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10 febbraio, il 'Giorrno del Ricordo' e l'ospitalità dell'Alto Adige

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Alessandro Urzì2Bolzano, 10 febbraio 2103. - di Alessandro Urzì *

L'Alto Adige è stato per tantissimi profughi giuliani, istriani, dalmati l'approdo finale del loro ricercare pace, stabilità, sicurezze. Un cammino triste e doloroso, frutto degli odii della storia, della follia degli uomini, della brutalità del comunismo. Oggi, nella giornata del ricordo dell'esodo, del tributo offerto dagli italiani delle nostre terre orientali, della vergogna delle foibe, il nostro pensiero deve essere dedicato alla pietà.

Non dimenticare, oggi, significa riconoscere a quei nostri concittadini l'onore per il loro dolore, che è anche il nostro, dell'Italia tutta.

Significa però anche celebrare chi non ha avuto la possibilità di sfuggire ai carnefici, in uno degli sterminii etnici più angosciosi e brutali che la storia ricorda.

Il giudizio è stato espresso: è una condanna verso il comunismo che non può conoscere appello, ma anche verso chi colpevolmente per decenni ha steso l'oblio su un frammento fondamentale della comune storia d'Italia, quasi si trattasse di una eredità da tenere lontana dalla consapevolezza delle future generazioni. Questro il delitto più grave che cinquant'anni di pregiudizio ideologico hanno fatto pagare all'Italia.

Il pensiero ai nostri martiri non si spegne nè si dovrà spegnere nel futuro, perchè a spegnersi sarebbe la coscienza della storia d'Italia e degli Italiani. Anche oltre quel confine oggi, benchè oggi sempre più leggero, di Trieste.

 

* Consigliere provinciale e regionale di Alto Adige nel cuore

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