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Marò, subito a casa!

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Massimiliano Latore e Salvatore GironeVerona, 6 aprile 2012. - Da quando ho appreso la notizia del fermo, da parte delle autorità indiane, dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone due domande continuano a ronzarmi in testa: perchè sono stati fermati? che cosa stiamo facendo per riportarli a casa? Per quanto ci è dato di sapere i due soldati si trovavano sulla petroliera nel quadro di un'operazione internazionale antipirateria. In base agli accordi internazionali attualmente in vigore gli appartenenti alle Forza Armate di un Stato sovrano che compiano dei reati durante lo svolgimento di una missione internazionale sono soggetti alla giurisdizione della Nazione alla quale appartengono (valga per tutti l'esempio della funivia del Cermis). Inoltre non ci sono prove concrete contro di loro. A riguardo riporto l'articolo pubblicato il 28 marzo su ESERCITO ITALIANO -IL BLOG 

"Gli esperti considerano che ci sono incongruenze sia nelle testimonianze dei pescatori sia nelle indagini realizzate dalle autorità indiane. Uno dei rappresentanti della perizia nel caso, Luigi Di Stefano, il quale ha realizzato un accurato rapporto su quanto accaduto nelle coste di Kerala, ha assicurato al Sole24Ore che "molti elementi non quadrano". A cominciare dall'autopsia effettuata dall'anatomopatologo del Tribunale indiano, il professor Sisikala che ha recuperato il proiettile dal corpo di uno dei due pescatori uccisi, definendolo calibro 0,54 pollici, parti a 13 mm cioè un calibro oggi inesistente".

Il perito sostiene che "il proiettile è stato repertato con misure indicate in modo criptico e furbesco", inoltre considera che "se Sisikala avesse espresso le misure del proiettile in forma canonica, cioè con calibro e lunghezza in millimetri, avrebbe scritto calibro 7,62 e lunghezza 31 millimetri. Il caso sarebbe già chiuso dal 16 febbraio, giorno successivo al fatto e giorno dell'autopsia. Invece del diametro ha reso nota la "circonferenza" (credo sia la prima volta al mondo) e invece dei millimetri ha usato i centimetri", ha detto il perito a modo spiegativo.

Per Di Stefano, le autorità indiane hanno sempre saputo che il calibro che ha ucciso i due pescatori non è quello delle armi italiane e considera che ha avuto "malafede" da parte degli investigatori indiani. Una malafede che spiegherebbe, afferma il perito, perché i due esperti balistici dei carabinieri non sono stati ammessi alle indagini ma accettati solo come osservatori.

D'altra parte, Di Stefano parla di contradizioni nelle testimonianze dei pescatori: ad esempio, il proprietario del peschereccio, Freddy Bosco, ha detto "di aver subito l'attacco alle 16.15 ma in quel momento la Enrica Lexie si trovava 27 miglia più al nord" del luogo del successo. Inoltre, Bosco ha dichiarato, tre settimane dopo dei fatti, che non aveva mai visto la scritta della nave dalla quale erano arrivati gli spari.

Secondo le analisi di Di Stefano nella zona dove è avvenuto l'incidente erano 5 le navi con la stessa colorazione, di cui solo quattro chiamate dalla Guardia Costiera, che esclude la greca Olimpyc Flares che aveva appena denunciato un attacco di pirati. La nave greca comunque è stata esclusa subito dopo che la Enrica Lexie accettò di entrare nel porto di Kochi, dove i due marò furono poi fermati."

Questo quanto scritto dall'Esercito Italiano. A me, in tutta onestà, non interessa il se ed il come. I nostri soldati DEVONO tornare a casa. In seguito, se ne sussisteranno gli elementi, saranno procesessati ed eventualmente condannati.

Roberto Mancini - Lettera Politica 339

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