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Greggi trentine e lupi, il monito di Dreosto: attività a rischio scomparsa

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Trento, 28 luglio 2020. – di Dario Buscema

Non più tardi di una settimana fa sui social è apparso un post struggente, dove una ragazza, di professione allevatrice, descriveva sentitamente il proprio stato d'animo, in seguito alla scoperta delle proprie capre, morte sbranate per bocca dei lupi.

Un turbinio di emozioni forti e reali, che scuotono l'animo di chi alleva, con sacrifico e amore i propri animali, a fronte di un reddito giustificato principalmente dall'attaccamento che gli allevatori hanno verso il loro bestiame. Ne sa qualcosa il sig. Nones Roberto, che gestisce Malga Agnelezza, in Val di Fiemme "coordino l'unica societá cooperativa presente in Trentino che si occupa dell'alpeggio di capre, la mia é la seconda malga da latte trentina nella quale conferiscono tantissimi neo-allevatori, tutti molto giovani, in media venticinquenni, che dopo gli studi iniziano ad intraprendere l'allevamento delle capre da latte; purtroppo - continua Nones - da alcuni anni subiamo attacchi dai lupi, gli allevatori sono sempre piú sfiduciati e l'indennizzo del capo ucciso non copre certo la sofferenza e la delusione, enormi, che l'allevatore é costretto a subire. I nostri animali sono membri di famiglia, come lo é un cane, conosciamo le nostre capre una ad una ed é questa interazione che ci appaga delle fatiche del nostro lavoro."

Nones ha subito una predazione di sei capre la notte dell'undici luglio, pur avendole protette con una rete alta un metro e mezzo. I lupi saltano o si arrampicano. Lo stesso é accaduto l'anno prima. E' andata peggio ad un allevatore di Rovereto, che recentemente ha perso ben 45 pecore: il gregge rincorso dai lupi si é lanciato nel vuoto di un burrone.

Sulla questione interviene anche la politica europea, nella persona di Marco Dreosto che lancia l'allarme "il problema é serio e va affrontato, rischiamo in alcune aree l'abbandono di attivitá rurali essenziali, le uniche praticabili fra l'altro, come l'alpeggio, nelle zone svantaggiate e montane. Al pari della Slovenia e della Svizzera l'Italia deve ammettere di avere un problema, che deve essere risolto al piú presto; personalmente ho chiesto alla Commissione europea la modifica dello status di protezione dei grandi carnivori, al fine di considerare i medesimi specie protetta anziché particolarmente protetta; questa modifica darebbe possibilitá agli Stati UE di poter intervenire con prelievi in deroga mirati, laddove le densitá di popolazione dei carnivori siano tali da arrecare pregiudizio alle attivitá umane" conclude infine l'Eurodeputato.

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