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Nel carcere di Bolzano si vive male, ma fuori vivono bene le vittime della delinquenza?

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La rivolta dei detenuti. I detenuti incendiano il carcere di BolzanoBolzano, 25 gennaio 2012. - E’ fuori discussione che il carcere di Bolzano sia inadeguato sotto tutti i punti di vista e quindi non solo per un sovrannumero di presenze che, di fatto, rendono assolutamente difficile, se non per certi versi impossibile, la vita all’interno della oramai fatiscente struttura.La protesta dei carcerati è nata nel piano della prigione riservato agli islamici che, in numero sempre più pressante, risultano incarcerati per reati che reputiamo fra i più gravi fra cui spicca la detenzione di droga al fine di spaccio.

Allora, pure riconoscendo, e lo ribadiamo, che in uno Stato civile andrebbe garantita un'altra condizione di vita ai carcerati e, non dimentichiamolo mai, anche e soprattutto a Coloro che all’interno ci operano professionalmente, guardie carcerarie in primis, vorrei garantire, per averlo visto di persona, che le condizioni di vita all’interno delle galere degli Stati islamici sono molto peggiori che nelle nostre. Ciò non giustificherebbe nulla anche se è un dato che va segnalato; alla inciviltà non intendiamo rispondere ponendoci sullo stesso piano ma, sul dramma delle vittime degli stupratori e dei “venditori di morte” intendiamo soffermarci: l’inferno che vivono intere famiglie relativo all’uso di droga di qualche figlio disperato e debole e lo stato psicologico di una donna che ha subito violenza fisica e sessuale è certamente più pesante, grave ed importante delle condizioni di vita di coloro che hanno generato queste tragedie. Dopo avere ascoltato i drammi interiori e la devastazione umana con cui la madre o il padre di un ragazzo drogato vi raccontano la Loro “via crucis” senza fine, o avere dato attenzione e solidarietà ad una giovane donna che dopo anni ed anni vi narra di non avere ancora superato il trauma di uno stupro, ci preoccuperemo di meno della vita dei detenuti all’interno delle carceri sovraffollate se non per segnalare lo stato di abbandono e di difficoltà, questa volta si degna di nota, in cui lavorano tante persone oneste.

Donato Seppi è consigliere provinciale e regionale di Unitalia

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