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L'oltraggio alla memoria di Giovanni Postal: protagonisti gli Schützen trentini

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Giovanni Postal, dilaniato nel 1961 da una carica esplosiva apposta su un albero, viene "accusato" di imprudenza, imputando allo stesso stradino la responsabilità della sua stessa morte

Giovanni Postal lapide lungo la stataleBolzano, 15 dicembre 2016. - di Alessamdro Urzì*

Esprimo orrore e disgusto per la grottesca manifestazione tenuta nei giorni scorsi nei pressi di Salorno da una delegazione di Schuetzen del Trentino accompagnata dal referente della associazione che si ispira alle gesta dei terroristi secessionisti degli anni Cinquanta/Sessanta (non è chiaro se anche dopo) Roland Lang.

Con una manifestazione oltraggiosa verso la memoria dello stradino dell'Anas Giovanni Postal, dilaniato nel 1961 da una carica esplosiva apposta su un albero, il gruppo con una macabra messa in scena ha deposto dei fiori e dei ceri sulla lapide che lo ricorda diffondendo successivamente un comunicato che è la rappresentazione più crudele dello spirito di superficialità e aggressività con cui si affronta la stagione delle bombe e le sue conseguenze.

Nel comunicato diffuso si imputa paradossalmente allo stradino la responsabilità della sua stessa morte. Sulla vittima della trappola mortale installata dal Bas, destinata ad esplodere nella tragica notte dei fuochi, viene scaricata la colpa di avere fatto il suo dovere tentando di rimuovere la bomba per tutelare l'incolumità di chi rischiava di transitare sulla strada buia della notte dopo l'attentato che avrebbe fatto precipitare degli alberi sulla carreggiata.

Il gruppo di estremisti secessionisti accusa Postal, piangendo lacrime di coccodrillo, di essere stato "imprudente" e di avere per questo esposto anche la sua stessa famiglia (riferimento, questo, osceno) al dolore per la sua morte. Un ribaltamento totale di prospettive che uccide la verità storica e uccide per la seconda volta Giovanni Postal, "vittima", sostiene Lang ormai senza più pudore "della lotta per la Libertà del Sudtirolo (citazione testuale) causata in ultima analisi dal governo italiano che nei confronti dei sudtirolesi continuava la politica coloniale fascista". Insomma Postal è stato vittima dei fascisti.

Ho solo ribrezzo per tutto questo e per il silenzio di una certa classe dirigente e intellettuale del nostro territorio che sembra tollerare ormai ogni sorta di provocazione revisionista.

* consigliere provinciale-regionale

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