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Dopo la dura provocazione austriaca, l'Italia riapra il caso Alto Adige all'ONU

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Bolzano, 19 dicembre 2017. - di Alessandro Urzì*

La parola d'ordine drammatica, se pronunciata in tedesco, fa rabbrividire: la cittadinanza austriaca sarà assegnata solo a chi si dichiarerà tedesco, puramente tedesco. L'Italia, come fece l'Austria negli anni Sessanta, oggi dovrebbe ricorrere all'Onu per l'evidente aggressione della sua sovranità. L'unilateralità della decisione assunta a Vienna costituisce una lesione del diritto oltre che di ogni regola della diplomazia che dovrebbe regolare i rapporti fra Paesi che si dichiaravano amici, all'interno dell'Unione europea.

Il ricorso all'Onu sarebbe più che giustificato: la consegna plateale da parte della Repubblica austriaca delle politiche per l'Alto Adige nelle mani della pattuglia scomposta di secessionisti che proprio ieri si è presentata in conferenza stampa a Bolzano appare una provocazione che non può rimanere senza risposta.

Trattandosi di una lesione del patto assunto con il rilascio nel 1992 da parte dell'Austria della quietanza liberatoria l'Italia, di fronte alla unilaterale pretesa da parte dell'Austria di annettere con la propria cittadinanza la maggioranza dei cittadini dell'Alto Adige sta mostrando un volto aggressivo di fronte al quale i toni tiepidi del Governo italiano gridano vendetta.

Immaginiamo per un minuto soltanto le conseguenze dell'applicazione di una misura di così forte impatto sull'Alto Adige. Una provincia italiana sarebbe abitata da una maggioranza di cittadini stranieri, austriaci. Si può pensare che la cosa non avrà conseguenze?

L'Austria si era impegnata sulla inderogabilità della autonomia come strumento per la risoluzione della controversia sull'Alto Adige. Oggi fa carta straccia di questo impegno annunciando l'annessione dei cittadini dell'Alto Adige, infrangendo le regole ed i patti. Cosa manca ancora per tornare a portare il caso all'Onu, ma questa volta su iniziativa dell'Italia?

* consigliere provinciale-regionale

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