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Accattonaggio molesto ad Arco, per Agire «tutto come prima»

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Arco, 11 novembre 2017. - di Fabiano Gereon*

Nonostante i proclami dell'amministrazione comunale, in merito a presunte strette di vite contro l'accattonaggio molesto, si scopre che nulla è cambiato. Gli auspicati risultati concreti in realtà hanno avuto brevissima durata, visto che decine di individui "professionisti" dell'accattonaggio, spesso provenienti quotidianamente da fuori Regione, sono tornati a mendicare in maniera più o meno molesta su tutto il territorio.

E' di qualche giorno fa uno dei tanti episodi di accattonaggio molesto, di cui si è reso protagonista un ragazzo di colore che, pretendendo banconote anziché monete, si era messo ad inseguire una signora, costretta poi a rifugiarsi in farmacia per chiedere aiuto. Anche in tal caso, seppur multato dai Carabinieri della locale stazione di Arco intervenuti, il professionista della questua è tornato all'opera, nello stesso posto, con ancor più arroganza di prima e, molto probabilmente, senza neppure aver pagato la sanzione comminatagli.

Nonostante l'impegno dei Carabinieri e degli altri enti, si deve constatare che le Forze dell'Ordine non hanno gli strumenti idonei per fronteggiare una pratica odiosa, che normalmente prende di mira i cittadini più deboli e più facili da molestare (come ad es. gli anziani). Infatti la normativa Nazionale è lacunosa, in quanto nel codice penale l'accattonaggio non molesto è stato depenalizzato e, a quanto pare, anche l'ordinanza comunale non risulta essere certo idonea.

Anche l'inottemperanza al "foglio di via obbligatorio", emesso dal Questore, e solo in presenza di presupposti prodotti dalle Forze dell'Ordine, si risolve con una denuncia a carico del trasgressore che, nella pratica, non è un vero deterrente ed anzi, costituisce più un costo per la collettività che la risposta al problema.

Infatti, al soggetto in questione, risultando nullatenente nella maggior parte dei casi, verrà assegnato un avvocato d'ufficio, pagato dalla collettività insieme alle spese processuali. E forse, dopo una decina di denunce che porteranno ad un processo che si terrà a distanza di circa un anno e che terminerà chissà quando, al soggetto trasgressore verrà applicata (forse) una qualche condanna penale, sicuramente irrisoria. È triste, ma, in molti casi, questo è il normale iter della Giustizia.

Allo stato attuale, la soluzione più semplice ed efficace sarebbe l'emanazione di un'ordinanza comunale idonea a fronteggiare il fenomeno.
Così come già accaduto negli ultimi anni in altri comuni del nord Italia, il Comune dovrebbe vietare ogni forma di accattonaggio nei luoghi pubblici e privati, dato che, in assenza di molestia, si rende necessaria la denuncia da parte delle vittime (spesso persone deboli e timorose, che preferiranno lasciar perdere).

La Polizia Locale si dovrebbe occupare di perseguire questa pratica (lasciando, in tal modo, i Carabinieri e la Polizia liberi per altre tipologie di intervento) e soprattutto dovrebbe procedere al sequestro del denaro raccolto, come accade già anche in alcuni comuni trentini. La confisca della questua rappresenta il solo ed unico elemento deterrente agli occhi di queste persone che altrimenti non hanno nulla da perdere e continueranno imperterrite nella loro attività.

Il denaro sequestrato potrebbe poi essere destinato alle varie strutture ed enti caritatevoli (Caritas, banco alimentare, ecc.) già presenti ed attivi sul territorio ed utilizzato quindi per chi è veramente bisognoso.
Precisiamo infine che Agire ha già analizzato questo fenomeno e preparato delle proposte per arginarlo, come si può leggere nel Programma Sicurezza già disponibile sul sito.

*Coordinatore dell'Alto-Garda di Agire per il Trentino

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