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5 ottobre 2002 - Diario di una giornata storica

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Luigi Mezzi con Pasquale Senatore al termine di un comizioTrento, 11 ottobre 2013. - di Claudio de Ferra *

Partito da Trieste la sera prima, scendo a mezzogiorno e mezzo alla stazione di Crotone. Mentre ne esco vedo un giovanotto sorridente che mi fa: "Lei è il professor de Ferra?". Accenno un sì e replico: "Ma come ha fatto a riconoscermi?". "Eh, tanti anni di mestiere".

Certo l'amico dottor Mezzi gli deve aver ripetuto le parole che gli ho suggerito per telefono: "Dica all'incaricato di cercare tra la folla il più magro e il più scassato dei viaggiatori. Porto anche gli occhiali". "Lo so, lo so, l' ho visto sulla foto del Suo libro". Pieno di gentilezza Vincenzo mi fa salire in macchina. E' una macchina del Comune. Faremo presto amicizia.

Mi racconterà, mentre mi porta all'albergo un paio di chilometri fuori città, che lui è di famiglia comunista. Comunista pure lui finché non ha conosciuto Pasquale Senatore. Adesso è un convinto uomo di destra. E già, perché Crotone fino a qualche anno fa era chiamata la Stalingrado del sud e ora vota Senatore col 70% dei suffragi. Come mai questo miracolo? Lo capirò abbastanza presto, appena avrò cominciato a parlare con la gente del luogo. Come e perché io sia arrivato a Crotone, città di cui conoscevo appena l'esistenza per via di Pitagora che vi abitò duemila e cinquecento anni fa e vi creò una delle più importanti scuole di matematica (chi non ricorda il teorema di Pitagora?), ecco, come vi sia arrivato in questa Crotone è proprio tutto da raccontare.

Sei mesi fa apprendo dalla stampa che nel profondo sud un sindaco coraggioso vuole erigere un monumento ai Caduti per la Patria durante la guerra civile. E' così coraggioso che vuole specificare: ai Caduti della Repubblica Sociale Italiana e della Resistenza. Pasquale Senatore sa quello che fa, è bene informato su certe questioni: insegna storia nel locale liceo, dunque sa. Prendo carta e penna (cioè mi metto al computer) e gli scrivo una lettera di elogio. Gli dico che è il primo, ma non sarà l'ultimo. Gli mando anche il mio "Un milione e 1" che contiene parole di pacificazione. Evidentemente vengo preso sul serio perché mi risponde per telefono personalmente e mi dice che alla cerimonia di inaugurazione sarò invitato. Si terrà in contatto con me il suo addetto stampa dott. Mezzi. Luigi Mezzi è un ragazzo sveglio che farà carriera. Mezzi mi tiene aggiornato sulle varie fasi del progetto, potrei dire in tempo reale. Cerco anch'io di dargli una mano per la ricerca degli indirizzi giusti. Facciamo amicizia per telefono.

Così un bel giorno scopro che prima dell'inaugurazione del monumento ai caduti ci sarà una cerimonia nella sala del Consiglio comunale. Io vi parteciperò in qualità di relatore assieme a Carlo Mazzantini che è uno dei più noti, forse il più noto, fra gli scrittori della guerra civile vista da uno che stava dalla parte perdente. Subito dopo ci saranno altri interventi tra i quali quello del generale Luigi Poli, presidente dei reduci dell'esercito del sud (che poi si farà rappresentare dal prof. Carmelo Testa, un carissimo amico, posso dirlo adesso che ci siamo conosciuti) e del dott. Paolo Zanetov che presiede l'Istituto Studi Storici Europei (un altro che posso chiamare caro amico).

L'albergo che ci ospita è bellissimo. Vi si mangia anche bene. La sala da pranzo dà sulla piscina sul parco vastissimo. Il tutto è affacciato sul mare, sull'azzurro mare della Calabria. Il pomeriggio comincia a piovere. Prima piove, poi diluvia. Come potrà svolgersi la cerimonia dell'inaugurazione con un simile maltempo? Intanto andiamo, sempre col fidato Vincenzo, al Municipio. Ad attenderci nel suo studio c'è il sindaco. Poi si va nella sala del Consiglio e la cerimonia ha inizio. Dopo la lettura di un caldo messaggio del Ministro Mirko Tremaglia che ricorda il suo passato di volontario nella RSI, esordisce Pasquale Senatore dichiarandosi amareggiato che non tutti (si riferisce alle opposizioni di sinistra) abbiano capito il significato e l'importanza della celebrazione odierna. In un lato della sala sono stati ammessi i contestatori che alle parole del sindaco rispondono voltandogli la schiena, ma senza fare schiamazzi. Sono ragazzini raccolti qua e la nelle scuole della città, ai quali, ad un certo punto, viene detto di intonare quello che ormai sta diventando l'inno ufficiale dell'opposizione: "Bella ciao". Non si accorgono che il monumento ai caduti è dedicato anche ai morti di quella parte. Al limite potrebbe scattare una denuncia per vilipendio della Resistenza, ma nessuno ci pensa a incriminare dei bambini che non sanno e non possono aver capito.

Usciti i ragazzini, il sindaco conclude riaffermando che il suo è un atto di pacificazione e altresì di riconoscimento della purezza degli ideali che spinsero i Caduti ad immolarsi per la Patria. Prende poi la parola Carlo Mazzantini, l'autore di numerosi libri di storia raccontata sui giorni della Repubblica Sociale. Lui vi partecipò militando nella Guardia Nazionale Repubblicana. Il discorso è tutto teso a confermare il suo sforzo di pacificazione fra gli italiani. Dopo di lui è il mio turno. Comincio recando due messaggi, uno del valoroso comandante e vicepresidente dell'UNCRSI Finestra, l'altro del deputato nazionale di Trieste Roberto Menia. Da parte mia dico subito che io non sono affatto pentito. Sento un grande applauso, la gente presente è con me o almeno apprezza la mia sincerità. Spiego, perché forse ci vuole uno che lo dica in modo chiaro, cosa si debba intendere per pacificazione. Significa da parte degli italiani di ogni fazione il riconoscimento pieno e leale delle ragioni che spinsero gli altri a scelte diverse dalle proprie. Significa accettare quelle ragioni e, pur senza condividerle, riconoscerne il valore morale. Significa abbandonare le dicotomie fuorvianti della parte giusta e della parte sbagliata. Significa in una parola essere fedeli alla Verità.

Alla fine presento un ordine del giorno che invita i Presidenti di Camera e Senato ad accelerare l'approvazione del riconoscimento di combattenti agli appartenenti alle Forze Armate della RSI. Un applauso accoglie la lettura. Intervengono ancora il prof. Carmelo Testa in rappresentanza dei combattenti del sud, che parla al cuore dei presenti ricordando il suo arrivo a Bologna con il "Nembo" e il salvataggio di tre giovanissimi legionari repubblicani dalle sgrinfie dei partigiani rossi, e il dott. Zanetov che sottolinea la necessità della riconciliazione. A fine novembre si terrà a Roma un importante convegno su letteratura e cinema dedicati alla RSI nel dopoguerra, di cui lui stesso è l'organizzatore. Anche il suo intervento si chiude fra gli applausi generali.

E' ora di muoversi e di andare nel piazzale antistante lo stadio di Crotone da dove si potrà seguire l'inaugurazione dell'obelisco dedicato ai Caduti della RSI e della Resistenza. Come per incanto ha cessato di piovere. Il piazzale (che fino a poco tempo fa era la pattumiera della città e ora, per merito della Giunta Senatore, è una delle più belle piazze di Crotone, quattro ne sono sorte di nuove negli ultimi anni, Senatore ha fatto veramente miracoli!) è pieno di gente. Ci sono naturalmente anche i contestatori che inalberano due striscioni. Su uno è scritto "vergogna" e penso che sia diretto a loro stessi (non sono mica tanto cretini da non capire che quello che fanno è vergognoso), sull'altro c'è di peggio perché li qualifica senza remissione: "Per i fascisti nessuna pietà". Pensavo: se un giorno fra qualche anno quei ragazzi si rivedranno nelle fotografie accanto a quella scritta, come correranno a cercare una forbice per ritagliare o la loro faccia o la scritta. E quali epiteti ingiuriosi rivolgeranno a quegli anziani che li hanno mandati a fare quella dimostrazione della loro (degli anziani) pochezza morale.

Mentre la banda comunale intona l'inno di Mameli e la gente fissa la cima della collina dove è collocato il bianco monumento alto come un edificio di sei piani, all'improvviso, prima appena visibile e poi sempre più distinto e luminoso il monolite si innalza nel cielo per la gloria dei Caduti senza croce e di quelli che ancora attendono la sepoltura con gli onori militari. E' il gladio romano il loro simbolo, quello che portavano sul bavero della divisa con cui morirono. Una grande commozione mi prende quando, appartatomi per scattare delle fotografie al monolite illuminato, mi passano davanti nel buio della notte senza stelle le ombre dei miei camerati che sono caduti sulla trincea dell'Onore. Finalmente hanno anche loro un monumento che ricorda il loro sacrificio. A quando la replica nelle altre città amministrate dalle forze nazionali?

Mi sorprendo a pensare: perché a Crotone? Perché a Crotone e non a Bari e non a Reggio Calabria o a Lecce o in qualunque altro posto del sud? Pacifico che al nord è corso molto sangue dall'una e soprattutto dall'altra parte per vedere gli animi pacificati. Solo Trieste, per la sua storia particolare, potrebbe pensare di fare qualcosa di simile ma tanti anni di sinistrismo e soprattutto di monoteismo e di illysmo, di fratellanza italo-slovena, di mistificazione della storia impediscono anche i più tiepidi tentativi di ristabilire un clima di pacificazione vera, come si è visto il 25 aprile di quest'anno. E allora perché proprio Crotone?

Il sindaco si richiama al retaggio della cultura di cui è carica questa terra che fu quella di grandi civiltà. Certo è un buon motivo ma non basta. Quello che, a mio avviso, fa la differenza è che a Crotone c'è un certo professor Senatore che, dopo trent'anni di caparbia opposizione, è riuscito a farsi credere dai suoi concittadini e a farsi eleggere primo cittadino. Da allora Senatore non ha perso un minuto, si è messo a sgobbare per rimettere in sesto una città abbandonata, dagli amministratori di sinistra, al degrado. In pochi anni, sfruttando tutti i possibili contributi regionali, nazionali, europei, riesce a cambiare il volto della sua città. A Crotone, ve l'avevo già detto, Senatore è un mito. Un mito che può permettersi anche di coronare il suo sogno di sempre: la pacificazione e il monumento sul colle più alto della città. Volete sapere cosa dice il sondaggio sulla popolarità dei sindaci di tutta Italia?

Che Senatore quest'anno è passato dal nono al quarto posto nella graduatoria nazionale, diventando il primo dei sindaci del centrodestra con un bel 77,2%. Non sono chiacchiere, sono numeri. Sono grato al sindaco Senatore per avermi chiamato a Crotone a testimoniare la presenza di noi gente di confine e di noi sconfitti ma non vinti della RSI. Gli sono grato soprattutto per aver voluto, lui uomo del sud, onorare la memoria di tanti che caddero sotto la bandiera tricolore con l'aquila ed il fascio nella Repubblica del nord. Una postilla dedicata ai "cattivi maestri". Perché far cantare a quei ragazzi delle scuole la canzonetta inventata dopo la fine della guerra, anziché la vera canzone che accompagnò fino alla fine e al sacrificio supremo i più accaniti dei nostri avversari d'allora? Non c'era neppure molto da cercare: chi non conosce parole e musica di "Bandiera rossa"?

 

 

* Docente Universitario, ex combattente della RSI

5 ottobre 2002 - Diario di una giornata storica

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