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Non trova lavoro e si toglie la vita

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Diritto al lavoroUdine, 27 gennaio 2012. - Non trovava lavoro da tre anni, e alla fine si toglie la vita. Nei giorni scorsi, un 54enne della Bassa friulana si è tolto la vita perché, dopo aver perso il posto di lavoro,  non riusciva più a reinserirsi. In corso le indagine da parte dei Carabinieri che stanno predisponendo una relazione sull'accaduto alla procura della repubblica di Udine. Intanto, il procuratore Antonio Biancardi: «Sono cose che danno da pensare, quella è un'età in cui se si perde il lavoro è difficile poi ritrovarlo». La crisi ha fatto un'altra vittima. Dopo la catena di suicidi di piccoli imprenditori che non ce la facevano più ad andare avanti, la striscia di sangue continua: questa volta è toccato ad un operaio. Sul tragico fatto, l'Agenzia di stampa del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha diramato il seguente comunicato.


“La triste vicenda di un uomo della Bassa friulana che si è tolto la vita, deve far riflettere sul dramma di tanti cittadini della nostra regione che si trovano nella situazione di essere né pensionati né lavoratori - ha dichiarato il consigliere regionale del Partito Pensionati Luigi Ferone - con un'età fra i 50 e i 60 anni dove, una volta perso il lavoro, molto difficilmente si riesce a trovarne un altro.
Frequentemente, purtroppo, le cronache segnalano casi simili e questo dovrebbe profondamente preoccupare le Istituzioni perché la mancanza di lavoro può trasformasi in dramma. In questo contesto - ha proseguito Ferone - diventa orribile l'annuncio dell'intenzione governativa di eliminare la cassa integrazione straordinaria che avrà, se attuata, l'unico effetto di creare nuova povertà, nuova miseria e nuova disperazione. La Regione Friuli Venezia Giulia - sottolinea l'esponente del Partito Pensionati, è impegnata su molti fronti per cercare di difendere il lavoro, ridare vitalità alle imprese e creare nuova occupazione, ma il quadro generale è pesantissimo e anche la nostra regione risente pienamente di una crisi profonda che viene da lontano. Ogni giorno chiudono attività di vario genere e ciò provoca nuova disoccupazione e ancora più difficoltà di reinserimento a chi ha perso il posto di lavoro. L'Amministrazione regionale - conclude il suo appello Ferone - deve fare ancora di più per difendere quel bene prezioso che è il lavoro, dal momento che è impensabile, per ragioni prettamente legate alla limitata disponibilità delle risorse economiche, un sostegno diretto a lunghissimo termine per chi ha perso il lavoro."

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