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Sanità trentina :“Affidarsi alle cooperative è un campanello d’allarme”

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Bisogna efficientare i servizi e valorizzare le professionalità

Trento, 18 maggio 2022. – di Claudio Cia*

L'apertura del Direttore generale dell'Apss alle cooperative per l'affidamento dei servizi dei Pronto soccorso e dei punti nascita suona come un campanello d'allarme che non deve essere sottostimato.

La logica dell'Azienda sanitaria è certamente ragionevole: in un contesto di gravissima carenza di medici ed infermieri è necessario garantire in ogni modo la continuità nei reparti. Ma a quale costo? Affidarsi alle cooperative potrebbe ridurre la qualità del servizio a causa delle modalità di reclutamento del personale da parte delle stesse.
Talvolta, nella sostanziale impossibilità di fare selezione, le cooperative si affidano a medici e infermieri che hanno conseguito il proprio titolo in Paesi con un livello di formazione non paragonabile a quello italiano, e che magari non hanno avuto una significativa continuità lavorativa negli ultimi anni o un'adeguata formazione continua.

Inoltre, l'auspicata continuità del servizio verrebbe a mancare nei fatti, perché un conto è il lavoro di equipe con colleghi che si conoscono e hanno sviluppato modalità d'interazione efficienti, un altro conto è "passare le consegne" ad un medico o un infermiere che non si conosce, che può cambiare quotidianamente, e che può essere percepito e percepirsi come un corpo estraneo. Un simile turnover limiterebbe pesantemente l'efficienza nel funzionamento dei reparti. L'extrema ratio dell'affidamento alle cooperative potrebbe essere comprensibile per servizi non "essenziali", ma è assolutamente preoccupante che possa potenzialmente riguardare anche i punti nascita ed addirittura il Pronto soccorso dell'Ospedale Santa Chiara, il più importante Presidio Ospedaliero sul territorio trentino.

Per risolvere una simile situazione, che si trascina da anni e riguarda anche molte altre zone in Italia e in Europa, è chiaro che non esista la bacchetta magica. Bisogna però fare uno sforzo per creare una prospettiva di lungo periodo che superi le soluzioni "tampone" che di fatto accumulano solo la polvere sotto al tappeto.

È comprensibile, ad esempio, che nell'immediato vengano aumentate le paghe per ricorrere ai medici che in libera professione coprono i turni scoperti nei Pronto soccorso e nei punti nascita, ma ciò a lungo andare potrebbe disincentivare la loro propensione a lavorare principalmente nel pubblico, collezionando invece solo qualche sporadico e ben retribuito gettone di presenza. È altrettanto evidente che questo sistema fa lievitare enormemente la spesa per determinati servizi. Risulta dunque fondamentale lavorare all'efficientamento e alla razionalizzazione del nostro sistema sanitario, rivedendo il funzionamento di alcuni servizi, e al contempo implementare misure per valorizzare le professionalità di medici, infermieri e oss all'interno del sistema pubblico.

*Presidente del Gruppo consiliare provinciale Fratelli d'Italia

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