La crisi continua ad uccidere!

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La crisi  continua ad uccidereTrento, 10 marzo 2012. - Siamo a Ginosa Marina, vicino Taranto. Dai suoi abitanti, quella del 9 marzo verrà ricordata, da tutti, come una giornata nera. Si, perchè nero era il futuro agli occhi del sessantenne commerciante, sfortunato protagonista. Probabilmente il suo domani non aveva neanche quel terrificante colore. Lui, il suo domani, non riusciva neanche a intravederlo all' orizzonte. 1.000 euro gli occorrevano per coprire il debito che aveva col suo fornitore. 1.000 euro in tasca, forse, non gli avrebbero fatto compiere quel gesto assurdo. Li avevi chiesti alla banca, inutilmente.

Chissà quante volte li aveva supplicati nelle sue preghiere. Chissà quante volte aveva sperato che le cose si aggiustassero così, come per miracolo, così, semplicemente. Ma i miracoli, nel 2012, per chi non arriva a fine mese, per chi davvero fa seguire alla parola "debito" quella di suicidio, ahimè, non esistono.

Vestiamo per un attimo i panni che mai potremmo riuscire a pensare come nostri: supponiamo di essere noi i figli dell' uomo di cui i giornali non smettono di parlare. Supponiamo che a trovarci davanti quel corpo senza vita, appeso per il collo ad un albero, saremmo stati noi.

A chi avremmo dato la colpa? A chi avremmo avuto bisogno di darla?

Forse ce la saremmo presa con noi stessi per non aver fatto di più, forse avremmo condannato la società ingiusta. Alcuni si sarebbero consolati ripetendosi che era tutto solo un terribile incubo. Perché preoccuparsi tanto? In fondo bisognava solo svegliarsi.

Rosaria Rizzo

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