Diritto allo studio e inibizione del trasporto pubblico: mute le autorità

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Trento, 19 gennaio 2022. – di Carlo Martello

Con una lettera (PEC) del 4 gennaio scorso, l'Associazione "LO SCUDO" a difesa dei Cittadini interessava il commissario del governo, l'assessore provinciale all'istruzione, il procuratore generale presso la corte d'appello di Trento, i procuratori della repubblica di Trento e Rovereto, il Difensore Civico nella Provincia di Trento, il Garante per i minori sulla questione rilevante dell'obbligo del "permesso verde rafforzato" per l'accesso o utilizzo dei mezzi del trasporto pubblico.

L'Associazione "LO SCUDO" evidenziava in quella missiva che gli studenti per andare a scuola con il trasporto pubblico devono (fino al 31 marzo 2022) munirsi di quel "lasciapassare", mentre non è richiesto per entrare a scuola.

Inoltre, "LO SCUDO" sottolineava che gli studenti costretti, per motivi logistici, a servirsi del trasporto pubblico, quando i familiari per ragioni economiche o di tempo sono impossibilitati ad accompagnarli, subiscono una doppia discriminazione: nei confronti di chi può andare a scuola a piedi e di chi va a scuola con mezzi privati.

Così si viene a negare il diritto universale allo studio (art.34 della Cost.), mentre viene ignorato il Regolamento UE 2021/953 in materia di Covid-19 che vieta le discriminazioni.

Gli studenti, dunque, non possono recarsi a scuola perché a loro è interdetto l'uso del trasporto pubblico con il rischio di perdere l'anno scolastico e magari di conseguenza l'abbandono.

Inoltre, l'ordinanza (R.G. 45986/2020 16dicmbre 2020) della sezione VI del Tribunale di Roma (giudice Alessio Liberati) ritiene tutti i dCPM emanati dal 31 gennaio 2020 ovvero dall'inizio della pandemia presentano profili di illegittimità tali da renderli nullificabili nonché il diritto alla disapplicazione.

Lo "SCUDO" è ancora in attesa di una risposta. In questo caso, il silenzio delle autorità è certamente molto rumoroso!!!

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