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Mozione contro l'odio ed altro affine e «Cancellare Salvini»

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Monselice, 20 gennaio 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

La senatrice a vita, la sopravvissuta alla Shoah, l'indomita, ma altrettanto retta e composta per stile, signora Liliana Segre, decana di esperienze di vita, nonché superstite di un suo orrido vissuto, ha motivato anche in un suo libro, "La Memoria rende Liberi", titolo che parafrasa un altro ben noto, la sua mozione contro tutti i tipi di odio.

In definitiva nel Parlamento italiano, in data 30 ottobre 2019, è stata approvata una sua mozione che istituisce un'apposita Commissione straordinaria parlamentare, da estenderla altresì al Parlamento Europeo che vigili, controlli e faccia punire severamente ogni tipo di intolleranza umana, nonché discriminazione razziale ed altro, verso chiunque si renda violento nei confronti del singolo, come nei confronti della collettività, per motivi ideologici o di differenze culturali e di fede religiosa.

È centrale nel contenuto della sua mozione l'avversione non solo all'ebreo, ma a chi, di fatto, ha diversi problemi, come possono essere gli emigrati, i nomadi, i disadattati ed altri che si trovino in condizioni sociali da fare scattare forme di xenofobia o di razzismo. L'odio, insomma, deve essere bandito e punito, proprio perché nel '900 intere popolazioni ne sono state vittime barbaramente. Ma allora chiederei alla senatrice a vita, poiché esiste questa Commissione di far punire chi, per mezzo di un editoriale importante, nazionale, quale è " La Repubblica" sia arrivato a pubblicare in prima pagina, a titoli cubitali, in data 15 gennaio scorso Salvini da cancellare.

Io penso che, comunque il titolo avendo alluso o meno all'operato di un uomo politico, che è stato un Ministro della Repubblica italiana, degli Interni, sia grave avere usato un verbo che certamente è evidente che non ha avuto un significato scolastico, di mera cancellazione dalla lavagna, proprio per pulirla!

Altrettanto grave per completa mancanza deontologica giornalistica è avere usato un verbo che chiunque, avendo letto il titolo, non stento a pensare che il primo impulso che possa avere avuto sia stato, quantomeno, non certo di sola caduta di stile, o di solo biasimo, ma di disgusto, di ribrezzo nei confronti di un quotidiano che dà informazione, ma sembra sembra però che fomenti anche sentimenti del tutto incivili, aberranti, che nemmeno i quotidiani del Terzo Reich scrivevano a quattro mani.

E allora gentile senatrice come la mettiamo? Da chi partiamo per punire chi, in maniera così eclatante non si è posto nemmeno il pudore di usare altre frasi? Il significato è più che palese, per cui è inutile, sempre poi, arrampicarsi in giustificazioni insufficienti per passarci sopra. Lei cosa ne pensa a riguardo, visto che anche nel suo libro ha tenuto a sottolineare che non desidera appartenere a nessun schieramento politico?

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