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Riapertura nidi e scuole dell’infanzia in Trentino?

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Trento, 5 maggio 2020. - di Silvia Zanetti*

Sì, Si può fare! Con delle particolari garanzie di sicurezza per bimbi e personale.Se i bambini fossero divisi in piccoli gruppi sempre seguiti dalla stessa maestra, se ci fosse nuovo personale da integrare e formare prima dell'inizio dell'attività, se si attuassero protocolli di sicurezza in entrata e si introducessero dei criteri di precedenza che favoriscano i genitori che lavorano.

L'eccezionalità della situazione richiede flessibilità e anche disponibilità a cambiare inveterate abitudini.

A livello nazionale fanno sorridere le affermazioni della ministra Azzolina, la quale propone che gli studenti tornino in aula sì a settembre, ma soltanto "metà" classe per "metà" settimana e con l'altra "metà"collegati on line da casa.

Ci si chiede dunque come si possa pensare di garantire il distanziamento tra i ragazzi e poco interessa se divisi a metà o meno.

La domanda vera è: si torna o non si torna sui banchi di scuola a settembre?

Al di là delle idee messe in campo, la risposta non è certa.

Quello che è di tutta evidenza è che il problema si pone in modo particolare per chi ha figli piccoli che, ad asili chiusi, non sa dove lasciare. E' un problema non di poco conto, di cui occorre cercare di farsi carico, ben sapendo che una soluzione semplice e buona per tutti non esiste.

Il primo punto da tener presente è che i bambini della scuola materna hanno meno probabilità di infettarsi, ma hanno zero probabilità di distanziarsi. In caso di infezione, sarebbero, come ci hanno detto con crudo realismo dei medici da noi consultati, "serial killer dei loro nonni".

E' con questa consapevolezza che le autorità competenti devono organizzarsi in tempi rapidi stabilendo anzitutto delle misure di sicurezza (disinfettanti, controllo della temperatura) e delle priorità, ma anche facendo appello al senso di responsabilità dei cittadini: chi può appoggiarsi a nonni e parenti, deve fare lo sforzo di rinunciare momentaneamente al servizio, avendo come contropartita l'annullamento del rischio infezione per i propri cari.

L'ente pubblico, infatti, non può che ridurre, sino alla fine dell'emergenza, il numero dei fruitori del servizio, pena l'impossibilità di fornirlo in modo sicuro.

E' dunque necessario permettere solo l'accesso dei bambini che hanno i genitori impossibilitati ad accudire i bambini per esigenze lavorative. Occorre poi lavorare sull'orario dei dipendenti pubblici, permettendo per esempio alle mamme di bambini piccoli orari particolarmente flessibili.

Infine è necessario utilizzare tutti gli spazi disponibili: non solo i giardini annessi, spesso, agli asili, ma anche, nell'estate, gli altri spazi pubblici liberi (ad esempio le scuole di altro ordine e grado).

In ogni modo, quello che è assolutamente da evitare, è l'immobilismo, dettato dall'impossibilità di agire come in tempi normali: l'eccezionalità della situazione richiede idee, fantasia, flessibilità e disponibilità a cambiare inveterate abitudini.

Non possiamo lasciare soli i genitori che devono contribuire a far ripartire il motore economico del paese!

*Portavoce di SI PUO' FARE!

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