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L'Autostrada Brescia-Padova diventa privata

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Verona, 15 gennaio 2012. - Ho sempre pensato che il modo migliore per gestire delle infrastrutture di pubblica utilità sia il modello pubblico/privato, cioè con una gestione di tipo privato, che garantisce l’efficienza tipica del privato, ma a proprietà pubblica, che invece garantisce che gli utili vengano reinvestiti a beneficio della collettività. L’Autostrada Serenissima, altrimenti nota come “Brescia-Padova”, con sede centrale a Verona, è sempre stata una società di diritto privato con soci pubblici ed è un esempio vincente di quel modello.

Non certo l’unico, ma molto importante per il nostro territorio. Quel modello dava un servizio efficiente, tipico del privato, grazie alla struttura societaria privatistica, e garantendo nel contempo, grazie ai soci pubblici (comuni, province e regione), che gli utili fossero reinvestiti sul territorio e ritornassero in qualche modo ai cittadini.
Per decenni questa autostrada, spina dorsale del nord-est, è infatti stata un fattore di sviluppo importantissimo ed ha partecipato con i suoi capitali alla realizzazione di opere di pubblica utilità, sempre legate, ovviamente, alla viabilità.
A dirla tutta, a suo tempo anche la sua gestione è stata toccata da tangentopoli, ma poi non ci sono stati più episodi del genere.  Si può quindi affermare che il modello Serenissima è stato un modello vincente.
Da oggi però si cambia. La crisi ha colpito anche lì. Le difficoltà di bilancio hanno indotto dei comuni e delle province a ritirarsi dalla società e a vendere le loro quote a dei privati che diventano maggioranza. E così quel modello sparisce. Peccato.
La crisi sistemica che colpisce l’economia degli italiani, da quella dello stato a quella delle famiglie, sta facendo vittime anche tra i modelli che funzionano. Quello che è accaduto alla Serenissima accadrà inevitabilmente anche ad altre società. Privati danarosi acquisteranno sempre più quote di enti pubblici in ristrettezze finanziarie e così un grande patrimonio di proprietà dei cittadini andrà nelle mani di imprenditori che, per quanto bravi, hanno come fine ultimo del loro investimento il guadagno per sé stessi e nulla restituiranno alla comunità.
Non è precisamente questo il sistema per avere una società equilibrata.

Leonardo Ferrari Lettera Politica Verona

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