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Odessa Nera (parte terza)

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IL GLADIOTrento, 6 ottobre 2013. - di Luigi Mezzi

All'inizio di marzo 2002, iniziai a contattare telefonicamente coloro che avrebbero dovuto partecipare al Convegno sulla Pacificazione Nazionale. Pasquale Senatore voleva invitare innanzitutto Carlo Mazzantini - autore di importanti pubblicazioni, I balilla andarono a Salò, A cercar la bella morte, C'eravamo tanto odiati -, che appena diciannovenne militò nella Guardia Nazionale Repubblicana.

Mazzantini, considerato negli ambienti culturali il più autorevole tra gli scrittori impegnati a far luce sulle drammatiche vicende legate alla guerra civile italiana (1943-1945), è un sicuro punto di riferimento per gli italiani sinceramente interessati a comprendere le reali ragioni di chi combatteva dalla "parte sbagliata". "Garantisco - riferì al sindaco - la mia entusiastica partecipazione al convegno". Senatore pensava spesso a una frase contenuta in un suo libro, "Ai ragazzi caduti per la libertà, ai ragazzi della RSI caduti per l'onore", che riassume in maniera sintetica ma inequivocabile il pensiero dell'autore sui protagonisti di quegli anni drammatici della nostra storia.

Contattai successivamente il generale Luigi Poli - nome autorevole suggerito dal ministro Mirko Tremaglia -, presidente dell'Associazione nazionale combattenti della Guerra di Liberazione, convinto assertore della necessità di giungere a una pacificazione tra coloro che hanno combattuto su fronti opposti. Nel settembre 1993 il generale scrisse infatti al presidente dell'Unione Combattenti della Repubblica Sociale Italiana, Giulio Cesco Baghino (già direttore del "Secolo d'Italia"). Gli ex nemici si incontrarono e decisero di scrivere al Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, invitandolo a compiere un gesto significativo in favore della Pacificazione Nazionale.

"Il perché di questa iniziativa - secondo il generale Poli - sta proprio nell'idea stessa di "divisa". Cinquant'anni or sono si trovarono gli uni di fronte agli altri. Militari con stellette che combattevano al Sud e militari con gladio che combattevano al Nord. Tutti con il solo pensiero di servire la Patria, come credevano giusto". Poli, impossibilitato a venire, incaricò il professor Carmelo Testa, dell'Associazione nazionale combattenti della Guerra di Liberazione, di rappresentarlo al convegno. Il presidente dell'ISSE (Istituto di Studi Storici Europei), dottor Paolo Zanetov e il professor Claudio de Ferra, scrittore, ex combattente della RSI, si dissero onorati di poter dare il loro contributo. Chiamai anche Luigi Piotti delle Fiamme Verdi, gruppo partigiano di ispirazione cattolica, il quale, non potendo venire a Crotone perché le precarie condizioni di salute glielo impedivano, incaricò Mazzantini di rappresentarlo e di leggere una sua lettera che conteneva parole dignitose, espresse in favore della Pacificazione.

L'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) rispose negativamente all'invito, con una lettera indirizzata al sindaco: "La presidenza e la Segreteria dell'ANPI Nazionale hanno appreso con stupore che nella città di Crotone il prossimo 5 ottobre sarà inaugurato un monumento. Premesso che l'umana pietà impone profondo rispetto per tutte le vittime causate dalla tremenda tragedia della seconda guerra mondiale, i partigiani dell'ANPI affermano che non deve essere in alcun modo confusa la posizione di chi ha lottato per la libertà, per l'affermazione dei principi della democrazia, della pace, della solidarietà tra i popoli e tra gli uomini e quella di chi ha fatto causa comune con le dittature nazista e fascista. Questo a prescindere dalle specifiche motivazioni che possano essere state alla base delle scelte effettuate dai singoli. E' quindi assolutamente inopportuno che la memoria pubblica abbini le due componenti perché ciò indurrebbe oggettivamente nell'opinione dei cittadini l'errata impressione di una compatibilità tra ragioni storicamente, civilmente e moralmente opposte".

Sul versante politico l'incertezza regnava sovrana. Senatore scrisse una lettera al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al vicepresidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Gianfranco Fini, e all'onorevole Luciano Violante, che proprio insieme a Fini fu il primo esponente politico ad intraprendere il difficile cammino verso la Pacificazione Nazionale. I due leader, appartenenti a opposti schieramenti, sinceramente intenzionati ad affrontare la controversa questione si incontrarono in più occasioni compiendo così un primo importante passo. I tempi erano dunque maturi. L'ex presidente della Camera aveva chiamato gli aderenti alla Repubblica Sociale Italiana "i ragazzi di Salò". E rivolgendosi all'onorevole Mirko Tremaglia - nel corso della seduta alla Camera dei Deputati, del 14 marzo 2001 -, disse: "Quelli che verranno dopo di noi si riconnetteranno a noi nella misura in cui sapremo trasmettere loro le idee e i valori per i quali abbiamo combattuto, diversi tra di noi, ma che tutti si identificano nella storia del nostro Paese, come si identifica la sua vita".

Ciampi aveva in più occasioni espresso parole di umanità per i combattenti della RSI. Riguardo a Fini, su mia sollecitazione, il sindaco chiarì subito le sue intenzioni: "Non lo chiamerò perché non voglio metterlo in imbarazzo". Dalla segretaria di Violante appresi che il 5 ottobre l'onorevole dei DS era impegnato a Torino per ragioni istituzionali. Senatore, tuttavia, contava ancora sulla presenza del ministro degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, anch'egli ex combattente della RSI. All'inizio di settembre 2002 chiamai Veronica Baldini, sua segretaria particolare: la preziosissima signora Carla Ricci, segretaria amministrativa del Secolo d'Italia, il mio giornale, mi fornì il recapito telefonico. Il giorno appresso si fece viva: "C'è il ministro al telefono, vorrebbe parlare col sindaco". Dopo essersi scambiati i saluti, Senatore illustrò a Tremaglia i particolari dell'iniziativa. Appresi in seguito, dalla stessa Baldini, che Tremaglia non poteva comunque essere presente all'inaugurazione del Gladio: evidentemente non voleva prestare il fianco a polemiche o strumentalizzazioni poiché il mese successivo, in novembre, si sarebbe recato insieme al Capo dello Stato Ciampi al Sacrario di El Alamein per onorare i valorosi soldati italiani, caduti nell'ormai celebre battaglia (23 ottobre - 4 novembre 1942) combattuta contro gli inglesi, le cui gesta eroiche sono ricordate da una lapide recante la seguente iscrizione: "Mancò la fortuna non il valore".

L'ex "ragazzo di Salò", tese tuttavia una mano al sindaco compiendo due gesti particolarmente significativi: il 26 settembre 2002, quando a pochi giorni dall'evento infuriavano le polemiche, l'Adnkronos diffuse un lancio d'agenzia: "Ogni iniziativa che porta alla pacificazione nazionale ha sempre il mio consenso. Credo che dopo 50 anni sia necessario arrivare a questo. Il ministro degli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia accoglie con soddisfazione l'iniziativa del Comune di Crotone di inaugurare una stele alla memoria dei caduti della Resistenza e della Repubblica Sociale Italiana". Senatore ne fu felice, apprezzò molto. Lo considerò "un primo passo importante compiuto da un ministro della Repubblica", cui fece seguito un discorso ufficiale - inviato dalla segretaria al sindaco via fax, e successivamente in copia originale tramite lettera - che di fatto legittimava l'iniziativa. Il deputato di AN Roberto Caruso, ufficialmente incaricato da Tremaglia, in occasione del convegno avrebbe letto il tanto atteso documento recante la firma del ministro.

Odessa Nera (parte terza)

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