Aung San Suu Kyi ritira il Nobel

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Aung San Suu KyTrento, 16 giugno 2012. - di Tobias Fior 

Il momento tanto atteso è finalmente arrivato: Aung San Suu Kyi ritirerà il Premio Nobel per la Pace che le era stato attribuito nel 1991, quindi esattamente ventun'anni fa. All'epoca l'attivista birmana non ebbe modo di ritirare il Premio a causa degli arresti domiciliari comminatele dal regime birmano nel 1989. Avrebbe potuto lasciare la sua terra, proposta che le fece il regime stesso, ma lei non si arrese e rimase in Birmania fino al 13 novembre 2010 quando venne dichiarata libera.

La "Signora di Rangoon" in questi giorni sta facendo un giro di visite in Europa prima di arrivare a Oslo per il ritiro del Premio. Il 14 giugno 2012 ha avuto un piccolo malessere durante una conferenza stampa in Svizzera. Il suo portavoce ha dichiarato che ora sta meglio, nonostante un leggero mal di testa, e che dunque il programma non subirà variazione alcuna. La consegna del Premio Nobel avverrà quindi il 16 giugno 2012 a Oslo, dove Aung San Suu Kyi terrà il suo discorso.

Il Svizzera Aung San Suu Kyi è stata accolta dalla Camera del Popolo con una standing ovation di circa due minuti. Qui la "Signora" ha parlato di lavoro, infatti durante il suo discorso ha fatto un appello singolare: «Incoraggiate i vostri governi ad aiutarci a costruire una nuova società: sono consapevole che le aziende straniere non vengono soltanto per altruismo, ma mi auguro che non solo i loro profitti siano condivisi con il nostro popolo ma si rendano conto di tutto il nostro potenziale». E l'appello di Suu Kyi è stato ricevuto in particolar modo da una multinazionale come la Coca Cola che dopo sessant'anni di assenza tornerà in Birmania. La decisione della Coca Cola arriva assieme alla decisione degli Stati Uniti di abolire le sanzioni esercitate nei confronti del Paese asiatico.

Inoltre gli aiuti economici sono arrivati anche, ovviamente, dalla Svizzera che si è impegnata a versare in quattro anni la somma di 25 milioni di franchi svizzeri.

Purtroppo al momento della partenza di Aung San Suu Kyi, in Birmania sono ripartite le violenze. Infatti nello stato del Rakhine, al confine con il Bangladesh, un luogo dove la convivenza fra le religioni è troppo difficoltosa. Gli scontri sono scoppiati a causa dello stupro e dell'assasinio di una donna buddhista da parte di islamici. Un manipolo di persone inferocite ha assalito un autobus dove pensavano di trovare gli autori dell'omicidio. Sono morte massacrate ben dieci persone.

La cosa però non è finita qui infatti venerdì è scoppiata la rivolta islamica che dopo la preghiera del venerdì alcuni gruppi di fedeli hanno attaccato persone di religione buddhista. Ora si teme che le violenze tendano a dilagare nel resto del Paese.

Tobias Fior *

* E' giornalista e scrittore. Coordinatore Regionale Alleanza Italiana FVG.

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