La giustizia fa il suo corso: i "piani" della Martinelli Trasporti traballano

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Martinelli Trasporti1Rovereto, 14 novembre 2015. - di Fulvio Flamini*

Sono di questi giorni le sentenze del Tribunale di ROVERETO che hanno condannato l'omonima ditta alense (la MARTINELLI TRASPORTI SAS) a risarcire alcuni dipendenti (patrocinati dallo studio legale avv. ANGELA MODENA di MORI e dal sindacato SBM di TRENTO) per i periodi in cui sono stati arbitrariamente collocati in cassa integrazione negli anni scorsi. Il giudice del lavoro ha ordinato all'impresa di pagare le differenze fra ciò che avrebbero ottenuto lavorando e ciò che hanno percepito in cassa integrazione. Peraltro quest'ultima era stata dichiarata illegittima dall'INPS e revocata per effetto dell'accertata somministrazione fraudolenta di manodopera.

Com'è noto, dopo il fallimento del progetto TRENTINO CARGO SPA (di cui la famiglia MARTINELLI deteneva la maggioranza relativa delle azioni), operazione che naufragò miseramente per i suoi numerosi punti oscuri, la ditta alense mise in atto una serie di provvedimenti di cassa integrazione e di tagli alle retribuzioni dei lavoratori (ad esempio, dalle loro buste paga sparirono d'incanto le ore forfettarie mensili dello straordinario e buona parte dei permessi individuali retribuiti). Tutto ciò aveva luogo mentre parte dell'attività di autotrasporto veniva gestita da ditte straniere controllate (la MARTINELLI SLOVENKO in testa) o tramite agenzie interinali rumene.

Contestualmente fu avviata l'ormai nota azione di LEASE-BACK che, con l'aiuto dei soldi pubblici (leggasi "Assessore OLIVI Alessandro"), permise ai fratelli MARTINELLI di salvare una Cassa Rurale che si era esposta per le (azzardate) operazioni economico-finanziarie della stessa società alense. Anche se l'impresa si era impegnata a mantenere i livelli occupazionali (almeno 170 unità lavorative), il personale dipendente scese fino a 120 lavoratori, senza che il "votatissimo" (nel 2013) assessore provinciale al lavoro nonché ex sindaco di Folgaria facesse nulla per controllare l'uso del pubblico denaro.

A seguire, la MARTINELLI TRASPORTI SAS dichiarava lo stato di crisi e presentava varie domande di concordato preventivo, in parte bocciate dalla magistratura. Dopo 12 mesi di cassa integrazione straordinaria, firmata in gran segreto dai sindacati confederali e conclusasi il 22 ottobre 2014, la società di autotrasporti licenziava tutto il personale e, nel frattempo, costituiva due società, di cui una denominata MT SPEDIZIONI SRL (proprio con sede ad Ala e proprio in Via Brennero n. 22, frazione Marani, come la società originaria posta in concordato), nelle quali trasferiva parte del personale licenziato, sempre grazie ad un accordo "sconosciuto" risalente al giugno 2014 ed avallato dai soliti CGIL-CISL-UIL. Classica operazione, in perfetto stile ALITALIA, dove nella BAD COMPANY (la MARTINELLI TRASPORTI SAS) venivano lasciati i "problemi"; nella GOOD COMPANY (la MT SPEDIZIONI SRL) veniva dirottato il patrimonio.

Un piano, questo, che pare inizi a traballare, grazie anche all'opposizione di numerosi lavoratori iscritti a SBM (e, in verità, anche quelli associati ai COBAS), che hanno dapprima denunciato l'arbitrarietà della cassa integrazione (loro a casa pagati 5,00 euro l'ora dall'INPS; i camion MARTINELLI in circolazione con autisti slovacchi e rumeni assunti nei loro rispettivi paesi d'origine, con le note conseguenze), poi hanno contestato i licenziamenti, il cui processo è ancora in corso avanti il Tribunale di ROVERETO (TN).

La magistratura ha detto no alla cassa integrazione fraudolenta ed ha ordinato di ricostruire tutte le posizioni contributive dei singoli dipendenti, riconoscendo loro tutte le differenze retributive. Decine di migliaia di euro da pagare per i "furbi" fratelli MARTINELLI ed un bel colpo anche per il loro "mecenate" politico OLIVI, noto sostenitore del capitalismo di stato ed erogatore di soldi pubblici ai privati.

* del SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE - Trento

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