Liberalizzare sul serio si può: lo chiedono i consumatori e il mercato

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Alessandro Urzì Bolzano, 1 aprile 2102. - L'analisi odierna dell'Astat sulle abitudini dei consumatori altoatesini è straordinariamente illuminante. Le percentuali che indicano per il 2011 un 27,1% di consumatori altoatesini che si reca fuori provincia per gli acquisti fanno rientrare il dato sui livelli del 2009 (solo nel 2010 la percentuale era scesa al 22,2%, ma si era assestata comunque su un livello molto alto). Ciò significa che su dieci consumatori quasi uno su quattro si reca fuori provincia per rifornirsi di alimentari, beni di consumo generali, abbigliamento, apparecchi elettronici...

Insomma è la sconfitta del sistema di approvvigionamento commerciale altoatesino. Quella attuale, proibizionista, imposta dalla Provincia, non quella targata Mario Monti.

Le motivazioni sono le più interessanti: i prezzi. E' la motivazione che spinge a queste trasferte il 63,3% dei consumatori quando acquistano alimentari. Ma è la motivazione del 66,2% di coloro che invece sono alla ricerca di un capo di abbigliamento. La percentuale tocca il 72 per cento per chi acquista oggetti di arredamento e del 71,7% per chi acquista apparecchi elettronici.

Chi dice che liberalizzare veramente e completamente in Alto Adige non si può nè si deve, nega una realtà evidente: i consumatori che possono, che sono poi quelli con maggiori disponibilità economiche, quelli che possono mettere in conto anche un viaggio in Austria, in Trentino o in Veneto, soprattutto, cercano altrove perchè altrove trovano competitività aziendale (quindi prezzi migliori), scelta e talvolta anche qualità dei servizi, come le statistiche dell'Astat indicano impietosamente.

La legge provinciale detta delle liberalizzazioni non apre il commercio alla competitività ma crea limiti ed ostacoli alla sua espansione. Insomma una liberalizzazione a metà, nelle aree commerciali naturali dei centri storici, ma che faticherà ad espandersi nelle aree di completamento cittadine (le zone residenziali) dove permarranno limiti pesanti di carattere urbanistico. Senza considerare i divieti assoluti (salvo deroghe sempre oggetto di sospetti e polemiche, perchè ampiamente discrezionali) nelle zone produttive.

Ma che liberalizzazione avremo, allora in Alto Adige?

Il problema politico di cui dobbiamo farci carico è rispondere ad una semplice domanda: perchè il 27,1% dei consumatori compra fuori provincia? Perchè percentuali altissime di loro individuano il fattore prezzo come determinante?

Non è che il proibizionismo (altro che liberalizzazioni) pensato pure per la lodevole difesa del commercio di vicinato, non finirà per sferrare il più duro colpo, in prospettiva, proprio alla insufficiente rete commerciale tradizionale altoatesina?

Dalla Provincia ci si attendono ora riisposte chiare agli interrogativi posti dall'Astat.

Alessando Urzì*

*Alessandro Urzì è consigliere provinciale e regionale di Fli

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