Furti, rapine, droga, accattonaggio, il declino di una Città

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Trento, 1 giugno 2021. – di Gianni Gravante

E' strano come non ci si renda conto ( o forse non si vuole ) che la Trento che tutti conoscevamo sta avviandosi verso una strada di omologazione standard delle città metropolitane. Culla di una tradizione alpina, ormai lontana, deve necessariamente porsi l'interrogativo se rifarsi ancora a quei valori oppure affidarsi ad una modernità che non le si addice.

La politica dovrà interrogarsi e capire dove ha sbagliato e se ci sono ancora i correttivi per correre ai ripari. Forse si può.

Furti, numericamente in flessione quelli fatti in casa, ma solo per via del Covid che ha costretto i cittadini a starsene a casa e diventare i guardiani di se stessi. Non altrettanto si può dire dei negozi che stanno vivendo un momento difficile.

Rapine e scippi, sempre più numerosi i fatti di cronaca avverso le attività commerciali. Cresce la preoccupazione , l'insicurezza e la rabbia delle vittime il più delle volte lasciate sole, salvo il conforto di qualche collega. C'è da domandarsi se per limitare i danni non sia il caso d'istituire un fondo di solidarietà pro-imprese.

Donne e anziani vengono presi di mira anche per pochi spiccioli ma con conseguenze nefaste sul fisico e sulle psiche incutendo paura e sconforto.

Droga, non c'è luogo dove oramai non avvenga lo spaccio, da piazza Dante al vecchio Santa Chiara, da piazza Centa al nuovo quartiere delle Albere, da piazza S. Maria a piazza Venezia attraversando tutta la città da nord a sud. Non si può parlare di quadrilatero della droga perché tutta la città è invasa dai venditori di morte. Tutti o quasi stranieri. Il territorio e financo interi condomini ( spesso concessi immeritatamente a canoni agevolati ) sono nelle loro mani per via di atteggiamenti mafiosi. Insomma si ha come la sensazione e il sospetto che quasi, quasi, valga la pena lasciarli fare che tanto fa parte della " inciviltà dei consumi".

FF.OO. impotenti di fronte a leggi permissive. E' demotivante spendere energie per arrestarli, processarli e poi vederseli scarcerati, questo non solo per gli addetti ai lavori ma anche per l'opinione pubblica che s'indigna di fronte ad una giustizia a maglie larghe.

Accattonaggio va bene l'accoglienza e la solidarietà ma c'è un limite a tutto. E' opportuno capire se non sia il caso di porre un freno a comportamenti scellerati e prepotenti nel pretendere le questue destinate perlopiù a bisogni illegali.

Degrado cittadino, è sotto gli occhi il declino cui è sottosta la città, tanto lontana dai canoni d' un centro storico da salotto buono deputato ad essere il biglietto da visita e volano del territorio a vocazione turistico.

Sicurezza nei trasporti pubblici. Le paratie sui bus a difesa degli autisti si sono rivelate insufficienti. I numerosi episodi di violenza ci dicono che qualcosa, anzi troppe cose non vanno per il verso giusto se, malgrado tutto, si rischia di finire all'ospedale a causa di taluni passeggeri violenti e non avvezzi al rispetto delle regole di un " Trentino che fu ".

La politica e le Istituzioni, come accennato, devono assumersi la responsabilità per far fronte all'emergenza. I partiti si coalizzino su come e cosa fare per risolvere i problemi di cui soffre la comunità. Insomma si chiedano se hanno lavorato bene. E' urgente un piano straordinario per il recupero di Trento e delle sue tradizioni alpine. Le parti sociali, i sindacati dei lavoratori, delle imprese, le scuole, si mettano a disposizione per dare il loro contributo.

Non è più tempo di critiche né di lamentele ma di progetti e programmi con protocolli di collaborazione e intese per trovare le soluzioni adatte. Urge un'inversione di tendenze per restituire alla città del Concilio ed alla sua comunità il giusto decoro.

(nella foto Gianni Gravante)

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