55° anniversario della strage di Malga Sasso: non dimentichiamo

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Urzì: nostro dovere morale ricordare le vittime della stagione delle bombe, no al revisionismo storico sugli anni di piombo in Alto Adige

Bolzano, 8 settembre 2021. - Redazione

In occasione del 55° anniversario della strage di Malga Sasso, il pensiero commosso come sempre va alle vittime innocenti di quel gesto assassino e vile compiuto dai terroristi del Befreiungsausschuss Südtirol, organizzazione violenta e criminale che mirava ad ottenere con le armi la secessione dell'Alto Adige dall'Italia.

Obiettivo dei terroristi separatisti, in quella mattina del 9 settembre 1966, fu una piccola caserma della Guardia di Finanza con sede a Malga Sasso, Steinalm in lingua tedesca, 40 minuti di cammino dal Brennero ed i militari che lì prestavano servizio: il vicebrigadiere Herbert Volgger, prima vittima di lingua tedesca della cruenta stagione delle bombe in Alto Adige, il finanziere Martino Cossu ed il tenente Franco Petrucci.

L'esplosione dei 25 chilogrammi di tritolo nascosti dai terroristi in un'intercapedine ed il conseguente crollo di parte della caserma non lasciò loro scampo. In sede processuale le responsabilità di quell'attentato furono attribuite a Alois Larch, Alois Rainer e Richard Kofler, mentre il ruolo fondamentale di Georg Klotz fu stabilito dal tribunale di Milano, ma non poté procedere a causa della morte dell'imputato qualche mese prima della sentenza.

"A quasi sessant'anni da quella buia stagione di morte e di dolore – commenta il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì – in Alto Adige ancora non vi è una storia condivisa tra i gruppi linguistici che affermi con forza l'inutilità della lotta armata nel raggiungimento dell'autonomia di questa terra, di cui anzi fu ostacolo al processo ormai avviato nelle sedi nazionali ed internazionali. Ancora oggi – prosegue Urzì - si continuano a celebrare con tutti gli onori i carnefici che dalla "Notte dei fuochi" alimentarono la stagione del terrore anche in provincia di Bolzano e minarono la convivenza pacifica e laboriosa dei diversi gruppi linguistici, mentre non vi è nessuno luogo di memoria e pietà per le vittime degli attentati.Ogni processo di revisionismo storico – conclude l'esponente di Fratelli d'Italia - sugli anni di piombo in Alto Adige va rimandato con forza al mittente: le bombe secessioniste non sono diverse dalle bombe messe da ogni altra organizzazione terroristica, coloro che sparsero sangue e terrore in Alto Adige non furono dei "combattenti per la libertà" come oggi qualcuno, anche tra chi governa questa provincia, vorrebbe farli passare, ma solo degli assassini."

(nella foto Malga Sasso nel 50° anniversario della strage 9 settembre 1966-9 settembre 2016)

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