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L'inerzia di non voler capire

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Monselice, 11 settembre 2018. - di Adalberto de' Bartolomeis

C'è un silenzio sordo sulla questione "pensioni d'oro", salvo qualche sparuto trafiletto che compare al buon cuore di qualche giornalista, che naturalmente espone la logica ovvietà di un astruso progetto di legge, del tutto illogico, iniquo ed anticostituzionale, qualora diventasse legge, riguardo il "taglio sulle pensioni" d'oro, per le quali il Signor Luigi Di Maio, nella qualifica di due alte cariche dello Stato che avoca a sé, ha definito i precettori di tali assegni dei "parassiti sociali".

In pratica ha offeso pesantemente chi una scelta di vita l'ha voluta abbracciare, sentendo il dovere di servire il proprio Paese con un impiego onesto, composto da lealtà, giuramenti alla Nazione, grande professionalità istituzionale, responsabilità e sacrifici. Faccio, con questo ulteriore mio pensiero, un riferimento particolare alle Forze Armate ed ai Corpi di Polizia dello Stato. Gente qualificata che sottrae, per scelta e quindi svolge una missione, spesso per vocazione, ad una vita diversa, senz'altro più comoda e più tranquilla, un impegno quotidiano, a garanzia di tutela e di difesa nei confronti dei propri connazionali e stranieri, un servizio all'interno del Paese ed all'estero.

Ciò da sempre. Questa gente che, nelle varie carriere in uniforme hanno raggiunto qualifiche dirigenziali ed apicali nella scala gerarchica di una carriera militare o dei corpi non militari, si è trovata a ricevere dallo Stato il giusto compenso economico a loro spettante, con uno stipendio calcolato con un sistema retributivo e perciò commisurato al grado o alla qualifica corrispondente e naturalmente dedotto dai contributi che l'amministrazione operava. Aggiungo che per gli impieghi all'estero i contributi si sommano allo stipendio ed alle indennità che percepiscono fuori sede, nei teatri operativi o presso gli organismi internazionali o presso le sedi di Ambasciata e Consolato.

Pertanto, sia che si tratti di un'applicazione di sistema, corresponsione con il retributivo e sia che si tratti con l'applicazione del sistema contributivo, raggiunto il requisito di cessazione dal servizio, con diritto a pensione, il personale che intende cessare a domanda o per limite di età ha versato una valanga di contributi che superano abbondantemente i quaranta anni lavorativi effettivi per avere diritto all'assegno di pensione. Purtroppo le recenti indicazioni, in attesa di essere adottate con la manovra che vorrà attuare l'attuale governo nel voler tagliare tale assegno, sia che si tratti da 4-5.000 euro in su e sia che si tratti dal tetto dei 2.000 euro con il contributo di solidarietà stanno provocando un forte malumore a chi, appartenuto a questa categoria, rimane, per giunta, basito che gli attuali vertici militari in servizio ed il ministro della difesa, per esempio e suoi omologhi non abbiamo eccepito nulla, non stiano facendo una piega, non intervengano a difesa di un palese malumore e forte amarezza di chi, passato nel "regno del dimenticato e del nessuno" è appunto abbandonato, non conta più niente, nonostante avesse raggiunto gradi paritetici agli attuali dirigenti in servizio.

É con forte mio rammarico sentirmi costretto a fare un appunto alle autorità politiche ed istituzionali in servizio dei dicasteri che hanno avuto alle proprie dipendenze collaboratori, fino a ieri, i cui ruoli sono sempre gli stessi che occupano, chi è solo dietro di qualche anno, più giovane di età, le quali sembrano essere indifferenti a questo intendimento che, ripeto, non giustifica per nessun motivo un principio che se è applicato, risulterebbe sbagliato perché creerebbe disparità e danneggerebbe una specifica platea sociale, senza pensare che il principio sarebbe giusto per aiutare chi ha pensioni più basse, accertato però che siano meritevoli di un aumento, mediante una scrupolosa classificazione, nel caso o tutti contribuiscano, lavoratori e pensionati, oppure vengano recuperati i fondi da settori di spesa inutili ( affitti di palazzi vuoti da parte di Enti pubblici, capitoli di bilancio i cui elenchi la Ragioneria Generale dello Stato conosce bene per il patrimonio stesso che puntualmente comporta ogni anno una revisione ad approvazione di una legge di bilancio).

L'inerzia di non voler capire