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Odessa Nera (parte quarta)

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IL GLADIOTrento, 10 ottobre 2013. - di Luigi Mezzi

Gli inviti per il 5 ottobre, giorno di inaugurazione del Gladio, furono inviati per tempo via fax alle redazioni dei maggiori quotidiani ed emittenti televisive nazionali, nonché alle segreterie politiche di An e dei Ds sparse lungo la Penisola. A una settimana dall'evento, tutto ormai era stato definito fin nei minimi dettagli. Come poter continuare a nascondere i particolari (a un cieco distratto non sarebbero sfuggiti) di una struttura che in corso d'opera superava i 10 metri d'altezza? Per comprendere il clima di nervosismo che si era venuto a creare, mi preme raccontare un episodio emblematico.

Pochi giorni prima dell'inaugurazione, un collega più attento di altri si accorse che sulla collina di Parco Pignera spuntava una sagoma protetta da un'impalcatura. Incuriosito, chiese spiegazioni. Naturalmente sapeva del monumento, anche perché l'elsa e parte della lama si intravedevano chiarissime senza lasciare spazio a interpretazioni di natura fiabesca (nell'area sottostante sorge un parco giochi per bambini). Il cronista mi rivolse perciò alcune domande: "I tecnici sono già all'opera?". E ancora: "Quanto è alto. il monumento?". Non gli erano sfuggite le notevoli dimensioni del Gladio che stava prendendo forma. Mantenendomi sul vago diedi risposte scontate: "Sono all'opera da alcuni giorni". Poi, assumendo un tono più confidenziale, aggiunsi: "E' abbastanza alto". E lui: "Più di 10 metri?". "Può darsi", conclusi. Insomma, "aria fritta", come si dice in gergo giornalistico.

Il 25 settembre, Aldo Varano apriva le danze su "l'Unità", puntualmente informato da un collega crotonese, esibendosi in una incredibile serie di commenti suggeritigli ad arte: "Il sindaco non dispera di inaugurare il monumento il 28 ottobre, ottantesimo anniversario della Marcia su Roma". Per la verità, al momento l'inaugurazione ufficiale è fissata per il 5 ottobre, ma il tam tam delle indiscrezioni assicura che il sindaco non dispera in un provvidenziale contrattempo che faccia scivolare tutto al 28. Inizialmente ambienti vicini al sindaco avevano messo in giro la voce che all'inaugurazione ci sarebbe stato Luciano Violante: poi, dato che c'è Gladio di mezzo, è stato tirato in ballo Cossiga". L'intenzione di invitare Violante, uno dei massimi propugnatori della Pacificazione Nazionale insieme a Gianfranco Fini, non era affatto trapelata da ambienti vicini al sindaco, ma è stata apertamente manifestata da Senatore nell'articolo pubblicato dal "Secolo d'Italia", a mia firma, il 12 gennaio 2002. Qualche giorno dopo, nella rubrica "cara Unità..." del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, dedicata alla posta dei lettori, Vittorio Cimiotta, presidente del circolo "Giustizia e Libertà", facendo riferimento all'articolo di Varano rincara la dose: "Usare il Gladio per operazioni di revisionismo storico è un vero abuso, come un abuso è stato l'utilizzo della fiamma del Msi. Gladio e fiamma appartengono alla gloriosa tradizione del Partito d'Azione e sono nate nel 1942 durante la clandestinità come simbolo dello stesso partito, su bandiera su sfondo rosso, per combattere il nazifascismo. Il Gladio e la fiamma del Pd'Az. non hanno nulla a che vedere con l'ex gruppo di Cossiga e tanto meno coi fascisti. Pertanto, giù le mani da quei simboli".

Sabato 5 ottobre 2002, giorno dell'inaugurazione, Carlo Volpino scriveva sul Corriere della Sera: "In una città come Crotone, "distratta" da altri problemi un po' più urgenti, come il lavoro che manca, ha rinverdito contrapposizioni che sembravano definitivamente superate". Domenica 6 ottobre è la volta di "Liberazione", quotidiano di Rifondazione comunista diretto da Sandro Curzi. Nella rubrica dedicata alle "Notizie dall'Italia", si evidenziava: "A Crotone ieri mattina centinaia di studenti si sono radunati in Piazza della Resistenza, per manifestare il loro dissenso contro l'iniziativa del sindaco di dedicare un monumento "in condominio" ai caduti della Resistenza e della Repubblica sociale italiana. La manifestazione, organizzata dai Giovani comunisti, da Rifondazione comunista e dalla Sinistra giovanile, ha messo sotto accusa il cosiddetto "monumento alla pacificazione nazionale": un gladio romano alto 14 metri, inaugurato proprio ieri sera dall'amministrazione comunale di centrodestra tra le contestazioni anche dei partiti di centrosinistra, Udeur compreso. Le forze della sinistra sono insorte denunciando che il gladio, usato come simbolo dal fascismo, non è stato mai considerato un simbolo da chi partecipò alla Resistenza".

Messaggio del Ministro per gli Italiani nel Mondo, on. Mirko Tremaglia

E' giunto il tempo della pacificazione nazionale evitando di confondere la storia con la politica. Ho preso atto del pensiero del Presidente della Repubblica quando parlò del "valore della Patria nella sua continuità dal Risorgimento ad oggi". Mi piace altresì ricordare le parole dell'allora Presidente della Camera, l'On. Violante nel corso della seduta del 14 marzo 2001, che rivolgendosi a me disse: "Quelli che verranno dopo di noi si riconnetteranno a noi nella misura in cui sapremo trasmettere loro le idee e i valori per i quali abbiamo combattuto, diversi tra noi, ma che tutti si identificano nella storia del nostro Paese, come si identifica la sua vita".

Bene ha fatto questo Governo a porre al primo punto la riconciliazione. Io partii volontario per la RSI credendo negli ideali e nei valori che allora professavo. Ricordiamoci inoltre che l'8 settembre del 1943 il popolo italiano, da Roma in su venne lasciato senza ordini e colpevolmente abbandonato. Le divisioni tedesche erano in Italia e Hitler minacciò di comportarsi con l'Italia come e peggio che in Polonia. Partimmo volontari per un senso dell'onore, per il culto della Patria ed anche per "salvare il salvabile". In quelle condizioni, lo dico ai miei avversari di un tempo, fu utile all'Italia anche chi tra noi ha perso la guerra. Non ho mai rinnegato la mia storia e la mia coerenza è stata rispettata ed apprezzata. Da trent'anni sono Deputato della Repubblica, sono stato Presidente della Commissione Esteri della Camera ed oggi sono Ministro per gli Italiani nel Mondo. Ho fatto mio l'insegnamento ricevuto dal Movimento Sociale Italiano all'atto della sua nascita: non rinnegare, non restaurare. Il giudizio della storia agli storici e ai fatti che nessuno può smentire e che appartengono alla nostra Nazione, al nostro Popolo. E come primo atto della pacificazione, come già scrissi nel maggio scorso in una lettera aperta ai giornali, rendiamo finalmente omaggio a tutti i morti, da una e dal'altra parte. Lo dice anche la legge 204, del 1951, oltre mezzo secolo fa, sulle onoranze ai caduti che comprende anche i morti della RSI. Questo riconoscimento è un atto di umanità e civiltà ed è indispensabile per il prestigio della nostra Italia".

"Ai ragazzi della Resistenza e a quelli della Repubblica Sociale Italiana caduti per la Patria. La città di Pitagora, culla di antica civiltà, si inchina con cristiana pietà".

"E' l'iscrizione riportata alla base della stele. I tempi sono ormai maturi per giungere ad una pacificazione. Il nostro è un atto d'amore. Io mi onoro di essere stato il primo sindaco italiano ad avere avuto il coraggio, ed il coraggio si ha quando uno crede in quello che fa, di realizzare un monumento in onore dei ragazzi della Resistenza e della RSI caduti per la Patria. Qui non ci sono in gioco responsabilità politiche, ma un forte senso di pietà cristiana per i caduti di entrambe le parti, senza alcuna discriminazione politica, così come non vi era differenza tra le lacrime delle famiglie che li hanno pianti. Penso ai sette fratelli Cervi, ma anche ai sette fratelli Govoni, trucidati dai partigiani con l'accusa di essere fascisti. I giudizi della Storia non restano immobili. Nella Valle degli Eroi riposano uno accanto all'altro i franchisti ed i repubblicani della guerra civile spagnola. E la guerra di secessione in America causò innumerevoli morti senza per questo intaccare l'unità del popolo americano. Glauco e Diomede, anche loro erano nemici. In procinto di darsi battaglia, deposero però le armi quando Diomede venne a conoscenza che Glauco apparteneva alla stirpe di Bellerofonte, l'uomo che era stato ospite di suo nonno".

Pasquale Senatore Sindaco di Crotone

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