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Regolamentare la prostituzione, sempre troppo tardi!

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Una prostituta in stradaBolzano,12 settembre 2012. - di Donato Seppi  *

Da anni abbiamo presentato nelle istituzioni proposte, mozioni e documenti programmatici che prevedono sollecitazioni parlamentari alla riapertura delle case chiuse, legalizzate, tassate e sanitariamente controllate. Da anni la risposta è negativa e segue quella stantia e perversa logica catto-comunista secondo cui l'unica opera politica da svolgere in questo campo sarebbe relativa ad una maggiore educazione sessuale e a dissuasioni più o meno credibili verso gli utenti, quasi inconsapevoli, gli stolti o pseudo tali, che nel contrasto di una professione vecchia quanto il mondo ed intramontabile quanto lo stesso, non esiste alcun rimedio se non la definitiva legalizzazione e quindi lo strenuo controllo.

In questo quadro si inserisce anche il tragico delitto dell'altra notte; squallido sarebbe costruire sopra ad esso un processo inquisitorio di carattere politico. Certo è che la prostituta rumena va considerata l'ennesima vittima di una situazione sregolata perché la politica non ha mai voluto affrontare il problema della prostituzione sulle strade cittadine nell' unico modo con cui andrebbe affrontato: riaprire le case chiuse e regolarizzare la prostituzione sotto il profilo sanitario, fiscale e civile debellando la presenza sulle pubbliche vie di "operatrici del settore" (nessuno fra il resto si chiede perché oramai le stesse siano tutte o quasi extracomunitarie!) ed eliminando la delinquenza che si annida da sempre nel campo del meretricio. Resta anche il fatto, davvero degno di raccapriccio, che il giovane assassino sarebbe membro del corpo degli Schuetzen. "Sparare ad alzo zero", politicamente disquisendo, contro le brache di cuoio per questo motivo, chiedendosi che individui possano esistere al suo interno non sarebbe giusto. Ancora meno nell'ambito di una Destra incapace da sempre di speculare politicamente sulle disgrazie altrui: infatti, nessuno può supporre, a priori, a cosa possa portare la follia umana e nessuno può escludere che ciò possa accadere a qualsiasi essere umano appartenente a qualsiasi organizzazione alla quale, davanti a tali gesti sconsiderati di un suo adepto, nessun rimprovero può essere rivolto. Certo è però che in questo caso il giovane assassino avrebbe già dimostrato anni addietro le sue "qualità" di aggressore e di "maneggiatore" di armi da taglio e allora la questione assumerebbe davvero una luce diversa: se gli Schuetzen sapevano perché lo avrebbero mantenuto nel loro organico?

 

* Consigliere provinciale e regionale di Unitalia

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