Bolzano: Fuga dei consumatori per il protezionismo provinciale

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Palazzo della Provincia di BolzanoBolzano, 19 marzo 2013. - di Alessabdro Urzì

Lo abbiamo detto e ripetuto decine di volte: se il 28,7% delle famiglie altoatesine (dati Astat) si reca per gli acquisti fuori provincia, nei grandi centri commerciali di Innsbruck o del Veneto, la ragione sta nella cieca politica protezionistica altoatesina che limita il commercio, lo sottopone a rigidi vincoli urbanistici, lo riduce ad una finta concorrenza nell'ambito di un oligopolio che non somiglia in alcun modo alla liberalizzazione del commercio che i consumatori chiedono.

I dati Astat confermano inequivocabilmente che la fuga di famiglie fuori provincia e con ciò di denari contanti ha due ragioni: il prezzo, che è la prima e più convincente delle ragioni, e poi la scelta.

Tutto quello che non si rintraccia a Bolzano ed in Alto Adige.

L'alzata di scudi di un agguerrito gruppo di commercianti al dettaglio meranesi, con cui richiedono libertà di apertura anche la domenica e nei giorni festivi in ossequio ad un regola di mercato che individua in determinate realtà ad alto tasso turistico alcune giornate come fra le più attrattive per le vendite, dimostra che anche dal commercio di vicinato nasce forte la spinta ad una rivisitazione delle regole di estrema chiusura ai principi della liberalizzazione.

Come si fa a non capire che il proibizionismo del commercio altoatesino è la fonte dell'altissimo costo della vita su base locale, imparagonabile con quello della media nazionale. Ma gli stipendi di chi è soggetto a contratti di lavoro nazionali o dei dipendenti pubblici sono gli stessi. Questo genera povertà e crisi.

E come risponde la Provincia? Chiudendo ancora di più le maglie.

Riattivare la circolazione di denaro che attualmente finisce a fiumi fuori provincia potrà essere a media scadenza interessante anche per il commercio tradizionale e di vicinato che tema l'onda delle grandi catene.

Se gli acquirenti rimangono in provincia è più probabile però che una parte del loro denaro vada ad alimentare anche il mercato "sotto casa".

Giusto è pensare a grandi poli commerciali inseriti nel tessuto urbano, invece di grandi mostri fuori dal tessuto cittadino, ma mancano ancora i presupposti per cui oggi si possa definire l'Alto Adige una provincia in cui il commercio sia liberalizzato.

Ecco la grande sfida della prossima legislatura provinciale. Ha anche fare con la qualità della vita, con i trasporti, con l'occupazione e il costo della vita. Diciamo poco?

Bolzano: Fuga dei consumatori per il protezionismo provinciale