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Milanović riconosce a metà le sofferenze dell’italianità adriatica

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Trieste, 29 settembre 2020. - di Renzo Codarin*

È sicuramente apprezzabile che a Pisino lo scorso 25 settembre nell'ambito della Giornata della Regione Istriana il Presidente della Croazia Zoran Milanović abbia riconosciuto che al termine della Seconda Guerra Mondiale «migliaia di italiani» se ne siano andati. Si tratta di un riconoscimento che potrebbe allineare la Croazia al momento di condivisione tra i Presidenti Mattarella e Pahor avvenuto alla Foiba di Basovizza lo scorso 13 luglio, però vanno effettuate alcune precisazioni.

Gli esuli furono oltre 300.000, di ogni estrazione sociale e politica, antifascisti compresi, e rappresentavano il 90% della comunità italiana autoctona che viveva radicata da secoli in Istria, a Fiume e a Zara. Già nel 1910, consapevoli di questo radicamento e della sua crescente passione patriottica, le autorità austro-ungariche in occasione del censimento accorparono all'Istria isole quarnerine e località dell'entroterra abitate in maggioranza da slavofoni, onde alterare il riscontro numerico e ridimensionare le rivendicazioni italiane. Eppure l'Istria vera e propria, comprese la fascia dell'odierno litorale sloveno attorno a Capodistria e, entro gli attuali confini italiani, Muggia, restava nettamente a maggioranza italiana, anche senza contare i regnicoli stabilitisi nella regione per lavoro e che l'Austria aveva escluso dalle rilevazioni statistiche.

Come l'Italia ha condannato i crimini fascisti e reso obbligatorio il bilinguismo nelle zone di confine in presenza di insediamenti storici di popolazioni non italiane, sarebbe auspicabile che alle dichiarazioni del Presidente croato si desse seguito con azioni concrete. Riteniamo doveroso che venga rispettato ed implementato il bilinguismo previsto dagli accordi bilaterali in ogni ambito della vita sociale e pubblica, introdurre l'obbligo di studiare l'italiano nelle scuole croate in Istria, e riconoscere i crimini comunisti commessi nel settembre 1943 e a guerra finita per motivi ideologici (andando a colpire anche croati contrari al regime che Tito stava instaurando) o etnici (creando con infoibamenti e deportazioni un clima di terrore attorno alla comunità italiana che confluì nell'Esodo, svuotando l'Istria della sua componente storica più cospicua).

*Presidente Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
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