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Politica Nazionale

La rotta dell'invasione

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Nave PelusoLettera Numero: 672

Verona, 25 marzo 2017. - di Paolo Danieli*

Una delle dimostrazioni più efficaci del disegno che sta dietro l'invasione di africani cui è sottoposta l'Italia ci viene da un video realizzato da un giovane youtuber, Luca Donadel, che consigliamo a tutti di andarsi a guardare (link). In maniera semplice e diretta rivela in grande imbroglio dell'immigrazione clandestina consumato con la complicità dei media. Donadel ha fatto tutto da solo. E' andato a trovare su internet il sito "Marine Traffic", che fornisce il tracciato satellitare di tutte le imbarcazioni del mondo.

Il referendum veneto

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Referendum VenetoLettera Numero: 671

Verona, 7 marzo 2017. - di Paolo Danieli*

Il referendum per l'autonomia del Veneto è una novità assoluta. E' la prima volta in 70 anni di Repubblica che una regione si attiva, con tanto di autorizzazione della Corte Costituzionale, per interpellare i cittadini circa la loro volontà di ottenere un'autonomia particolare, come già ce l'hanno altre cinque regioni. E già questo è un fatto politico rilevante, perché dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che la questione dell'autonomia è ancora viva e non è stata ficcata in qualche cassetto della memoria, come speravano i sostenitori del centralismo dopo la bocciatura referendaria del 2006 della "Devolution", che per chi non lo ricordasse è la riforma costituzionale di stampo federalista approvata dal governo Berlusconi.

"E le stelle stanno a guardare"

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matteo renziMonselice, 18 febbraio 2017. - di Adalberto de' Bartolomeis

Parliamo del PD. Un partito nato dalla fusione di DS e Margherita, una sinistra, quest'ultima, che aveva raccolto la vecchia DC compiacente a sinistra che, nella fusione del 2007, fa nascere questo Partito Democratico.

La Lega deve cambiare nome

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Marine & MatteoLettera Numero: 669

Trento, 15 febbraio 2017. - di Paolo Danieli*

La Lega deve cambiare nome. Parola di uno che di Lega se ne intende, che la segue fin dai primordi, che ha conosciuto il suo ideologo, il grande Gianfranco Miglio, e molti suoi esponenti. Uno che fin da quando militava nel Msi è stato tacciato di essere "leghista".

Ricollocare la Destra

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Paolo Danieli Lettera numero 668

Verona, 14 febbraio 2017. - di Paolo Danieli*

Le categorie "destra" e "sinistra", datate 1789, hanno caratterizzato la politica per due secoli, declinate in una dialettica che, semplificando, può essere individuata nel rapporto eguaglianza/diversità, conservazione/progresso, proprietà/lavoro, stato/individuo, ordine/libertà ecc. Confronto dialettico che ha trovato storicamente una sospensione con l'affermazione dei Fascismi, che ne hanno realizzato una sintesi soprattutto per quel che concerne gli aspetti sociali.

Facendo le capriole cade la maschera

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Grillo caprioleLettera Numero: 666

Verona, 14 febbraio 2017. - di Paolo Danieli*

Perché gli italiani, che a grande maggioranza hanno bocciato Renzi, accettano che Mattarella, anziché prenderne atto, inventi il governo Renziloni che spende 10 miliardi dei nostri per salvare Montepaschi?

Renzismo in agonia

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Matteo Renzi asinelloI mass media, già osannanti il regime renzista, hanno subito preso le distanze dal renzismo

Trento, 24 dicembre 2016. - di Stefano Biasioli

Siamo in clima natalizio, ma le notizie che leggiamo, vediamo e sentiamo in questi giorni ci inducono ad alcune riflessioni, pacate ma di sostanza. Renzi aveva preparato un grande "bluff", il SI al referendum come momento fondamentale per il risorgimento morale ed economico del Paese. "Senza di me....il diluvio". Ma la gente normale - giovani, adulti e vecchi; disoccupati, lavoratori o pensionati- non gli ha creduto ed ha voluto vedere le "carte", annullando il bluff e costringendo il Toscano a passare un po' di giorni a casa sua. Quella casa che ha frequentato poco, negli ultimi anni.

Prima o poi qualcuno si ribellerà

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immigratiLettera politica 663

Verona, 19 dicembre 2016. - di Paolo Danieli*

Non si finirà di parlare degli immigrati finché lo Stato manderà la Marina Militare a prenderli. Nè di parlare dei problemi che comportano, sottaciuti dai media asserviti al sistema. Si sa che per ogni africano che "ospitiamo" spendiamo almeno 40 euro al giorno.

Si può immaginare, quanto ci costano le navi militari che li vanno a prendere e anche quanto ci sia costato fare l'esame del Dna (1.500 euro l'uno) a un migliaio di morti annegati sulla nave affondata il 3 ottobre 2013 a Lampedusa per "dare l'identità" ad ognuno dei cadaveri (?!). Si può anche ipotizzare il costo sanitario per i clandestini che si ammalano o partoriscono e il danno economico conseguente alle requisizioni di edifici privati che i prefetti hanno cominciato ad ordinare.
Calcoli egoisti e di basso profilo morale, dicono i buonisti. E allora andiamo a vedere con un esempio concreto che cosa produce questa mentalità del cazzo.

Con l'invecchiamento della popolazione aumentano i casi di persone che per varie patologie (Alzheimer & similia) non sono più in grado di esercitare le normali azioni quotidiane e non sono più autosufficienti. Alcuni riescono a rimanere in famiglia, molti altri devono essere ricoverati in una struttura, con un costo variabile fra i 50 ed i 130 euro al giorno, cioè dai 1.500 ai 3000 euro al mese. Esiste, per venire incontro a questi casi una volta accertata l'invalidità totale, un'indennità "di accompagnamento" di circa 500 euro al mese di cui si fa carico l'INPS ed anche dei contribuiti della regione e del comune, che però non sono automatici. Quello comunale dipende dal reddito. Se per esempio uno ha una pensione dai 1500/ 2000 euro e possiede una casa, anche se gravata da mutuo, non ne può usufruire, mentre quello regionale dipende dalle quote che ogni anno vengono stabilite dagli assessorati alla Sanità e dalla graduatoria.
Accade così che se un uomo di 66 anni, pensionato monoreddito a 2000 euro al mese e con proprietà di un appartamento gravata da un mutuo di 500 euro mensili, viene colpito da Alzheimer e dev'essere ricoverato, deve spendere tutta la pensione o anche di più per la retta e la moglie a casa rimane senza nemmeno un centesimo. Una tragedia inammissibile in un paese che ha come bandiera l'assistenza sanitaria universalista: una persona che si ammala dopo aver lavorato tutta una vita non ha il sostegno garantito dal sistema e la sua famiglia va sul lastrico.

Allora viene da pensare alle soluzioni, come ad esempio quella di alzare la fascia di assistenza gratuita a tutti per una franchigia, ipotizziamo, di 50 euro, in modo da rendere certa l'assistenza per casi del genere o malattie che mettono a repentaglio la sussistenza di una famiglia. Ma viene da pensare ancora di più all'enorme ingiustizia, alla vergogna di quei 40 euro al giorno (più tutto il resto) regalati a quei giovanottoni africani che gironzolano nullafacenti per le nostre strade muniti di cellulare e Nike ai piedi mentre non ci sono i 50 euro al giorno per garantire la retta minima ai nostri fratelli italiani non autosufficienti che hanno passato la vita a lavorare e a pagare le tasse.
Prima o poi qualcuno si ribellerà.

* già senatore della repubblica

Gentiloni fotocopia

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Gentiloni fotocopia di RenziTrento, 19 dicembre 2016. - di Marco Zacchera*

Quasi nessuna sorpresa per la nomina di Gentiloni per un governo-fotocopia di quello di Renzi. Non che ci fossero scelte molto diverse da fare perché se correttamente si varasse al più presto una nuova legge elettorale per poi passare subito al voto la scelta di Mattarella sarebbe stata in fondo quella obbligata.

ll Gattopardo al Quirinale

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Sergio MattarellaMonselice, 15 dicembre 2016. - di Adalberto de' Bartolomeis

Palazzo Filangeri era invece l'ambientazione del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del titolo, però, non al Quirinale. Sergio Mattarella potrebbe essere interpretabile in quella figura monolitica di grande uomo signorile e distinto, che nello spirito siciliano, conservatore di antica tradizione famigliare, nobile, di fatto, sembra esserlo per umiltà d'animo, sobrietà ed eclettismo, dove il principio che "tutto rimanga come sia altro non è che tutto cambi", come rinnovamento intellettuale e sociale.

Un governo con le stampelle

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Gentiloni RenziE' nato un esecutivo fragilissimo e il regista è sempre lui: Matteo Renzi

Monselice, 13 dicembre 2016. - di Adalberto de' Bartolomeis

Il neo governo di fedeltà alla Patria, mediante il rito di prassi, doveroso verso tutti, con la formula del giuramento davanti al Presidente della Repubblica, mi sa che nasce già "azzoppato" e con le "stampelle". Una maggioranza risicata che dovrà sudare e tanto pure per ottenere sempre la fiducia per quei compiti importanti a cui ha l'onere di non poche responsabilità, di fronte agli elettori del SI e del NO.

Renziloni conferma Enrico Costa agli Affari Regionali

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Enrico CostaAltra provocazione: nominato ministro chi vuole la soppressione delle autonomie speciali

Trento, 13 dicembre 2016. - di Riccardo Fraccaro*

A Roma si è svolto l'ennesimo valzer di poltrone per il nuovo esecutivo: apprendiamo in queste ore che il nuovo premier Renziloni (Gentiloni) ha riconfermato al Ministero Affari regionali Enrico Costa (Ncd), autore di una proposta di legge costituzionale per eliminare le Regioni e le Province a statuto speciale. Non bastava Renzi con le sue mire accentratrici: per l'ennesima volta PATT e SVP confermano la loro fiducia a un governo dichiaratamente antiautonomista!

Nuovo governo: un governo "fantasma" che cammina all'ombra di Renzi

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Gentiloni RenziTrento, 13 dicembre 2016. - di Stefano Biasioli

Nuovo governo democristiano, guidato da un Capo "pallido" ed uomo di secondo piano. Un coacervo di ministri, personaggi ne' di primo piano ne' di spicco. Un altro governo frutto di un'altra crisi extraparlamentare. Come se l'URLO del NO non avesse chiesto - a furor di popolo - un repulisti di Renzi e dei suoi ministri. Come se l'urlo del NO non ci fosse mai stato.

Pensano agli immigrati e si dimenticano degli italiani

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immigratiNon è riuscito Mussolini a farci diventare razzisti, ci stanno riuscendo i nostri politici

Trento, 11 dicembre 2016. - di Gianfredo Ruggiero*

Il popolo italiano è stato per decenni un popolo di emigranti. I nostri nonni, con la valigia di cartone legata con lo spago in mano e un groppo in gola, approdavano in paesi dove erano spesso sfruttati e mal tollerati. All'ingresso dei bar della Svizzera interna si potevano leggere cartelli con scritto "vietato l'ingresso ai cani e agli italiani".

La vittoria del NO

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Marco Zacchera

Giornalisti che spudoratamente hanno spinto per il SI pur spacciandosi per "indipendenti"

Trento, 9 dicembre 2016. - di Marco Zacchera*

Ha vinto il NO e Renzi (per ora) torna a casa tra un mare di polemiche soprattutto dentro il PD. Renzi e il PD hanno perso ma hanno vinto quegli italiani che sono andati oltre le etichette e i partiti, quelli che si sono informati dei contenuti, quelli che dopo tanti anni di apatia hanno capito che il rischio era grosso. Hanno vinto i giovani, quelli del nuovo millennio.

Elezioni anticipate? Grave errore....

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Mattarella con la crisi di governoMonselice, 8 dicembre 2016. - di Adalberto de'Bartolomeis

In democrazia il voto esprime una volontà a qualcosa, che si rapporta a legittimare cambiamenti o mantenere, conservare, posizioni istituzionali, se le stesse non convincono, o fanno percepire realtà che allontanano l'inevitabile divario che c'è tra il popolo di uno Stato ed i suoi rappresentanti politici in un Ordinamento parlamentare, bicamerale. 13 milioni di elettori che hanno detto si e 19 no ad una riforma della Costituzione costituiscono la densità di popolazione di Stati, per cui deve esserci, ora, la volontà politica di elevata responsabilità da parte di alte cariche istituzionali, se non una sola, credo, che coincide con quella del Capo dello Stato, affinché abbia, quest'ultima, l'avvedutezza di tradurre il risultato di queste votazioni nel buon senso a fare si che entrambi gli elettori vengano accontentati con l'avvio di procedure adeguate affinché si mantenga salda una stabilità "erga omnes", anche a favore degli interessi di una Nazione nell'Unione Europea che questa Nazione dimostri di sapere fare le scelte giuste.

Ora si modifichi l'Italicum e poi al voto

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Sergio MattarellaMonselice, 7 dicembre 2016. - di Adalberto de' Bartolomeis

E' frettoloso, nochè sbagliato andare ad elezioni a febbraio. Scatti di orgoglio "ad personam" sarebbero pericolosi, se non diabolici. Chi ha votato e chi ha detto si e chi no, voleva dare semplicemente un segnale di una condizione sociale in cui la gente è stanca, molto stanca! L' Italia ha finito per spaccarsi in due con queste elezioni di una riforma che poteva essere concepita, gestita e proposta meglio.

Scossoni nel PD: Debora Serracchiani si dimette da vicesegretaria nazionale?

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Debora SerracchianiLo chiedono due consiglieri regionali. Resa dei conti nel PD

Udine, 5 dicembre 2016. - Redazione

La sconfitta di Matteo Renzi che aveva giocato tutto, fino a spingersi a promettere di lasciare la politica, sul referendum costituzionale sta provocando, con effetto domino, una serie di "rovesci" di un certo rilievo all'interno del PD.

Stravince il NO: vittoria di popolo!

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Matteo Renzi Illusionista a fine corsaTaverna: «vittoria di popolo contro i poteri forti. In Trentino, giù Dellai, autonomisti e PD»

Trento, 5 dicembre 2016. - Redazione

Il premier Matteo Renzi annuncia le dimissioni dopo la sconfitta nel referendum costituzionale: «Ho perso e a saltare è la mia poltrona. L'esperienza del governo è finita e nel pomeriggio salgo al Colle per dimettermi».

Al voto per il NO

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Claudio Taverna AppelloPer gli elettori trentini, il NO vale doppio!

Trento, 3 dicembre 2016. - di Claudio Taverna

Scrivo queste poche righe dalla corsia della terapia intensiva di cardiologia del Santa Chiara, dove mi trovo, dalla sera di mercoledì, ricoverato in osservazione, dopo che una "ostruzionistica" quanto dispettosa fibrillazione ventricolare, mi aveva impedito di concludere l 'appello finale del "Comitato per la buona Costituzione: No alla riforma Renzi", in corso allo Sporting Hotel.

Perché votare NO

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NO a questi dueLettera Numero: 660

Verona, 3 dicembre 2016. – di Paolo Danieli*

• La Costituzione è la carta fondamentale della Repubblica dove sono scritti i suoi principi e le sue regole. E' il risultato del lavoro di un'Assemblea Costituente nella quale si sono confrontate le diverse componenti della politica italiana, cattolici, comunisti, socialisti, liberali, azionisti. Il risultato è stata una Costituzione equilibrata da pesi e contrappesi, finalizzati a rafforzare la democrazia. Non è pensabile di poter cambiare la Costituzione senza un procedimento analogo a quello usato per scriverla. In ogni caso non è accettabile farlo a colpi di maggioranza, come ha fatto Renzi.

• La Costituzione vigente, pur considerata fra le migliori del mondo, andrebbe aggiornata alle mutata esigenze della società che deve regolare. Per farlo è necessaria una nuova Assemblea Costituente, eletta col sistema proporzionale puro, così da permettere la rappresentanza di tutte le componenti della società.
• La riforma Renzi è d'iniziativa governativa e non parlamentare, come prevede il nostro ordinamento. Essa abbassa la Costituzione al livello delle leggi ordinarie. E questa è già una prima, grave anomalia che genera sospetti. Nell'iter è stato usato l'espediente parlamentare del "sueper-canguro", proprio delle leggi di indirizzo politico e non costituzionale.
• Il metodo usato da Renzi per modificare la Costituzione è inaccettabile perché contiene un vizio di fondo: è il risultato di una forzatura perché è stata approvata a colpi di maggioranza parlamentare e con delle forzature finanche nella composizione delle commissioni parlamentari. La Costituzione, come la legge elettorale che dovrebbe esserne parte integrante e non essere cambiata secondo le mutevoli esigenze delle maggioranze parlamentari, è il regolamento comune per la normale convivenza politica. E le regole, per essere tali, devono essere stabili, devono essere dei punti fermi, devono essere condivise e accettate da tutti. Il contrario di quello che ha fatto Renzi.
• Il momento scelto da Renzi per farsi approvare la riforma costituzionale è sospetto. Cade subito dopo l'approvazione della nuova legge elettorale, detta "Italicum" che contiene uno dei punti qualificanti della riforma: la non elettività diretta del Senato. La legge elettorale e la riforma costituzionale fanno parte di un medesimo pacchetto finalizzato a svuotare la democrazia e ad espropriare il popolo della sovranità. Il meccanismo della legge elettorale prevede che il partito che consegue il 20/25% al ballottaggio ottenga la maggioranza dei seggi in Parlamento. Il che ha ben poco di democratico. In più tutto l'impianto della riforma è teso a rafforzare l'esecutivo a scapito della rappresentanza popolare.
• Altro elemento che rende fortemente sospetto il momento politico per una riforma della Costituzione è che dal 2011 l'Italia ha un governo non eletto dal popolo. Prima Monti, poi Letta ed infine Renzi sono stati imposti dall'alta finanza e dagli eurocrati di Bruxelles. Nessuno di questi è stato scelto dai cittadini. Tutte le mosse di Renzi, sia la legge elettorale sia la riforma costituzionale, sono tese stabilizzare questa situazione attraverso norme che ne favoriscono la riconferma.
• La riforma di Renzi è stata approvata con il voto di un parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale ( sentenza n.1 del 13/1/2014) e da una maggioranza composta da parlamentari che hanno cambiato casacca ( 246!). La seconda lettura è stata approvata alla Camera con 361 voti, 7 contrari e 2 astenuti su 630, evidentemente insufficienti per legittimare una legge di revisione costituzionale che richiede una condivisione ampia anche da parte dell'opinione pubblica.
• Renzi, per meglio controllare il paese per conto dei poteri che lo hanno insediato, attua una riforma costituzionale che è un'involuzione centralista e statalista che cancella i passi avanti fatti nel corso degli ultimi 20 anni verso la devoluzione dei poteri ai cittadini, verso la sussidiarietà ed il federalismo. Le materie sulle quali le Regioni possono chiedere più autonomia da 30 diventano 5. Tutto viene accentrato su Roma con la scusa che ci sono regioni, soprattutto al sud, inadempienti ai più elementari doveri di amministrazione e di governo. Ciò penalizza pesantemente le regioni virtuose, com'è appunto il Veneto, schiacciato com'è fra due regioni a statuto speciale.
• Nella riforma Renzi per ben cinque volte viene utilizzata la parola "limitatamente" in riferimento alle autonomie regionali. Siccome la Costituzione è scritta soppesando le parole e quindi dando loro un significato più pesante per il solo fatto che vi compaiono, è evidente che il retro-pensiero che sottende la riforma renziana è quello di limitare l'autonomia regionale. Questo, ovviamente, in favore del potere centrale che, guarda caso, è nelle mani di Renzi.
• La riforma Renzi è un affronto al grande movimento per il federalismo, l'autonomia, la sussidiarietà e la devoluzione dei poteri dal centro verso la periferia che ha caratterizzato tutto il ventennio che va dalla fine della Prima Repubblica fino ad oggi. Essa introduce un elemento profondamente antidemocratico, antitetico e contraddittorio rispetto ai principi enunciati nella Costituzione originale. E' inoltre un pericoloso fattore di squilibrio perché per bilanciare la globalizzazione è necessario un contrappeso locale.
• Al governo centrale è assegnata la competenza su materie come sanità, sociale, turismo e ambiente e un'altra cinquantina, ma anche sulle altre può esercitare il suo potere attraverso la clausola di supremazia ( art.70 c.1 e nuovo art 117 c.4). Le Regioni verrebbero così degradate ad un semplice ruolo amministrativo quando la globalizzazione suggerirebbe di creare un contrappeso all'allontanamento dei centri decisionali mediante l'avvicinamento delle istituzioni ai cittadini secondo il principio di sussidiarietà.
• La riforma Renzi è espressione della volontà di restringere i margini della democrazia, operazione pericolosa che dobbiamo contrastare anche con il voto referendario.
• Se la democrazia è trasparenza e controllo da parte del popolo ciò viene impedito dalla riforma in quanto con essa la Corte Costituzionale, il Csm e il Presidente della Repubblica vengono eletti dalla Camera, cioè dal partito di maggioranza relativa e quindi dal premier. Vengono quindi turbate la divisione e l'equilibrio dei poteri.
• La riforma Renzi concentra il potere: una sola Camera, un governo più forte, uno stato solitario al centro della scena. Svuota le Regioni, sequestrandone funzioni e competenze: dal federalismo al centralismo statalista.
• La riforma Renzi conferendo più potere al premier di conseguenza restringe quello del Capo dello Stato che di fatto non potrà più sciogliere anzitempo il parlamento. Sarà il leader della maggioranza a decidere della legislatura.
• L'argomentazione secondo la quale l'abolizione di una camera andrebbe fatta per semplificare e velocizzare la produzione delle leggi è una panzana: in Italia di leggi ce ne sono anche troppe e non c'è alcun bisogno di incrementarne la produzione. E' la loro applicazione che non funziona.
• Quali strumenti di controllo e di decisione rimangono ai cittadini con la riforma? E' resa più difficile la raccolta delle firma per presentare leggi di iniziativa popolare: il numero triplica da 50 mila a 150 mila. Ed anche per indire un referendum abrogativo: ne serviranno 800 mila invece di 500 mila.
• Renzi si è premurato con la sua riforma di togliere competenze alle regioni, che ne hanno già poche, ma si è ben guardato da toglierne a quelle a statuto speciale. Dimostra così di usare due pesi e due misure; di agire non tanto per convinzione, ma per puro interesse. Infatti le regioni a statuto speciale sono in mano alla sinistra!
• E' illogico il criterio secondo il quale vengono scelti i componenti del Senato. Essi vengono presi dai consiglieri regionali che però sono scelti dagli elettori in base a criteri difformi dal ruolo che in seconda battuta andrebbero a ricoprire. C'è nella sostanza un gap fra la volontà dell'elettore nella scelta del candidato regionale e la carica che poi va effettivamente a ricoprire. Sarebbe come votare il sig. Rossi per il consiglio comunale e poi il sig. Rossi va a fare il deputato! Lo stesso ragionamento vale per i 21 sindaci.
• I conti dei senatori son sbagliati. Dovrebbero essere 100 secondo la riforma ( 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal Presidente della Repubblica). E invece a conti fatti ne vengono fuori 111, mantenendo la proporzionalità fra gli espressi dalle varie regioni. I conti sulla ripartizione andrebbero rifatti.
• Secondo la maggior parte dei costituzionalisti il Senato non rappresenterebbe le regioni, ma sarebbe una camera politico-partitica in un contesto più centralista di prima.
• Renzi, quale esecutore di ordini "superiori", per instaurare una sua "dittatura dolce" centralizza il potere ed elimina i "corpi intermedi", ovvero quelle componenti della società che stanno fra il cittadino e lo stato. In primis le regioni, i partiti, i sindacati, le associazioni giù giù fino alla famiglia. Svuotandoli o eliminandoli il potere centrale, emissario della finanza internazionale ( che non ha certo gli stessi interessi di noi cittadini) controllerà tutto attraverso la burocrazia, che sarà il suo "braccio armato". Così noi non avremo più rappresentanti e interlocutori "vicini" con i quali interagire attraverso tutti quei meccanismi consolidati che abbiamo sperimentato fin qui ( consenso, fidelizzazione, amicizia, coinvolgimento, partecipazione), ma ci troveremo davanti prefetti, questori, direttori, funzionari ecc. ecc.
• L'art. 70 è emblematico del pasticcio che è questa riforma. Leggilo e prova a capirci qualcosa. E' un test per dimostrare come questa riforma sia sbagliata, inutile e contro il popolo. Già, perché quando le cose non sono chiare è sempre il popolo a rimetterci. Ricordi il "latinorum" di Azzeccagarbugli?

L'art.70 della Costituzione recita: "La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere" . 
Nove parole in tutto. Semplici e comprensibili da chiunque perché comprensibile da chiunque dev'essere la Costituzione, in quanto carta fondamentale della Repubblica di cui il popolo è sovrano e quindi deve essere consapevole di quali sono le regole base della nazione in cui vive. Addirittura, quando venne promulgata nel 1948, venne fatto obbligo a tutti i comuni d'Italia di tenerla affissa per un anno in modo che tutti potessero leggerla e recepirla. Ecco invece il medesimo art. 70 come sarebbe se la riforma Renzi-Boschi fosse confermata.
• "La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione d comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogniella Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati».Intanto si passa da 9 a 438 parole. E già questo dovrebbe far pensare che c'è qualcosa che non quadra dato che quantomeno stona con tutto il resto della Costituzione, scritto in maniera essenziale, concisa, chiara. E poi c'è il contenuto. Non occorre commento: si commenta da sé! Leggilo e se ci capisci qualcosa vota sì.
• La riforma prevede la centralizzazione anche della sanità, oggi in capo alle regioni. Il Veneto, come la Lombardia, l'Emilia-Romagna e la Toscana, è una regione con una sanità fra le migliori del mondo, che attrae molti pazienti dal sud, dove invece il servizio sanitario funziona molto male e la spesa sanitaria, a fronte delle regioni del nord virtuose, è fuori controllo. Ciò è dovuto al fatto che la gestione della salute è una competenza regionale e non statale. Anche gli uomini che dirigono il sistema sanitario veneto sono scelti dal Veneto, secondo logiche molto diverse da quelle usate al sud. E i risultati si vedono. Con la riforma di Renzi le nomine dei direttori generali delle Ulss, ad esempio, verranno determinate da Roma, così che ci potremo ritrovare a dirigere una delle nostre aziende sanitarie da qualche direttore generale calabrese, con il risultato finale che tutti la sanità si appiattirà, ovviamente, sul livello più basso: quello del sud.
• C'è poi da chiedersi come mai ci sono tutte queste interferenze estere sulla scelta referendaria? Perché l'ambasciatore americano si permette di "suggerire" il "sì"? Perché la Merkel? Perché molti giornali stranieri? Perché addirittura il Presidente degli Stati Uniti Obama arriva a ricevere Renzi e a interferire sul voto del popolo italiano? Ciò sarebbe inaccettabile per qualsiasi nazione! Evidentemente esiste un interesse straniero sull'esito referendario che il tronfio premier fiorentino rimanga alla guida del paese. Esso coincide con quello dei poteri forti internazionali che hanno insediato Renzi ( dopo Monti e Letta) senza che questi sia neppure parlamentare, senza che sia stato eletto da nessuno. I poteri forti, quelli che stanno riducendo l'Italia alla povertà! Un buon motivo per fare esattamente il contrario e votare NO.
• Una delle principali motivazioni secondo la quale bisognerebbe votare sì è che se si perde quest'occasione poi la Costituzione non potrà più essere riformata e...addio cambiamento! Balle!
La Costituzione è già stata cambiata 15 volte, 20 leggi costituzionali sono state modificate, nel 2001 sono stati modificati 19 articoli, nel 2005 è stata approvata una riforma, la Devolution, poi bocciata al referendum. Però mai approvate con maggioranza semplice!
Se vince il NO la Costituzione potrà essere cambiata in qualsiasi momento, esattamente come è stato già fatto altre volte. E magari lo si potrà fare meglio, con un metodo più democratico che coinvolga la società nelle sue varie espressioni e non a colpi di maggioranza. Utilizzare il ricatto "o si cambia così o non si cambia più" oltre ad essere un falso è contro ogni logica perché contiene il presupposto che la riforma non sia condivisa, altrimenti non ci sarebbe il bisogno di ricorrere a questa "minaccia". Infine è segno di debolezza, della consapevolezza che la maggior parte degli italiani dev'essere coartata psicologicamente: "o mangi 'sta minestra, o salti giù dalla finestra". Solo che la minestra fa veramente schifo e la finestra è a piano terra!
• "D'accordo, la riforma farà anche acqua da tutte le parti, ma almeno si cambia!" E' questa la risposta- ritornello che danno i sostenitori del sì quando vengono messi alla strette. Allora viene in mente il caso di quell'architetto che, ingaggiato da una ricca signora per cambiarle la casa dove viveva, continuava a presentarle progetti che non le andavano mai bene. "Ma io voglio cambiare, voglio cambiare" diceva ogni volta la signora. Così un bel giorno, spazientito, l'architetto le presentò un progetto in cui la tazza del water veniva collocata in cucina. Questo sì che era una cambiamento. Il cambiamento per il cambiamento. Giusto per cambiare. Come la riforma Renzi. Insomma, per rimediare ad alcune cose si fanno guai maggiori.
• La balla del risparmio sui costi della politica.

Se si abolisse la Presidenza della Repubblica il risparmio sarebbe di 230 milioni di euro.

Se si chiudesse il Senato il risparmio sarebbe di 540 milioni di euro.

Se si chiudesse la Camera il risparmio sarebbe di 1.037 milioni euro.

Però sappiamo benissimo che chiudere le tre principali istituzioni del paese è impossibile. Anche l'ultimo stato africano ha un parlamento e un presidente. Ma facciamolo lo stesso questo calcolo. Così si capisce quanto costa per davvero "la politica".

Tornando al nostro conteggio, se venissero eliminati, chiusi, annullati assieme Quirinale, Palazzo Madama e Montecitorio con tutto il loro contenuto il risparmio sarebbe di 1.807 milioni di euro.

L'Italia – ci raccontano- è attanagliata da un debito pubblico che ammonta a 2.229 miliardi di euro.

Nell'immaginario collettivo, costruito dai media, di questo debito la spesa per la politica è una parte importante. Ed è diffusa la convinzione che il deficit possa essere risanato tagliando i costi della politica.

Ma che cosa sono 1.807 milioni a fronte di 2.200 miliardi? Quasi niente.

Questi sono numeri, non chiacchiere.

E che cosa emerge da questi dati? Semplicemente che il costo della politica, cioè della democrazia, non incide che per una minima parte sul debito.
Ma continuiamo il nostro ragionamento. Tutti sappiamo che è impossibile chiudere Camera, Senato e Presidenza della Repubblica. Al massimo si può fare qualche taglio. Quindi se sarebbero poca cosa quei 1.807 milioni derivanti dalla chiusura totale, figuriamoci facendo solo qualche taglio!
Renzi sta sbandierando i risparmi che si otterrebbero con la sua riforma costituzionale che però non tocca né i 230 milioni del Capo dello Stato né i 1.037 milioni della Camera.
Racconta che chiude il Senato. Ma non è vero. Il Senato rimarrà aperto, con una funzione parzialmente diversa e con meno senatori. Ma non chiude. L'apparato, che è quello che costa, resterà. Insomma, di 540 milioni se ne potranno risparmiare 50 ( conti della Ragioneria Generale dello Stato).

Morale della favola: su 2.200 miliardi di debito pubblico si risparmierebbero forse 50 milioni. Il nulla.

E siccome la riforma di Renzi ha nella chiusura del Senato il suo pezzo forte, se ne deduce che il pezzo forte di Renzi è il nulla, come il nulla è quello che ha fatto fino ad adesso. Solo chiacchiere. 100 milioni su 2.200 miliardi! Una scoreggia nell'universo!

La verità è che tutto il battage propagandistico orchestrato sui costi della politica fa parte di un disegno ben preciso che ha lo scopo

• di screditare la politica per consegnare tutto il potere alle banche e all'alta finanza;
• di ridurre i margini della democrazia con la scusa dei risparmi sui costi della politica;
• di allontanare la gente dalla politica in modo da poter gestire più facilmente il potere;
E Renzi, come Monti, come Letta, come Grillo è una pedina di questo progetto di sostituire la democrazia con un'oligarchia finanziaria.
• Sempre circa la presunta volontà di diminuire i costi della politica c'è da rilevare che a fronte di un risparmio sul Senato di 60/100 milioni il costo delle società partecipate è di 23 MLD e a fronte di stipendi Rai di centinaia di migliaia di euro ( il presidente ne percepisce 600.000 all'anno)
• L'autodikia per le due camere è mantenuta: stipendi del personale e appalti, che sono la voce più pesante rimangono quindi inalterati.
• Per dichiarare la guerra basta il voto della sola Camera. Ma la Camera attraverso il sistema elettorale dell'Italicum, ispiratore della riforma costituzionale, è controllata dal partito di maggioranza relativa che con il 25% dei può avere la maggioranza assoluta dei parlamentari scelti dal premier all'atto della composizione delle liste elettorali. Quindi la decisione se fare una guerra dipende solo da sui. Se poi consideriamo che oggi il capo del governo è stato imposto da dei poteri stranieri estranei al popolo, risulta del tutto evidente che gli italiani poterebbero essere mandati in guerra per decisione di potentati stranieri che nulla hanno a che vedere con quelli del popolo italiano, che a questo punto non è più sovrano.
• Non è vero che il Senato viene abolito: viene solo depotenziato, vengono lasciati ad esso solo dei pezzi di funzione, non potrà dare la fiducia al governo, potrà fare leggi di revisione costituzionale e il 16 materie marginali. Incredibilmente ha funzioni di controllo sul governo ma non può dare la fiducia! Viene formato dai designati delle regioni ma incredibilmente non ha competenza sulle regioni, che è solo della Camera!
• La riforma è frutto di una visione monopolistica e accentratrice del potere, suggerita da poteri diversi da quello del popolo sovrano, esterni all'Italia.
• La stessa intitolazione della riforma è riduttiva e capziosa: " Superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, soppressione del Cnel e revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione". Pensata per utilizzarla a proprio uso e consumo nel quesito referendario, violando la libertà di voto ( art.48 Cost) e la sovranità popolare (art. 1 comma 2).
• Gli elettori sono chiamati ad approvare con un solo voto disposizioni disomogenee. Sono almeno tre: il rafforzamento del governo mediante il controllo della Camera e la riduzione del Senato a camera di serie B con senatori part-time, la centralizzazione e l'abolizione del Cnel.
• "Il contenimento dei costi delle istituzioni" non può essere elemento qualificante della riforma perché a rigore esso è riferibile solo al tetto imposto allo stipendio dei consiglieri regionali ( nuovo art. 122 comma 1) e al divieto di finanziamento dei gruppi regionali (art.40 comma 2 della legge di riforma).
• In ogni caso la Costituzione si deve occupare del buon funzionamento delle istituzioni, dei rapporti fra gli organi dello stato e non dei loro bilanci e deve garantire il potenziamento delle rappresentanze elettive e non promuoverne l'indebolimento.
• Il rapporto fra riforma costituzionale e legge elettorale è stato invertito. L'Italicum è il perno della riforma e non il contrario. Esso solo apparentemente abbandona il sistema delle liste bloccate, dichiarato incostituzionale dalla sentenza n.1 del 2014 della Corte Costituzionale, perché mediante l'elezione di 100 capilista bloccati elude di fatto la volontà popolare.
• "La sovranità", di cui all'art.1 della Costituzione, "appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". La forma è solo l'elettività diretta delle assemblee legislative (sentenza 1/2014 Corte Costituzionale). L'elezione dei senatori da parte dei consigli regionali, quindi non eletti direttamente dal popolo, viola il principio della sovranità popolare ed è quindi antidemocratico.
• Il fatto che i consigli regionali nell'eleggere i senatori dovrebbero conformarsi al risultato elettorale ( art. 57 nuova costituzione commi 2 e 5) è un ridicolo correttivo che implicitamente ammette la consapevolezza della violazione dell'art.1 della Costituzione e che comunque non vale per l'elezione dei sindaci-senatori.
• I principi di eguaglianza e razionalità/ragionevolezza (art. 3 Costituzione e sentenze nn. 18 del 1982, 388 del 1991, 62 del 1992 e 15 del 1996) sono violati con la macroscopica differenza numerica fra i deputati e i senatori, 630 contro 100, che rende irrilevante la presenza del Senato nelle assemblee a Camere riunite per l'elezione del Capo dello stato, dei componenti della Corte Costituzionale e del Csm. Inoltre se i Consigli regionali devono eleggere i senatori "in conformità" non si tratta più di un'elezione ma di una ratifica.
• E' ridicolo che i 5 senatori nominati dal Capo dello Stato, "che hanno illustrato la Patri per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario" vadano in una camera che formalmente rappresenta le istituzioni territoriali.
• Per l'art.55 comma 4 della nuova Costituzione il Senato rappresenterebbe le istituzioni territoriali, ma in realtà esso esercitando la funzione legislativa ordinaria e costituzionale lo fa nella veste dello Stato-persona. Così per "le funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l'Ue" ; "decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi"; la valutazione delle "politiche pubbliche e delle pubbliche amministrazioni"; la verifica del" l'impatto delle politiche dell'Ue sui territori" ; la concorrenza " ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo previsti dalla legge" e verificare "l'attuazione delle leggi dello Stato". Il che dimostra che il Senato continuerebbe ad essere organo dello Stato e i senatori continuerebbero a rappresentare la Nazione.
• I senatori sindaci e consiglieri regionali non possono garantire la presenza contemporanea nei vari organi. Sarebbe semmai stato più logico abolire del tutto il Senato piuttosto che ridurlo a organo part-time.
• La clausola "vampiro" (artt.77 c.6, 70 c.4) permette al governo di intervenire con decreto legge sulle materie riservate alle regioni.
• Il cumulo delle cariche di Presidente del Consiglio e capo del partito di maggioranza ha come effetto quello che egli può influire sulle strutture periferiche del partito e quindi sui consigli regionali. Ciò unito al fatto che il Senato è indebolito, la Corte Costituzionale, il Csm e il Presidente della Repubblica sono eletti dalla medesima maggioranza del premier si profila una specie di dittatura.
• La riforma privilegia la governabilità alla rappresentatività con il premierato assoluto.
• Viola la sovranità popolare attribuendo ai consigli regionali e non ai cittadini il diritto di eleggere i senatori.
• Conferisce ad un Senato privo di legittimazione democratica la funzione legislativa e di revisione costituzionale.
• Con la duplicità delle funzioni impedisce ai senatori il puntuale adempimento delle loro funzioni.
• Amplia l'iniziativa legislativa del Governo mediante ddl attuativi del programma da provare entro 70 gg., restringendo ulteriormente i margini di iniziativa parlamentare.
• Rende irrilevante il voto dei senatori a camere riunite.
• Prevede 8 tipi di iter per le leggi.
• Elimina il Senato come contropotere esterno alla Camera senza prevedere contrappesi interni come il diritto di minoranze qualificate di istituire inchieste parlamentari.
• Elimina la potestà legislativa concorrente delle regioni senza prevedere una potestà d'attuazione sulle materie nelle quali lo stato si limiterebbe a dettare disposizioni generali e comuni.
• Attribuisce allo Stato la tutela della salute e il governo del territorio, dell'ambiente e del turismo che sono il cuore dell'autonomia regionale.

già  senatore della repubblica

 

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