«Essi hanno occhi ma non vogliono vedere. Essi hanno orecchie ma non vogliono sentire»

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Rovereto, 5 aprile 2016. – di Claudio Cia*

Che di fronte ad uno spettacolo dove si copre di merda il volto di Cristo un sindaco scelga di rimanere vago, vuoi per preservare tornaconti, vuoi per non avere grattacapi, lo si può anche comprendere: il politico infatti ha l'innata tentazione di guardare più alle prossime elezioni che alle prossime generazioni.

Chi invece non ha problemi di scadenze elettorali, tali da condizionarne l'agire, è la Chiesa, il cui regno appartiene ad un altro mondo. Non essendo originata da un mandato popolare, la sua missione non è quella di piacere a tutti, bensì di rendersi testimone di Cristo figlio di Dio. Un simile atteggiamento, in ogni tempo e in ogni luogo, richiede molto coraggio, che non è la mancanza di paura, ma piuttosto la consapevolezza che c'è qualcosa di più importante della paura.

Il cristiano ama il messaggio e il volto di Cristo, ne è geloso e ne chiede rispetto, di regola con l'appoggio dei pastori e a costo di infastidire. Noi qui ci rassegniamo invece ad un rumoroso silenzio. È in voga una consuetudine che consiste nel sottrarsi e mimetizzarsi dinanzi a temi spinosi, preferendo muoversi sottotraccia con l'alibi di non esasperare le coscienze o col pretesto di non voler fare pubblicità.

Grande è lo smarrimento nel constatare che vi sono uomini di chiesa che con fantasiose acrobazie riescono a sottrarsi dall'assumere posizioni di netta contrarietà e condanna verso un'iniziativa pseudo-culturale dove si usano i bambini per imbrattare di escrementi il volto di Cristo. La mia non è rabbia ma delusione di fronte a cotanta ambiguità, il cui frutto più pernicioso è il dar vita a confusione nell'animo dei credenti.

Il cristiano mai potrà tollerare che l'immagine sacra per eccellenza diventi oggetto di competizione ideologica, e nemmeno potrà permettere che venga deturpata da becere rappresentazioni teatrali, in cui si millantano canoni di bellezza o pregi artistici. In ogni epoca c'è chi non perde occasione per umiliare il cristianesimo, per interrompere, spegnere, annullare un credo: la merda che insozza il nostro Cristo, insozza a sua volta i nostri cuori, la nostra storia, il nostro futuro. Non dobbiamo gridare per affermare determinati valori, ma non possiamo neppure tacere per le ferite talmente profonde che lasciano il segno.

Nella societas Ecclesiae non spetta solo ai vescovi o ai sacerdoti attivarsi di fronte a delle offese, bensì a ciascun cristiano, il cui dovere morale è proprio quello di essere custode di Cristo. Peccare di omissione, quando bisognerebbe protestare, fa di un uomo un codardo. Sono schietto: le esternazioni del decanato di Rovereto a me appaiono scialbe, reticenti e non corrispondenti alla gravità dell'evento. Si ha l'impressione che tra le virtù teologali di certe cicale si sia aggiunta l'omertà.

Omertà a cui i veri cristiani non possono che replicare con sobrio sdegno e spirito critico. Ciò conferma una mia radicata visione: di contro a pericolosi tatticismi clericali, non di rado è il buonsenso dei laici che tappa le falle nella barca di Pietro.

«Essi hanno occhi ma non vogliono vedere. Essi hanno orecchie ma non vogliono sentire»