Parità di genere: corsi obbligatori, chi non partecipa deve giustificarsi

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Monumento alla famigliaTrento, 1 ottobre 2015. - di Guerino Soini*

Sui quotidiani locali, appare oggi, pur in forme leggermente diverse, la notizia che i sulla frequenza dei corsi sulla parità di genere decide la scuola e chi non intenda parteciparvi deve arrivare con la giustificazione. L'Adige mette a margine anche la presa di posizione del sig. Zanella di Arcigay che definisce irricevibile la posizione delle famiglie che chiedono con forza di poter decidere su cosa la scuola insegna o meno ai propri figli.

A chi assume questa posizione va ricordato, così tanto perché non si pensi che le famiglie trentine difettano di sensibilità sociale, che l'art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo recita: "I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli"; che nell'art. 2 della Convenzione Europea sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo si afferma che: " Lo Stato, nel campo dell'insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche"; che nell'art. 30 della nostra Costituzione si dichiara: " E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, ......"

A fronte di quanto sopra, riconoscendo la validità giuridica di quanto espresso nei documenti citati, non si comprende come si possa definire irricevibile la richiesta delle famiglie di poter sindacare sull'istruzione dei propri figli specialmente se questa tocca in modo rilevante la sfera affettiva delle persone.

LGBT, della quale Arcigay fa parte, sta portando avanti un progetto subdolo che, adottando la strategia descritta dalla " finestra di Overdon", (ovvero dei piccoli passi progressivi che tendono a far diventare socialmente accettabile mediante il tempo ed un opportuna strategia mediatica quello che in origine era socialmente inaccettabile ) mira a produrre un mutamento antropologico nella società attuale partendo proprio dall'indottrinamento nella scuola ( dove le menti e la personalità sono più permeabili ) cominciando a parlare del problema in modo innocuo e adottando come cavallo di troia " l'omofobia " ed il " rispetto delle diversità " per sfociare poi in quanto previsto dai vari DDL allo studio in Provincia di Trento e a livello nazionale dove le cose sono ben diverse e la teoria del GENDER appare nitida in tutta la sua realtà.

Lo scopo, evidente, è quello di sostituire la società attuale con una più debole, maggiormente governabile, dove la tradizione sia un fattore secondario da liquidare come inutile vecchiume, dove la famiglia naturale sia un oggetto obsoleto da spazzare via in nome dei nuovi diritti che taluni ( una minoranza ) accampano, pretendendo di assoggettare a questi l'intera società. Si parla tanto di rispetto della diversità e di omofobia: non mi risulta che in Trentino manchi il rispetto per chi è diverso e tanto meno risulta che ci siano, o si siano verificati, episodi di bullismo omofobico.

No, la realtà è un'altra, ci si vuole ridurre tutti ad un pensiero unico in linea con i fautori di questo pastrocchio. Ebbene, Fratelli d'Italia combatterà con forza questa battaglia dando sostegno a tutte le famiglie che ritengono una loro responsabilità l'educazione dei figli, responsabilità che nessuno, nemmeno la scuola, si può arrogare.

Parità di genere: corsi obbligatori, chi non partecipa deve giustificarsi