Il Commissario in divisa: estemporaneità profuse in un Luogo Sacro

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Monselice, 4 agosto 2021. – di Adalberto de' Bartolomeis

La prima domenica di agosto a Cima Grappa si respira sempre un'aria commossa per la tradizionale Cerimonia a carattere civile, religioso e militare che commemora l'inaugurazione avvenuta nel 1901 del Sacello dedicato alla Madonnina del Grappa, i Caduti della Grande Guerra e i Caduti di tutte le guerre.

Domenica 1 agosto 2021 ha avuto luogo il tradizionale evento, storico, importante. Un richiamo alla Memoria e pertanto un richiamo a ricordare, in questo preciso luogo, in particolare, i morti della prima guerra mondiale, il Monte Grappa, la sua Cima, con il suo Sacrario militare, il suo Ossario.

Un monumento eretto nel 1932 ed inaugurato nel 1935. Il sacello raccoglie le salme di soldati italiani, nel settore sud e soldati austriaci nel settore nord. Questa opera monumentate ha un significato storico importante perché la gente ha voluto riconoscerlo insieme alla montagna come Monte Sacro alla Patria, per quante vite, da una parte e dall'altra, nemici di un tempo, si sono immolate, fino al loro estremo sacrificio.

Un tempio, quindi, votivo, che ha sempre richiamato nelle innumerevoli adunanze solenni, silenzi, in segno di grande emozione, riverenza e rispetto per i loculi che ci sono, il museo della guerra e le sue bandiere, distanziate, quella italiana issata sul pennone, sopra l'Ossario e nel versante nord quella austriaca, che al vento, guardandole, sembra evochino, nei loro simboli di colore, un lontano strepitio di grida di tanti soldati che andavano incontro alla morte, il fuoco delle mitragliatrici, lo scoppiettio dei fucili, nonché il fischio delle pallottole e delle granate.

A questo Ossario Militare credo che, chiunque si accosti nel visitarlo, non sia difficile dare questa interpretazione. C'è una strada chiamata via Eroica, la strada Cadorna, fatta costruire dallo stesso generale Luigi Cadorna, appositamente, per dare supporto logistico alle linee difensive e che venne ultimata il 7 ottobre 1917. La strada militare conduce alla vetta, dove a ricevere l'ospite che vi giunge esiste da 91 anni questo maestoso complesso monumentale.

Domenica 1 agosto 2021 un generale di corpo d'armata, in servizio permanente effettivo, l'ormai noto Commissario in divisa, che attualmente riveste due incarichi, quello di Comandante Logistico dell'Esercito e Commissario Straordinario per il governo, per emergenza Covid-19, a parer mio, ha voluto dare una diversa "solennità" con la sua presenza in quel luogo, quale massima autorità militare intervenuta alla rituale celebrazione annuale.

Lui ha letto su un foglietto che si era preparato, ma ciò che intendeva dire mi è parso che fosse teso ad unire due realtà, completamente differenti: una identitaria, di un passato che conosciamo e l'altra, accentuando ad una spiccata allocuzione, volta al richiamo di tutt'altro tipo, sempre di "valori di unità nazionale".

Questi valori non contestualizzavano, a mio avviso, un conclamato appello di pace, per tanto sangue che fu versato, da chi, Stati europei, nella prima guerra mondiale, si trovarono ad essere nemici, in un lungo conflitto. Il generale ha voluto portare tutti i riferimenti di onori, ma soprattutto ha evidenziato che "ogni epoca ha le sue trincee..."

Il generale intendeva sollevare il fatto che oggi "viviamo in trincea e siamo in guerra, ma la stiamo vincendo..." Il riferimento era evidente al netto, chiaro, richiamo alla questione pandemia, piani vaccinali, facendo leva, forzando, però, ad un altro tipo di unità: quella di arrivare dopo l'estate ad una più diffusa "immunità di gregge".

Non me ne voglia il generale, ma mi è sembrata, purtroppo, un'iniziativa azzardata, inadatta, inopportuna e soprattutto fuori luogo, perché c'ho visto solo un intervento teso più a volere evidenziare una forma di retorica, di stampo politico, da comizio, che porre invece, nella caratteristica sobrietà che appartiene ai militari.

Mi è bastato vedere ed ascoltare un accenno che è stato, poi, diffuso dal telegiornale locale TG 3, per sentire, appunto, trasformare, con grande abilità che non gli si può negare, ormai, nei suoi continui discorsi pubblici un'eloquio iniziato, dapprima, con un richiamo giusto, significativo, a precisi valori di un'importante memoria storica, ma che poi ha mirato verso la conclusione in un discorso che verteva su un'incessante e massiva propaganda al vaccino, "che deve essere recuperato prima che scada", praticamente.

Credo che l'attuale crisi che tutto il mondo sta affrontando oggi, a causa di un'epidemia di cui non si è in grado di conoscere la sua fine, non debba trovare sovrapposizioni ad altre realtà e circostanze di un tempo ben preciso, che riguardano il primo conflitto mondiale, come anche il secondo.

Quel luogo, il Monte Grappa ed il suo Ossario ha un richiamo ben preciso: una guerra armata. L'epidemia o pandemia Covid-19 non è una guerra armata e, comunque, si sconfigge in tutt'altra maniera.

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Caro Adalberto, come non essere d'accordo con quanto scrivi. L'intervento del gen. Figliuolo mi è parso, nel contesto della Cerimonia, addirittura blasfemo! Cordiali saluti

Claudio Taverna

Il Commissario in divisa: estemporaneità profuse in un Luogo Sacro