Seppi: "Che le modifiche allo Statuto non siano provocazioni congressuali"

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Micaela BiancofioreBolzano, 14 marzo 2012. - Senza dubbio encomiabile lo sforzo di presentare modifiche a diverse norme dello Statuto di Autonomia attuato dall' on. Biancofiore; ciò rappresenta una proposta politica di cui i Suoi avversari all'interno del PDL dovranno prendere atto. Nulla di più! La questione, non volendo confonderla con una pura e semplice provocazione che risulterebbe del tutto deleteria, è infatti un'altra: se i cambiamenti allo Statuto costituiscono, come appare, una semplice ragione mediatica in vista di un Congresso interno ad un partito è giusto che escano dalle menti di una parte politica interna allo stesso e, francamente, a noi non interessano visto lo scarso risultato che potrebbero ottenere da un punto di vista pratico; se invece vogliono costituire una vera e propria volontà di cambiamento, cosa che noi auspichiamo da sempre, non possono essere posti all'attenzione della pubblica opinione se prima non confrontati, discussi e considerati da una più ampia platea politica e sociale che fuoriesca dal PDL, si coniughi e si concretizzi con le altre opinioni degli altri partiti del centro destra e divengano ragione di confronto e di concretizzazione almeno con tutte le varie anime che rappresentano il variegato mondo politico italiano. Quest'ultimo dovrà poi confrontarsi sia con i rappresentanti politici al Governo nazionale, essendo una modifica ad una legge di rango costituzionale, sia con i partiti dell'area tedesca. E mi appare lontanissima tale proposta da essere coniugabile in questa fattispecie: lo dichiaro senza entrare nel merito dei cambiamenti proposti che, fra il resto, non li trovo tutti attinenti al nostro pensiero. Aprire una dialettica attorno a questo tema sarebbe, nella situazione catastrofica in cui giace il PDL, solo tempo perso. In ultima analisi riteniamo che lo Statuto, nel quale non ci siamo mai riconosciuti, vada assolutamente cambiato ma se lo si vuole e lo si deve fare, perché esiste anche da parte di altri la volontà di farlo, facciamolo tutti assieme ricercando comuni denominatori e presentando proposte condivise. Altrimenti rimane pura e semplice propaganda finalizzata alla provocazione pre congressuale di una parte in causa e, su un tema di questa portata, non ci sentiamo di comprometterci perché la questione abbisogna di serietà, volontà al dialogo, disponibilità alla trattativa. Tutto il contrario di ciò che appare: nessuno può avere la presunzione di proporre cambiamenti se questi non sono il frutto della condivisione generale.

Donato Seppi, consigliere provinciale e regionale di Unitalia

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