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Bolzano: Minniti e Unterbergher salvi, ma a che prezzo!

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Minniti & UnterbergerBolzano, 6 giugno 2012. - di Alessandro Urzì

La penosa conclusione della vicenda legata alla mozione di sfiducia verso il Presidente del Consiglio Minniti e la vicepresidente Unterberger dimostra la distanza che ormai una certa classe politica (ecco perchè ormai è invalsa la dizione di "casta", e non potrebbe che essere altrimenti) ha maturato verso ciò che le ruota attorno, la realtà che sarebbe chiamata a rappresentare.

La mozione di sfiducia stessa, presentata dalla totalità dei consiglieri di opposizione, ossia 14 su 35, di tutte le parti politiche e di tutti i gruppi linguistici, non poteva che condurre ad un passo naturale da parte di coloro che per Regolamento interno sono chiamati a rappresentare l'intero Consiglio, godendone della piena e incondizionata fiducia, appunto, ossia non poteva che condurre alle dimissioni spontanee ed autonome.

Invece Minniti e Unterberger sono rimasti aggrappati al proprio privilegio indifferenti di fronte al fuoco di fila di contestazioni formali mosse da tutti i gruppi politici di minoranza. Quella minoranza politica che lo stesso Minniti dovrebbe, per paradosso, rappresentare in Ufficio di Presidenza. Ecco il vizio di origine di questa vicenda: si ricorderà come l'elezione di Minniti non ebbe il supporto di nessun consigliere di opposizione ma fu resa possibile solo dal sostegno della maggioranza, Svp e PD, le stesse forze che oggi hanno riconfermato la fiducia a Minniti, e non poteva essere altrimenti, ribandendo la sua collocazione nella maggioranza, comunque fuori dalla minoranza.

Una maggioranza, quella Svp e PD, che invece è infine anche mancata nella sua completezza a Julia Unterberger che ha incassato due voti in meno, evidentemente due voti in meno di franchi tiratori del suo stesso partito a dimostrazione dell'immagine offuscata della vicepresidente fra le stesse fila della Stella alpina.

La casta è proprio questa: quella che rimane aggrappata ai propri privilegi, quella che usa giochetti da prima Repubblica per occupare posizioni e poi non rimetterle al giudizio di nessuno, quasi divenissero di proprietà.

Ecco che la giornata di oggi è stata la rappresentazione più eloquente di come alla Svp continui a servire un Presidente come Minniti completamente ed acriticamente allineato sulle proprie posizioni, a cui consegnare il mandato di dare esecuzione ai mandati della Parteiletung: prima la legge elettorale, per assicurare alla Svp più seggi con meno voti, poi la legge sulla toponomastica per cancellare una parte dell'identità di questo territorio, infine le ultime modifiche alle regole del gioco a quel Regolamento massacrato in pochi mesi di arrogante gestione dell'Ufficio di presidenza.

Insomma Presidente e Vicepresidente non potevano essere sostituiti, nell'interesse della Svp. Perchè nmon rappresentano il Consiglio ma solo la Svp e i suoi alleati del PD. Se non stupisce Unterberger, messa in quella posizione di controllo sul presidente, eterodiretto, per fare il lavoro sporco che nessun presiente del Consiglio era mai stato in grado di fare, in precedenza, da Minniti un sussulto di orgoglio ce lo si poteva aspettare, in omaggio alla propria storia personale. Ma la casta, una volta che è diventata tale, difende la sua natura di casta. Questo è il triste bilancio della giornata.

Alessandro Urzì *

* E' consigliere provinciale e regionale di Fli

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