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Marghera è una nuova Chernobyl

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Monselice, 24 maggio 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Sono trascorsi più di 100 anni quando l'Italia destina a Marghera un polo industriale petrolchimico e metalmeccanico italiano in un'area di 2.109 ettari, dove si è sviluppata una concentrazione di fabbriche i cui cicli produttivi - economici riguardano anche altre Nazioni.

C'è un'enclave, tra società, impianti che lavorano materiale le cui sostanze hanno anche determinato un impatto ambientale fortemente inquinato. Gli interessi delle aziende danno lavoro a molti operai, ma spesso si sente parlare di impianti non a norma, scarsa sicurezza, incidenti sul lavoro, incendi che divampano e zero tutela verso le persone, per primi i dipendenti e poi una collettività che vive tra quattro città come Mestre, Venezia, Marghera, Chioggia, comprendendo per chilometri estensioni di terre limitrofe che, costantemente, devono fare i conti con livelli di tossicità, io credo, non indifferenti.

Probabilmente il livello d'inquinamento è molto più di una Taranto del Nord, di un'Ilva, per esempio, o di altre zone insalubri come ce ne sono in Campania, nella cosiddetta "Terra dei Fuochi" o in Lombardia ed in Piemonte. Tutte insieme, a mio avviso, sono una serie di piccole Chernobyl e così, il tempo produce anche i suoi effetti: tutto si ammala: gente, animali, verdure, ortaggi, piante. Riguardo a Marghera non indugio a pensare che siamo giunti alla goccia che ha fatto traboccare il vaso, esattamente la mattina del 15 maggio scorso. L'azienda 3V Sigma di via Malcontenta, a Marghera, improvvisamente, ha preso fuoco quel giorno.

Sono divampate fiamme, con una nuvola di fumo nero e con un odore acre che il vento proveniente da nord-nord ovest ha oscurato per ore, in particolare, Venezia, facendo sì che gli abitanti ponessero dei panni bagnati alle finestre e chiudendo gli scuri. I dettagli non sono ancora molto noti, tuttavia, come sempre, un paio di operai feriti hanno riportato ustioni gravi, ma ce ne stanno altri ed a rimetterci è comunque l'intero eco-sistema di un bacino molto grande. Indagano tutti, dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, all'Arpav-Veneto, ai vigili del fuoco, al Magistrato alle acque, il quale partecipa in quanto ha dei sensori che misurano la qualità delle acque in laguna e naturalmente è stata aperta un'ennesima inchiesta da parte dell'Autorità Giudiziaria.

I rappresentanti di queste istituzioni, insieme agli organi scientifici stanno valutando prima di pronunciarsi sugli esiti ufficiali. La 3 V Sigma è leader a livello mondiale in alcune componenti intermedie necessarie all'industria chimica. Molto è andato distrutto di questa società. Il sistema lavorava con idrogeno, solventi, acetato di etile ed acetone. Si è tutto dissolto nell'aria e nell'acqua. Ci sono un'infinità di pesci, mitili che sono morti ed altri che stanno facendo la stessa fine.

Lo sversamento in laguna presenta acque reflue che, per effetto delle maree, arrivano fino al mare aperto, con tutto il liquame delle sostanze chimiche che non fa, certo, felici i pescatori e l'intera catena di un mercato ittico che, poi, finisce nei ristoranti. Posso immaginare che questo dramma, per la recente apertura di queste esercizi con tutte le implicazioni che ci sono a causa del Covid-19, è come se fosse un ulteriore legnata nella ripresa di un lavoro e di un' economia che rischia di raddoppiare il danno. Il primo, appunto, per difficile ripresa, il secondo per un ipotetico disastro ambientale. Non si può parlare che si è trattato solo di un incidente!

Sono 50 anni che, imperterrito, incidenti di questo tipo rappresentano, di fatto, una sciagura non solo in questo polo industriale. Non si può, poi, negare che tutto ciò che si respira o cresce come ortaggi in terra ferma sia sano o come spesso si sente dire che è tutto "nella norma o nei suoi limiti". Se i limiti sono livelli di tossicità alti e non possono essere che tali, cosa fa una vasta comunità che vive in quelle zone? Dovrebbe evacuare per qualcuno che abbia, una volta per tutte, il coraggio di dichiararlo questo "disastro ambientale"! Respirare e mangiare non può essere sempre affermato che tanto è così, dappertutto, specialmente, nella pianura padana!

Non può continuare ad esserci tanta incuria, tanta negligenza e tanta superficialità e poi, sempre con il poi, puntualmente, spendere una montagna di soldi per inchieste varie, incrociate e nel frattempo ti senti anche dire la solita frase: "ma di qualcosa si deve pur morire"!

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