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Un film già visto

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Monselice, 18 maggio 2017. - Adalberto de' Bartolomeis

Più che film o documentari, anche in bianco e nero, i più vecchi, quelli "storici", è qualcosa che in Italia si ripete, in questo Paese, perché ha una rilevanza, quasi prodromica: eliminare politicamente chi dà fastidio, chi disturba, chi mette a disagio, soprattutto se si tratta di ex capi di governo. Costoro, anche fisicamente hanno fatto una brutta fine.

Nell'ordinamento repubblicano e quindi democratico, così, di getto, me ne vengono in mente tre: Bettino Craxi, Silvio Berlusconi ed ora Matteo Renzi. Per quest'ultimo, con i dovuti distinguo, l'uomo sta raggiungendo un'analogia al Cavaliere. Entrambi sono stati oggetto delle attenzioni invasive da parte della magistratura la cui attività investigativa ha cercato di minare il rapporto di fiducia tra loro stessi, come persone e l'elettorato.

Una similitudine, direi, concentrica. Il sistema renziano mi sembra che stia prendendo una direzione di notevole indebolimento, nonostante la sua recente ridiscesa in campo, dopo le primarie, per dimostrare, come sta facendo, a vasto raggio di visibilità in tanti luoghi, per conto delle Istituzioni, di risalire più velocemente gli è possibile nell'abilità di volersi riconquistare il suo ultimo posto dov'era prima, a Palazzo Chigi.

L'operazione "eliminare" politicamente Renzi è mediatica, ovviamente, perché, primo, lo devono sapere tutti. I giornali sembra darne un grande spazio di pagine, riportando, tra un voluto "gossip", frasi dette tra lui e suo padre, intercettazioni che da qualche autorità giudiziaria è uscita fuori e non può essere che volutamente. Secondo, parrebbe proprio che ci sia una vera e propria "strategia", metodica, puntuale, che si ripresenta con connotazioni più o meno identiche a quelle accadute al suo predecessore lombardo: sbugiardare, tingere di nero o di altro, che è peggio, che riguardi la reputazione, per cui con virulento sospetto, se non si riesce a batterlo per via democratica, l'alternativa è la persecuzione giudiziaria. I nemici di Renzi stanno sfruttando un suo punto debole e sembra che lo facciano con "maestria". lui non gode di nessun tipo di immunità, né di quella formale derivante dallo status di parlamentare, né di quella informale derivante dal ricoprire, attualmente, una carica istituzionale.

I magistrati potrebbero, quindi, non preoccuparsi delle intercettazioni e di tutto quello che sta dietro, nei rapporti privati con banche e quanto di rilevanza finanziaria, a cui sembra, al momento che non diano peso, ma poi, chissà, non essendoci nessuna tutela, la situazione, anche per lui potrebbe aggravarsi e renderlo "collega" inquisito di Berlusconi. Entrambi sono stati oggetto di molte attenzioni invasive da parte della Magistratura e l'ordine giudiziario non si può negare che non abbia anche destabilizzato un assetto politico, ormai, traballante da tempo. Pertanto, chi mi dice che anche questa volta la situazione possa ripresentarsi allo scopo che l'elettorato decida, poi, non proprio con malcelato fastidio? La perdita di consensi è una peculiare strategia per spaccare un'intera " leadership" politica e guardare al futuro chiedendosi: ma prima o poi ci sarà o no, un puro?

Un film già visto
 

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