Bolzano: un NO convinto alla riforma Renzi-Boschi-Verdini

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Bolzano NO alla riforma RenziBolzano, 15 novembre 2016. - Redazione*

Un no convinto alla riforma costituzionale: i motivi sono stati ampiamente illustrati nel corso di una serata tenuta nelle sale della Circoscrizione Gries di Bolzano dal consigliere provinciale de «L'Alto Adige nel cuore» Alessandro Urzì, l'ex presidente del consiglio provinciale Maurizio Vezzali e il coordinatore del Comitato provinciale per il NO Salvatore Piras.

La riforma soprattutto se approvata condurrà l'Italia verso un periodo di pericolosa incertezza.

La maggioranza stretta attorno a Renzi l'ha voluta imponendola a colpi di maggioranza al Parlamento invece di cercare una intesa trasversale ed ha ottenuto la divisione secca e netta del Paese, esattamente il clima opposto a quello che dovrebbe accompagnare la modifica delle "regole del gioco", di una qualunque Carta costituzionale.

False sono le parole d'ordine su cui si sta muovendo tutta la campagna del PD: non abolirà il bicameralismo perché il Senato verrà mantenuto, solo che i senatori non saranno più eletti ma nominati dalle segreterie dei partiti.

Falso è che si ridurrà il costo della politica. Il mantenimento del Senato continuerà a generare tutti i costi della burocrazia connessi, rimarranno gli uffici, le amministrazioni, i nuovi senatori scelti fra consiglieri regionali e sindaci percepiranno rimborsi tali da eguagliare quasi le indennità degli attuali senatori.

E per di più avremo sindaci (come quello di Bolzano) e consiglieri regionali a mezzo servizio e che faranno i senatori come al dopolavoro.

Falso è che saranno semplificati i procedimenti di approvazione delle leggi.

Anzi da due sistemi attuali si passerà a oltre una dozzina, con rischio di conflitti di competenze e ricorsi che potrebbero ingolfare l'attività di produzione delle leggi.

Ma quello che è più drammatico è che con la legge elettorale approvata prima della riforma la riforma stessa si trasformerà in una tagliola per la democrazia. Partiti anche solo con il 10% dei voti reali potrebbero ottenere un domani la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati, gli eletti saranno di fatto nominati di fiducia del capo del partito, il Parlamento non avrà più spazi di libertà autonomi e sarà strumento al servizio del Capo del Governo che potrà di fatto determinare l'elezione della maggioranza dei giudizi della Corte costituzionale (quindi non ci saranno più arbitri indipendenti) e del Presidente della Repubblica che a suo volta potrà esprimere l'orientamento del Csm.

Un cortocircuito per la democrazia drammatico e pericoloso.

* comunicato

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