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La censura che Fedez non vede

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Trento, 2 maggio 2021. – di Sara Kelany*

Come quando un orologio rotto almeno due volte al giorno segna l'ora giusta, nel delirio di onnipotenza ideologica di Fedez è venuto fuori un concetto dal quale si può trarre una considerazione corretta.

Il cantante rap, infatti, dopo aver sproloquiato dal palco del concertone del primo maggio, raccontando urbi et orbi quanto il DDL Zan sarebbe una battaglia di civiltà, ha pubblicato sui social una telefonata in cui un collaboratore della vice direttrice di Rai 3 gli chiedeva di epurare il monologo da riferimenti a persone specifiche. Nella telefonata il funzionario Rai direbbe al rapper: "non è editorialmente opportuno ... tutte le citazioni che lei fa, con nomi e cognomi, non possono essere citate".

Fedez a questo punto si inalbera e nell'incalzare l'interlocutore, resta fermo sulle sue posizioni e, tra incoerenze e vaneggiamenti che sembrano più che altro le rivendicazioni di un bimbo immaturo, ad un certo punto dice: "io posso dire quello che voglio visto che non è un contesto di censura".

Lasciando in disparte tutte le considerazioni già fatte rispetto all'abuso del servizio pubblico, pagato da tutti gli italiani, per sostenere tesi parziali e ideologicamente orientate, perché sono ovvie, scontate e quasi banali, si impone una valutazione, che nasce proprio da quest'ultima frase di Fedez "non siamo in un contesto di censura".

Ecco, potremmo partire proprio da qui per dare a questo ragazzo degli strumenti per comprendere quanto tutto il suo monologo sia in netta contraddizione con la sua voglia di esprimere ciò che pensa. Se solo Fedez avesse dei basilari rudimenti di diritto costituzionale e se avesse letto il DDL Zan, capirebbe che quello a cui tende questa norma è proprio l'introduzione maldestra e grossolana di un reato di opinione, che va nella direzione di quello che lui chiama "contesto di censura".

Dovrebbe sapere Fedez, che il disegno di legge di cui ha fatto lo spot vuole che vengano punite con pene severe le condotte di chi propaganda idee discriminatorie per motivi di genere, identità di genere, orientamento sessuale.

Ma cosa si intende per idee discriminatorie la norma non lo dice. Quali sarebbero i comportamenti che possono generare il processo penale, la norma non lo dice. Il testo è pericolosamente generico, tanto che potrebbe essere perseguito penalmente anche chi si batte per la famiglia naturale, chi afferma che un bimbo ha bisogno di una mamma ed un papà, chi ritiene che il matrimonio sia un istituto che non può essere esteso agli omosessuali.

E non si pensi che si sia tanto lontani dalla realtà, perché ad esempio in Spagna, dove vige una legge simile, nel 2014, il cardinale Fernando Sebastián Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona, veniva iscritto nel registro degli indagati per "omofobia", per aver rilasciato un'intervista in cui affermava che la sessualità è orientata alla procreazione e che per natura questa è preclusa alle relazioni omosessuali. Ma di esempi ce ne sono molti.

In Francia, quando sono state introdotte disposizioni in tal senso, sono state arrestate persone che, durante pubbliche manifestazioni a favore della famiglia tradizionale, indossavano felpe con su erano disegnati bimbi con una mamma ed un papà. E cosa è questa se non censura? Cosa sarebbe nel nostro contesto se non palese violazione dell'articolo 21 della costituzione?

Non si insiste poi sulla violazione dell'articolo 3 Cost, che consacra il principio di uguaglianza. Perché punire più pesantemente chi discrimina un omosessuale e non chi discrimina ad esempio un obeso o un introverso?
Ecco diciamo che Fedez, in maniera adolescenziale, acerba e un po' naïf, esprime il desiderio di non farsi tappare la bocca, rivendica il suo diritto di parlare, di esprimere la propria opinione, di non essere imbavagliato.

Ed è giusto, sacrosanto, sempre che si rispetti l'onore altrui e sempre che, se si usa un mezzo potente come la tv di Stato, si garantisca il contraddittorio (cosa che il bimbo capriccioso che è in lui non ha capito).

Ma questo ineliminabile diritto, il DDL Zan lo vuole cancellare, a favore di un sistema censorio che si fa beffe della libertà di pensiero e la strazia, mascherando col belletto buonista della tutela degli omosessuali, un provvedimento assurdo, liberticida, macroscopicamente ingiusto e illegittimo.

Ma l'orologio rotto, non lo sa quando segna l'ora giusta, dunque non c'è alcuna speranza che Fedez si avveda della cialtroneria e della contraddittorietà del messaggio che ha lanciato dal palco del concertone.

• da "La Voce del Ptriota"

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