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Diossine e PCB nel latte materno in provincia di Brescia

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Come l'Asl di Brescia ha saputo ignorare la contaminazione del "Sin Caffaro"

Brescia, 9 aprile 2022. – di Marino Ruzzenenti

Con ingiustificato ritardo di quasi 3 anni, nel marzo 2022, è stato reso pubblico sul sito dell'Ats lostudio dell'Iss, che era stato programmato dall'allora Asl di Brescia, direzione Carmelo Scarcella, all'indomani della "riscoperta" del caso Caffaro ad opera dell'inchiesta di "Presadiretta" del 31 marzo 2013. Forse la pubblicazione è avvenuta in seguito all'uscita del libro, Veleni negati.

Il caso Caffaro, Jaca Book, Milano 2021: qualcuno all'Ats si è sentito chiamato in causa dal titolo e quindi in obbligo di aprire qualche crepa nello storico "negazionismo" dell'Asl di Brescia.

Tuttavia, se si esamina lo studio costruito nel 2015 ai tempi del negazionismo ancora imperante dall'Asl di Brescia per quanto riguarda il campionamento georeferenziato delle donne da arruolare, si nota che il "caso Caffaro" è clamorosamente aggirato per l'ennesima volta: le 41 donne esposte provengono da zone remote rispetto al "SIN Caffaro", tanto è vero che in tutto lo studio neppure si fa cenno alla Caffaro come possibile fonte di questi contaminanti, ma le "esposte" sarebbero genericamente "donne residenti a Brescia e zone limitrofe a presumibile esposizione incrementale a questi inquinanti (DGD 1 Brescia città, DGD 2 Brescia hinterland e DGD 3 Valle Trompia)", zone maggiormente industrializzate, rispetto alle "non esposte" residenti nella bassa bresciana, area prevalentemente agricola e a minor concentrazione industriale, come da figura 1 dell'Allegato 1.

Lo studio dimostra ciò che può considerarsi scontato, ovvero che in aree maggiormente industrializzate, in particolare ad alta intensità di metallurgiche, è maggiore la presenza di diossine e PCB nel latte materno, anche se lo scostamento è tutto sommato minimo, di 1,33 volte mediamente, a conferma che sia le "esposte" che le "non esposte" appartengono a "un fondo" in gradazione diversa inquinato. In ogni caso lo studio non ci dice nulla sulla contaminazione indotta dal "SIN Caffaro", che era la ragione da cui era scaturito il progetto.

Per avere un termine di confronto a questo proposito riportiamo il dato della contaminazione del latte materno dell'unica donna, consumatrice di alimenti del nel "SIN Caffaro", a suo tempo monitorata e riportata nell'unico studio che ha indagato la contaminazione umana di PCB e diossine nel "SIN Caffaro" che incredibilmente e stranamente viene ignorato nella bibliografia allegata a quello di cui all'oggetto,Turrio-Baldassarri L. e al., PCDD/F and PCB in human serum of differently exposed population groups of an Italian city, "Chemosphere" 73 (2008) S228-S234.http://www.ambientebrescia.it/CaffaroDiossineSangueChemosphere.pdf.

Ebbene in questa donna sono stati rilevati pgTE/g grasso 30 di PCDD/DF e 116 di PCB-DL, per un totale di TE (tossicità equivalente) di 147 pgTE/g grasso, forse un record mondiale. Per dare l'idea di come sia stato scelto il campione dall'Asl di Brescia e di come si sia accuratamente aggirato il"SIN Brescia-Caffaro", ignorando le donne a suo tempo consumatrici di alimenti all'interno del SIN, nella donna "esposta" che nel presente studio ha il livello più alto di TE, questo è pari a 20 pgTE/ggrasso, ovvero oltre 7 volte meno della donna del "SIN Caffaro". Comunque anche questa contaminazione "di fondo" rilevata a Brescia risulta preoccupante alla luce del Scientific Opinion on Risk for animal and human health related to the presence of dioxins and dioxin-like PCBs in feed and food dell'European Food Safety Agency (EFSA, 2018). Nell'Opinion viene stabilito un valore di sicurezza per esposizione alimentare a sostanze diossina-simili di circa 7 volte inferiore a quello attualmente in uso (EFSA, 2005), ovvero "l'assunzione settimanale tollerabile per diossine e PCB diossina simili negli alimenti di 2 pgTE per chilogrammi di peso corporeo". https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/dioxins-and-related-pcbs-tolerable-intake-level-updated .

Se consideriamo il peso di un neonato di circa 3 Kg si dovrebbe contenere la dose di assunzione a meno di 1 pgTE al giorno, limite che evidentemente non si potrebbe rispettare per il latte  (in un dl, ovvero un bicchierino di latte materno, vi sono circa 4 g di grasso!), che comunque rimarrebbe raccomandabile per i tanti vantaggi dell'allattamento.

ALLEGATI

1. Istituto superiore di sanità, Studio di monitoraggio di policlorodibenzodiossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF), e policlorobifenili (PCB) nel latte materno di donne residenti nella Provincia di Brescia (Novembre 2015 – Ottobre 2018). Relazione scientifica a cura di Elena DeFelip, Roberto Miniero, Anna Maria Ingelido, Annalisa Abballe, Roma maggio 2019.
https://www.ats-brescia.it/it/relazioni-e-pubblicazioni Relazione finale ISS sul monitoraggio Diossine e PCB nel latte materno [Di seguito si riportano i passi più significativi di valutazione dello studio, le conclusioni e figure e tabella allegate].
"I valori di BE sono definiti come la concentrazione - o il range di concentrazioni - di una sostanza in una matrice biologica compatibile con i valori guida di esposizione stabiliti in base alle caratteristiche tossicologiche della sostanza stessa, e derivata integrando i dati di tossicocinetica con le indicazioni fornite dal risk assessment effettuato sulla sostanza.
Si osserva che nel presente studio tutti i valori rilevati sono al di sotto dell'estremo inferiore (31 pg/g grasso) del range di valori ricavato da JECFA, ECCSCF e UKCOT, mentre due valori (15.8 e 20 pgWHO-TE/g di grasso) si collocano al di sopra del valore più cautelativo (15 pgWHO-TE/g di grasso) ricavato da ATSDR.
Vale sottolineare che i valori di BE sopra riportati, derivati dalle varie agenzie, saranno verosimilmente modificati in seguito alla pubblicazione della recente Scientific Opinion on Risk for animal and human health related to the presence of dioxins and dioxin-like PCBs in feed and food dell'European Food Safety Agency (EFSA, 2018). Nell'Opinion viene stabilito un valore di sicurezza per esposizione alimentare a sostanze diossina-simili di circa 7 volte inferiore a quello attualmente in uso (EFSA, 2005), in base ad alcune evidenze di recente acquisizione su possibili effetti sulla funzione riproduttiva maschile anche a livelli di esposizione finora considerati associati a un incremento di rischiotrascurabile.
Proprio queste ulteriori evidenze tossicologiche confermano come sia di primaria importanza tendere auna diminuzione dell'esposizione umana alle sostanze diossina-simili, mettendo in atto tutte le possibili misure per ridurre la loro immissione nell'ambiente.
Considerando una serie di studi tossicologici ed epidemiologici che identificano gli effetti dei PCB sullo sviluppo mentale e motorio dei bambini esposti in utero come gli effetti critici meglio documentati, l'AFSSA pone il valore soglia di concentrazione critica per le donne in gravidanza e in allattamento a 700 ng/g di grasso di PCB totali (di cui la concentrazione dei NDL6-PCB rappresenta, nel latte materno, un a frazione non inferiore al 60% e la concentrazione dei NDL9-PCB una frazione di circa il 70-80%).

Conclusioni
Le differenze di concentrazione tra i due gruppi di donatrici "esposte" e "non esposte" sono risultate significative per tutte le classi di analiti considerati. Tra le variabili che risultano significativamente associate alle concentrazioni osservate, l'età è il parametro che risulta avere maggiore influenza.
Per quanto riguarda le concentrazioni dei composti diossina-simili, espresse in pgTE2005/g di grasso, il rapporto tra le concentrazioni mediane di esposte/non esposte è pari a 1.33 per PCDD+PCDF+DL-PCB, a 1.25 per PCDD+PCDF, e a 1.45 per DL-PCB, mentre per le concentrazioni dei NDL-PCB (espresse in ng/g di grasso) tale rapporto è di 1.12 per NDL6-PCB e 1.13 per NDL9-PCB (per tutte le classi di analiti, 0.000 < P < 0.045 al Test di Mann-Whitney)".

(nella foto Marino Ruzzenenti)

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