazione, ha permesso che diventasse “un fatto di casa nostra”.
Claudio Taverna







