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"E le stelle stanno a guardare"

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Monselice, 18 febbraio 2017. - di Adalberto de' Bartolomeis

Parliamo del PD. Un partito nato dalla fusione di DS e Margherita, una sinistra, quest'ultima, che aveva raccolto la vecchia DC compiacente a sinistra che, nella fusione del 2007, fa nascere questo Partito Democratico.

Solo che, a parer mio, è composto tra duellanti dispettosi, rivali su tutto, su programmi, date, metodo, posizioni di poltrone e d'incarichi. Il problema sta che il cuore pulsante di questo partito c'è, esiste, trae origini dal comunismo, quello "tosto", puro e duro, quello togliattiano e, difatti, a volere rivedere la storia di questa sinistra italiana, ci sarebbe una lunga "tradizione" tra scissioni e spaccature che vanno oltre un secolo.

Solo che dal 1892 fino al 2009 le fusioni e le divisioni hanno dato luogo ad una topomastica di sigle che, sempre, contraddistinte, spesso, da un'immancabile falce e martello, a perenne ricordo dell'Internazionale socialista, richiama, sempre, ovviamente, con la componente del colore rosso, loghi più appropriati che si addicono ai tempi attuali, ovvero, con una sorta di tricolore, distinto o in lettere oppure in parole (sinistra ecologia libertà), naturalmente, tra ferree posizioni di voluto contrasto tra loro. In questo scenario i casi sono due: o il Partito Democratico è diventato un'area politica dove il passatempo poco proficuo è farsi i dispetti, oppure è diventato una macchina di potere in cui la guerra politica è solo lo specchio di una lotta cruenta per posti, poltrone, capilista, seggi e collegi.

Continuano a parlare di primarie al primo turno, primarie al secondo turno, conferenze programmatiche, congressi a giugno, poi a settembre, poi ancora in autunno, a fine mandato di questa legislatura. Un giorno dicono sì, un altro no, si contorcono attorno a date, appuntamenti, programmi diversi ed incompatibili, dove le due scissioni di questo PD non sembrano essere d'accordo sul lavoro, sull'economia, sulla scuola e tutto ha avuto un'esplosione a partire dalla sconfitta del referendum del 4 dicembre 2016, poi, a seguire, con l'enigma da risolvere sulla legge elettorale. In molti, credo, si chiederanno quale potrà essere, fra poco, il contraccolpo.

Fare nascere ancora altri partitini in seno alla sinistra significa non potere più governare, dove, peraltro, in questa situazione tutto il centro destra non sembra proprio volerne approfittare, perché non sta affatto meglio del PD! La storia dei risultati elettorali insegna sempre che la rottura di un grande partito sia sempre stata a saldo fortemente negativo nelle urne, nel senso che la somma dei voti non ha mai dato nessuna garanzia di tenuta di governabilità. In questo specchio di realtà politica italiana nemmeno le larghe intese sembra siano proponibili, ne da una parte, ne dall'altra, per cui le "stelle", che sono i cittadini, stanno a guardare e rischiano di continuare anche con il nuovo Presidente della Repubblica ad essere costui portatore del suo predecessore, prediligendo il vuoto della democrazia, con governi tecnici.